martedì 22 settembre 2015

Più avanti di qualche passo. Recensione

Vincenzina aveva serrato le labbra, come faceva ogni volta che doveva mandar giù un boccone amaro. Poi si era ricordata che non c'era più motivo di inghiottire fiele. Che per i suoi figli non doveva più temere la povertà, la mala sorte, i mille modi di perdersi, che perciò non era più ostaggio dei signori e dei loro capricci.

Che la Dea vi accompagni sempre amici de Il mondo di sopra. In questa bellissima giornata dove ormai l'aria fredda inizia a far capolino voglio parlarvi di un libricino romanzo che ha vinto, come inedito, il premio “Angelo Musco 2012”.


Titolo: Più avanti di qualche passo
Autore: Rosalia Messina
Editore: Città del sole edizioni
Pagine 99
Prezzo: 10,00 8,50 cartaceo

Sinossi:

Sicilia, 1950. Due gemelle, due vite sospese tra il doppio e la metà. Un nucleo matriarcale che si riscatta dalla miseria e dall'ingiustizia sociale. Un legame fortissimo che non si allenta mai, un piccolo mistero che si svela solo alla fine.






Il libro inizia raccontando di Domenico, un bambino di sette anni che dietro la porta, aspetta.

Ha visto partorire la cagna di Don Antonio, una volta, adesso tocca a a sua madre e lui deve sforzarsi di non pensarci, teme di potersi sentire male come quando una volta gli era venuta la febbre alta e non aveva mangiato per tre giorni (..).

E' un romanzo che ha vinto, come inedito, il premio “Angelo Musco 2012” ed è un romanzo che lascia l'amaro in bocca, poichè l'autrice racconta una storia che inizia dagli anni 50 fino ai giorni odierni ed attraverso gli occhi e il fato di due bambine, possiamo vedere come il tempo cambia e trasforma ciò che è dentro e fuori di noi.

Quello che il libro ci trasmette è la fatica e la società dura e cruda che troviamo in Sicilia durante il dopoguerra, la differenza abissale tra le classi sociali e il mondo e le mete raggiunte delle donne, delle femmine che si ritrovano con fatica e a pugni stretti in situazioni disperate dove in un modo o in un altro bisogna andare avanti.

La scrittura dell'autrice è dinamica, troviamo frasi che si completano tra italiano e dialetto, senza però affaticare la lettura, anche per chi non conosce il siciliano. E' una scrittura piacevole e scorrevole, ho letto il libro in neanche qualche ora, nonostante gli argomenti duri.

Nonostante le descrizioni semplici dei personaggi del libro, è facile visualizzarsi li, tra le vie e i vicoli del paese e amaramente immaginare come la distinzione tra il povero e il ricco si notava nelle strade. Il povero che parla in dialetto stretto, non conoscendo l'italiano e il nobile che rinnega il dialetto parlando un italiano corretto.

Ho amato la figura dura e profonda di Vincenzina, madre delle gemelle, una donna profonda, una donna meridionale, una madre che anche se non volendo si trova ad essere una matriarca, una donna sola e dura. Una donna dura che lotta per dare il meglio alle persone che ama.

E' come se l'autrice si fosse fermata a parlare con la gente, non solo siciliane, ma con quelle donne di tutta Italia che da un momento all'altro si sono trovate ad affrontare la vita amara che le ha messe al mondo. Donne che si piegano, ma non si spezzano. Donne che cercano sempre il meglio, anche se in realtà loro il meglio non l'hanno mai avuto.

Il rapporto cosi completo, quasi spirituale delle gemelle, si vede molto anche nel rapporto tra la madre Vincenzina e sua cugina Olimpia, un legame che rimane complesso a volte, con un percorso pieno di fatica, dove spesso le parole non servono come appunto tra sorelle.

Più scorriamo le pagine, più sembra di scorrere il tempo che passa. Superiamo gli anni 50, quegli anni difficili e amari e l'autrice ci porta passo dopo passo, pagina dopo pagina con le sorelle che piano diventano donne e i loro piccoli giochi di bambine vengono scoperti o forse non sono mai stati presi sul serio

Sa sempre tutto lei dei suoi figli. Anche quando credono di agire con discrezione, inavvertiti.

E' un libro che va letto tutto d'un fiato, che anche se lascia l'amaro in bocca ti aiuta a rimanere più avanti di qualche passo.




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