lunedì 9 maggio 2016

Colpo di penna e Biancospino: Elena Cabiati e la viaggiatrice di 0 IIvol.

Buongiorno cari amici lettori, ormai i giorni all'apertura del Salone di Torino si contano sulle dita di una mano. Ho una lista lunghissima di libri da trovare e una lista altrettanto lunga sulle presentazioni a cui assistere. Oggi non mi soffermerò a parlare su un libro letto, oggi in questo spazio, sono fiera di ospitare l'autrice Elena Cabiati che torna alla ribalta con la Viaggiatrice di 0.
Il suo romanzo è un misto tra fantasy e cenni esoterici ambientato nella magica Torino, un romanzo di magia per adolescenti, un romanzo che è completamente diverso dal mondo di Harry Potter.

Una fiaba esoterica, autoironica, ricca e visionaria, dove si mescolano scene divertenti e altre tragiche, anime giapponesi e filosofia antica.



– Ciao Elena, ti do il benvenuto ne Il mondo di sopra. E' un piacere averti qui con noi. Prima di scoprire qualcosa in più sulla viaggiatrice di O e sul tuo nuovo volume Nel labirinto, mi piacerebbe sapere qualcosa in più di te come donna, come ti descriveresti in poche parole?


Ciao e grazie dell’ospitalità nel mondo di sopra! È difficile parlare di se stessi. Vediamo…potrei definirmi una viaggiatrice anch’io, ma una viaggiatrice di sogni, profondamente sedentaria, attaccata a casa mia come una cozza allo scoglio.
Sono molto pigra e amo fantasticare, sono disordinata, accumulatrice seriale di ricordi da cui non riesco a staccarmi, malata di sindrome di Peter Pan. Ho una bimba di quattro anni che mi tormenta rendendomi molto difficile occuparmi di qualsiasi cosa che non sia lei. Amo il mare, il vento, i boschi e stare sdraiata sotto il sole.

–  Come mai una scrittrice di fantasy fa la professoressa di lettere?

All’università ho studiato lettere con indirizzo storico artistico perché amavo la letteratura, la poesia e l’arte, e tutte queste cose mi è sempre piaciuto sia provare a “praticarle” in prima persona sia insegnarle agli altri. Non è un caso che Gala viaggi nel tempo per salvare opere d’arte e che Kundo, l’altro protagonista, abbia la funzione di “maestro”.

Tra tutti i generi letterari la narrativa fantastica è quello che è più vicino al mio modo di essere, per cui è stato un passo naturale quello di scrivere storie di questo tipo: quando invento, non riesco proprio a rimanere ancorata alla realtà, mi succedeva persino a scuola, durante i temi. Al liceo ricordo di aver scritto un testo sulla storia del muro di Berlino parlando di due formiche che vivevano nelle sue crepe! Diventando grande, e passando dall’altra parte della cattedra, ho tentato di portare con me le mie passioni e di comunicare l’amore per la fantasia. Penso che attraverso i mondi fantastici si possa parlare anche di cose serie e profonde, sono convinta che usare simboli e metafore sia il modo migliore per tramandare conoscenza e per insegnare. D’altro canto restare a contatto con i ragazzi è un modo per rimanere legata all’infanzia, ad un’età dove tutto è sogno e speranza. Quindi direi che la professoressa e la scrittrice convivono perfettamente, e l’una aiuta l’altra.

– Per La viaggiatrice di O ho letto che hai trovato ispirazione nelle storie che ti racconti prima di dormire. Per questo nuovo volume cosa ti ha ispirato? Cosa troveremo di nuovo?

Questo volume rappresenta una fase di crescita, anche faticosa, sia della protagonista, sia mia. Per questo è più cupo del precedente. Gala deve affrontare il dolore, la perdita, il senso di colpa. Deve imparare che la vita è fatta di contraddizioni e di sfumature. E poi deve imparare ad amare… La storia si svolge in tre luoghi diversi: Torino contemporanea, la grande cattedrale di Chartres (e il suo labirinto) durante la seconda guerra mondiale e Tir nan Og, la terra delle fate.
Per quanto riguarda l’ispirazione, be’, quando scrivo, ogni esperienza, piccola e grande, finisce tra le pagine: i cartoni animati che vedevo da bambina, le caratteristiche più assurde dei miei amici, le mie conoscenze di storia dell’arte, la passione per l’esoterismo, e poi Torino, la città in cui vivo…

– Quanto è stato difficile scriverlo?

