venerdì 29 gennaio 2016

Ruggine. Recensione

Buongiorno cari amici e buon venerdì! Sono davvero contenta che il post di ieri su chi sia il mondo di sopra vi sia piaciuto, mettere a nudo la propria anima non è mai facile, ma è divertente. Da' la possibilità di farsi conoscere nel proprio quotidiano. Ultimamente sto leggendo davvero molto e questo mi dà la possibilità di scrivere le recensioni a caldo, subito (o quasi ) dopo aver letto il libro di cui vi sto parlando. Ciò che per quest'anno ho deciso di realizzare è quello di leggere solo libri che mi piacciono, quindi che mi danno la possibilità di emozionarmi e lasciare un segno. Ecco perchè ultimamente sto selezionando anche gli omaggi delle case editrici su solo quello che so che potrebbe interessarmi, piuttosto poi trovarmi con una lettura che dentro lasci solo sabbia come nel deserto. Ma senza dilungarmi troppo,  oggi voglio parlarvi di un libricino uscito da pochissime ore nelle librerie, ma grazie a Fazi Editore ho avuto il piacere di leggerlo in anteprima.
Vi scrivo libricino perchè conta 151 pagine, ciò nonostante è una lettura devastante, basta solo la copertina!


Titolo: Ruggine
Autrice: Anna Luisa Pignatelli
Editore: Fazi Editore
Pagine: 151
Pubblicazione: 28 gennaio 2016
















Come si può non amare la copertina di questo libro? Il disegno di un gatto a matita su sfondo bianco, quel senso di minimal e chic allo stesso tempo... la scritta ruggine che invita ad aver voglia di scoprire il perchè...e no non è un libro da sottovalutare perchè non ha una copertina piena di immagini e colori, è un libro bianco che ha un universo intero all'interno.

Partiamo con una domanda: Quanto ha bisogno l'uomo di essere accettato? Quanto sappiamo davvero stare da soli?

In queste pagine ci troviamo in un piccolo paese sperduto nella Toscana, quei paesi dove le vecchiette sono peggio della C.I.A., sanno tutto di tutti e nonostante l'età avanzata e gli occhiali a fondo di bottiglia, riescono a trovare il pelo nell'uovo!

La protagonista è Gina una donna soprannominata Ruggine per via della sua ossessione, del suo amore, della sua dipendenza (ricorda tanto me) a Ferro il suo micione grigio. Un gatto pieno di vita che ha voglia di vivere avventure (come ogni gatto che si rispetti) e che sembra prendere in giro invece la vita ormai della sua padrona, che a causa della sua malattia e dei suoi dolori si trascina per passi lenti ingobbita per strada.

L'amore tra lei e questo gatto arriva all'improvviso, quando due anime sole arrivano a incontrarsi, vivono la solitudine insieme anche se restia lei all'inizio.

Gina è sola. L'autrice ci racconta la sua storia, ci porta a muoverci a passi lenti come lei, ci porta nel suo mondo e ci fa capire quanto il passato può essere pesante come un macigno. 

Come l'autrice stessa scrive quando l'anima ha una pena troppo grave sembra quasi farne a metà con il corpo così da non morire dentro. Ecco quindi che i dolori che la protagonista sente, nonostante senza causa (a detta del medico) sembrano quasi sussurrare ad ogni passo che è l'anima a farla ingobbire sempre di più per via del peso del passato.

Quanto può far male il passato sul presente? Quando il dolore è troppo forte la mente dimentica per dare un attimo di respiro.

Gina è sola, è considerata la strega del paese, quella che legge la sorte sul viso degli altri, la donna che riesce a comprendere la vita degli altri semplicemente guardandoli. Solo il marito defunto le dà ancora una mano con la pensione che preleva ogni mese e le dà la possibilità di tirare avanti.

Gina è sola e nonostante gli occhi degli altri sembrino non guardarla, gli altri sanno sempre tutto di lei.

L'autrice in queste pagine affronta tematiche dure, la violenza che narra, l'oltraggio e la desolazione dell'anima della protagonista ci entra dentro come un pugno.

Non è un libro facile da leggere per via della devastazione che passa la protagonista e per lo stile dell'autrice che ci permette di ritrovarci lì in quel libro. Ogni scena narrata ci pare di viverla, ogni immagine che l'autrice racconta eccola che ci appare nella nostra mente. Questo succede perchè lo stile dell'autrice è unico.

Se l'inizio del libro sembra andare a rilento come i passi dovuti al dolore, pagina dopo pagina ci ritroveremo lì a scorrere le dita su quei fogli, quasi avidi per girare subito la pagina e scoprire altro.

Ho letto questo libro in poche ore, giusto dopo cena mentre mio marito guardava la televisione dall'altra parte del divano.

Gina è sola e ha bisogno di sentirsi accettata dagli altri, lei parla solo con il suo gatto Ferro e l'unica possibilità che ha di sentire un altra voce è quando va a fare la spesa comprando giusto il pane per tirare avanti.

I personaggi che arrivano nella vita della protagonista sono persone che potremmo incontrare tutt'ora in un piccolo paese di provincia. Troviamo la comarella sempre alla finestra a guardare la vita degli altri, troviamo la vedova inacidita perchè le cose non vanno come aveva progettato, troviamo l'omino ricco che arriva in paese solo per qualche mese e deve far notare la sua presenza, troviamo i vecchietti fuori dal bar con il bicchiere di vino per l'aperitivo e troviamo un giovane malato, ossessionato che crea gli incubi più brutti.

No, non confondete questo libro con un thriller solo perchè sto pesando le parole per non spoilerarvi nulla, semplicemente queste pagine contengono la storia di Ruggine chiamata così perchè se attaccata a Ferro come la Ruggine.

Alla fine della storia non troverete il vissero felici e contenti, non troverete la fine del lupo cattivo e cappuccetto rosso in salvo. Gina è la strega da mettere al rogo, Gina è la donna che va eliminata.

Nonostante il suo essere così crudo e a volte quasi troppo amaro da digerire, questo libro mi è piaciuto. Mi è piaciuto conoscere Gina e il suo animo. Mi è piaciuto scoprire una donna che nonostante gli anni e la mancanza di ogni cosa, si sente bene con un rossetto sulle labbra. Mi è piaciuto leggere di lei che sopravvive, che nonostante il dolore si tira avanti, mi è piaciuto scoprire come una donna sola con la gente che non fa altro che guardarla male, lei va avanti comunque.

L'autrice è capace di tenerci con il fiato sospeso fino alla fine.

(...) Gina estrasse la lingua, quella sua lingua di un rosso cupo che per parlare usava poco, e gliela mostrò con un ghigno malvagio e la donna si ritrasse svelta come colta in fallo.












2 commenti:

  1. Sembra interessantissimo sopratutto per l'aspetto psicologico della protagonista. Mi hai tenuta abbastanza sulle spine, devo leggerlo:)

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    1. si è incentrato su di lei e sul suo essere :) fammi sapere poi cosa ne pensi!

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