sabato 9 aprile 2016

Come saltano i pesci. Recensione.

Quando la casa editrice mi ha omaggiato con questo libro, le mie aspettative erano davvero alte, in quanto con la vicina uscita del film mi aspettavo qualcosa di ricco e che potesse lasciare un messaggio importante ai lettori. Il film non l'ho visto e non credo che lo andrò a vedere visto il rapporto di odio ed amore con il libro, ciò nonostante è una mia opinione, quindi cari amici lettori voi siete completamente liberi di scegliere come pensarla.







Su questo libro non so davvero come muovermi. Si dice che le aspettative a volte fregano e io ne sono rimasta fregata. 
Avete presente quei libri a metà, quelli che piacciono e non piacciono, quelli che avresti voluto qualcosa in più, quelli che ti lasciano con il sospiro tra le labbra pensando che se un film viene tratto da un libro, allora deve essere davvero qualcosa di bello.. ed invece no, si rimane spiazzati, pensando adesso a cosa dire, o meglio scrivere.

Ci troviamo di fronte ad un libro troppo semplice, che tratta alcune tematiche forse in maniera superficiale. Da un libro ti aspetti di portarti alla fine della lettura un messaggio, un qualcosa che ti rimane dentro e ti fa crescere emotivamente, questo libro invece, mi ha lasciato quell'amarezza che a fine lettura non ti fa sentire serena.

Che il linguaggio e la scritturano scorrano veloci credo che sia scontato dirlo, ma è quello scorrere così troppo velocemente che mi fa rimanere inquieta.

Ci troviamo di fronte a diversi personaggi che come un puzzle da ricostruire, diventano pezzi per pezzi da ricomporre così da formare un unico disegno.

Il prologo e la scena che racconta, mi ha letteralmente catturato aspettando di trovare nelle pagine seguenti la stessa suspense avuta all'inizio, tuttavia pagina dopo pagina ho trovato la storia lenta, come se dovesse iniziare da un momento all'altro, ma in verità arrivata alla fine la storia non è mai iniziata.

Ci troviamo di fronte al personaggio principale, Matteo, un ragazzo che sogna di lavorare a Maranello, un ragazzo chino sui libri dalla mattina alla sera, un ragazzo che ha i motori e olio delle macchine al posto del sangue.

Nella famiglia di Matteo la vita è tranquilla, le routine quotidiane si svolgono tra casa e lavoro e badare alla piccola sorellina affetta dalla sindrome di Down. 

Giulia è una ragazzina di dodici anni ossessionata dalla figura del fratello e pronta a tutto pur di tenerlo con sè.

La sindrome di Down comporta un ritardo mentale in un singolo individuo per via di un anomalia cromosomica. (quanta nostalgia dei tempi dell' università) Questo ritardo comporta un rallentamento nell'attività celebrare dell'individuo, ma ciò non significa che il bambino (o in questo caso la bambina) abbia uno sviluppo così lento come gli autori fanno credere. La figura di Giulia non mi è piaciuta per niente, non mi sono trovata di fronte una ragazzina di dodici anni e non mi sono ri - trovata nelle sue emozioni, anzi la sua figura è stata quasi messa da parte e resa spicciola nei modi, quasi come se la bambina in realtà di anni ne avesse quattro. 

Ho trovato pesante l'ossessione di questa ragazzina per il fratello, come se quasi la sua vita ruotasse solo esclusivamente intorno a lui, eppure nella realtà la sindrome di down non è affatto così, in quanto il ritardo solo in rarissimi (issimi) è così grave. 

Quando nei libri certe tematiche vengono trattate si aspetta che rispecchino il punto di vista reale del personaggio, in quanto il messaggio da lasciare a lettore è fondamentale, qui di messaggio ricevuto è solo quello di una bambina affetta da una malattia che nella maniera descritta è sbagliata e inesistente.

Ma andiamo avanti. 

La vita di Matteo viene sconvolta quando scopre un segreto tenuto nascosto per anni ed è qui quindi che inizia il percorso, il viaggio interiore ed esteriore di questo ragazzo, che inizia finalmente a vedere. 

Ma quanto un segreto può rimanere nascosto a lungo? Quanto un segreto si può abbandonare in un cassetto facendo finta che non sia mai esistito? 

Il viaggio è lungo e tanti sono i personaggi incontrati, ma anche qui sarà difficile entrare nella vita dei personaggi per via dell'assenza di spessore di quest'ultimi.

Leggere questo libro è solo esclusivamente leggerlo e non viverlo. 

Non sono riuscita ad immaginarmi la ricerca di Matteo, a ritrovare quell'emozione provata nel prologo, i personaggi rimangono su carta e statici, sembrano non muoversi mai.

Che la storia immaginata sia carina, non posso negarlo. E' il modo di scrivere che non mi è piaciuto. L'autore è semplicemente rimasto a scrivere la storia, quasi come se pensasse che il resto lo avrebbe fatto il film, ma quando leggi un libro SI HA IL BISOGNO a pelle di viverlo, di entrare in quello scritto e uscirne solo alla parola fine.

Gli autori tentano in tutti i modi di evocare una nota sarcastica nella scrittura e a tratti ci riescono, ma poi ecco che di nuovo torna la calma piatta a rendere il tutto lento.

In questa storia avrei preferito un peso in più, un qualcosa che rendesse più profondo il tutto visto che i temi come il dolore, la separazione, l'abbandono vengono come inchiostro diluito in acqua. 

Avrei preferito avere una mano ferma, quasi a pugno chiuso da lasciarci quindi con il fiato sospeso e partire con Matteo alla ricerca di quella verità con cui viene investito.

Avrei preferito trovare più spessore nella parola famiglia e di come un nuovo inizio possa far ricominciare a vivere.

E' un libro leggero, troppo. Un libro che non dona pienezza a quella voglia di mostrare al mondo quel viaggio, quel percorso che quel bravo ragazzo (anche un po' troppo) di Matteo deve fare.

La trama, l'idea che gli autori hanno in testa è qualcosa di bello, che aveva anche molte possibilità, ma io questa volta non ne vedo.

In generale mi è piaciuto il racconto, mi è piaciuto il viaggio, ma è semplicemente stato come rimanere seduti sul divano a guardare il film, non l'ho vissuto, non mi ha lasciato nulla per cui dire si, te lo consiglio.

E' come semplicemente aver letto il manoscritto del film, le scene che gli attori avrebbero girato e non invece il libro da cui è stato tratto.

Mi viene da pensare che in realtà gli autori abbiano scritto il libro solo perchè fa figo dire "il romanzo del film"

Purtroppo io lo boccio e ripeto, non per la storia che ha un idea carina, ma per lo spessore che a me qui manca. 







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