Dipende, ci sono stati capitoli in cui la fantasia e le parole scorrevano leggere e veloci e mi sembrava quasi di essere seduta a guardare un film che si raccontava da solo. Poi ci sono state pagine che erano come paludi o sabbie mobili, con cui si ho dovuto lottare a lungo. La cosa più difficile in realtà è stata trovare momenti di quiete quando mia figlia era molto piccola e urlava ogni volta che provavo a staccare il mio sguardo da lei, oppure gattonava implacabile fino al tavolo e si arrampicava a schiacciare i tasti del computer.

– Il fantasy è sempre stato un genere che ti appassiona o ti sei avvicinata solo grazie alla tua scrittura?

Leggo libri di ogni genere, e leggo anche molti saggi che mi aiutano a trovare materiale per creare. Ma il primo amore è sempre stato la narrativa fantastica, quella classica, dalle fiabe dei fratelli Gimm, passando per La storia infinita e Il Signore degli anelli, fino alla Bussola d’oro e Hunger Games. E poi ci sono i film, Guerre stellari primo tra tutti!

– Hai un posto preferito dove scrivere o lavori più di pancia, dove capita?

Preferibilmente il tavolo in sala, al centro della casa, da cui mentre scrivo posso tenere sotto controllo un po’ tutto, in particolare la piccola peste… Però posso scrivere ovunque, persino a testa in giù. Più del posto quello che conta è la concentrazione, e quella non è sempre facile da trovare…

– Un consiglio a chi vuole diventare scrittore quale potrebbe essere?

Leggete molto, studiate sempre, lavorate e lavorate ancora. Cercate di avere cura delle parole che scrivete, siate professionali. Non scopiazzate, cercate il vostro stile e miglioratelo.

– Che messaggio vuoi donare ai lettori con questo secondo volume de La viaggiatrice di O nel labirinto, edito dalla Watson Edizioni?

Credo di aver nascosto molti messaggi nella storia, alcuni più evidenti, altri più difficili da trovare: il desiderio di conoscenza, di sé e dell’universo, l’importanza dell’ironia che sdrammatizza la vita, la possibilità che le esperienze peggiori ci trasformino e ci rendano più forti.

Le avventure de La viaggiatrice seguono le tre fasi dell’alchimia, che rispecchiano la trasformazione del metallo da piombo ad oro. Si tratta di una metafora per indicare le fasi che ogni essere umano deve attraversare per trasformare se stesso, per migliorare, per raggiungere uno stato di pienezza ed equilibrio. Il primo romanzo si concludeva con l’inizio dell’opera al nero, la crisi, quel momento che tutti abbiamo attraversato in cui sembra più facile distruggere e lasciarsi distruggere piuttosto che costruire. Alla fine, attraverso il labirinto, Gala entrerà in una nuova fase, l’opera al bianco, il momento della rinascita. L’ultimo episodio della storia, che sto scrivendo in questo momento, la condurrà alla realizzazione di se stessa e del suo potere.

– Se dovessi descrivere questo nuovo libro in poche parole, quali sarebbero?

Una fiaba esoterica, autoironica, ricca e visionaria, dove si mescolano scene divertenti e altre tragiche, anime giapponesi e filosofia antica.

Ti ringrazio per l'opportunità. Un in bocca al lupo per questa tua nuova avventura.

4 commenti:

  1. Che meraviglia!!!! Io adoro il fantasy e le fiabe esoteriche!! Direi proprio che comprerò volume 1 e 2!

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    1. Il volume due lo amerai già dalla copertina, sono riuscita a sbirciarla in anteprima e devo dire che è meravigliosa.

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  2. Ciao Manu! Ma che delizia il tuo blog! Davvero un bellissimo lavoro di grafica e naturalmente il tuo lavoro di blogger ^-^ Da oggi ti seguo anche io :) a presto e passa a trovarmi se ti va!

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    1. Ciao gioia, grazie mille per essere passata e grazie per i complimenti. Faro' un salto anch'io nel tuo spazio.

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