giovedì 23 febbraio 2017

Meglio tardi che mai. La vegetariana.

Buongiorno abitanti del mondo. Lo so, con questa recensione sembro il bianconiglio che non fa altro che sussurrare è tardi, è tardi. Il libro è uscito ad ottobre e io solo ora ricordo di parlarvene, ma ho una giustificazione. Mi sembra di essere nei panni di una scolaretta davanti al professore, timorosa nel mostrare ciò che ha in mano "prof ho la giustificazione". In realtà è vero, ne ho una. Avete presente quei libri che vi segnano, quei libri che leggi e ti piacciono per la follia che hanno all'interno e per un po' fan sentire folle anche te? Ecco, La vegetariana è alla fine uno di quei libri folli e nevrotici che tendi a consigliare e non consigliare, quei libri che dici forse è meglio che lo tengo per me. Non perché sia brutto - per carità - ma forse ( e passatemi il termine ) è troppo bello e parlarne sembra che ne perdi ad ogni frase un pezzettino. 


La vegetariana

Han kang


Editore: Adelphi
Prezzo: 18,00€
Pagine: 177

Trama: «Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l'ideale di un'estatica dissoluzione nell'indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

Questo libro è nevrosi, è follia, è inizio senza fine. La vegetariana è un libro che non ha un solo protagonista, ma i partecipanti ne sono diversi. Nonostante le poche pagine, è un testo che si divide in tre contenuti con voci differenti. All'inizio abbiamo un uomo, il protagonista del fulcro centrale di tutto: sua moglie.  E scusate, ma io a quest'uomo gli avrei preso la testa e sbattuta più e più volte contro il muro. E' un uomo odioso, uno di quelli che puzzano di carne vecchia, un uomo banale che odia la moglie, che non si sa esattamente il perché ci sta insieme o alla fine perché si è effettivamente sposato. Vede la moglie come un qualcosa che purtroppo c'è e non fa altro che disprezzarla.

La vegetariana inizia piano piano, raccontandoci le giornate - e il disprezzo - del marito e la riverenza della moglie, fino a quando tutto questo cambia nel momento in cui quest'ultima ha un sogno, un incubo orribile. Non sa il perché, non sa il come mai succede, ma quel sogno la devasta, le cambia drasticamente la vita fino a quando per non rischiare di rifarlo, non dorme più. Ho fatto un sogno è tutto quello che sa dire e lei da quel sogno diventa vegetariana. La sua mente cambia, crolla tutto e il marito ne è testimone. Lei ne diventa folle.

Immaginatevi quindi la reazione del marito, si ritrova a non capacitarsi di ciò che succede, imbarazzato del comportamento di quella che già disprezzava e cercando all'inizio di scuoterla. Non capisce il come e il perché tutto questo debba succedere a lui e la sua voce da protagonista incallito ci racconta ogni fase.

Ora qui, a parte il non capire perché una persona non può scegliere, ci si aspetta un po' di comprensione dalla famiglia di lei, una sorta di aiuto e di allontanamento di quell'essere definito uomo e, invece, no! Ci troviamo di fronte ad una famiglia che odia quella figlia, che vede in lei qualcosa che non va, qualcosa da eliminare. La protagonista non può scegliere di essere vegetariana, in quell'ambiente non è normale.

Piano piano le parole del marito prendono voce negli altri protagonisti che ne fanno da contorno, i colleghi di lavoro, i parenti, gli amici. Tutti sembrano essere concordi sul fatto che la scelta della nostra protagonista è malata. Per giustificare questa scelta, il marito afferma che la sua consorte è una persona con problemi di salute, ecco il perché non può mangiare carne e il suo comportamento quindi da assenteismo.


La moglie non parla, non riesce a giustificare questa scelta, è una scelta che deriva da un sogno. Punto. Se nella prima parte troviamo il disprezzo del marito e il suo imbarazzo, andando avanti nelle pagine troviamo altri protagonisti che cercano di giustificare quella scelta, di capire il perché di questa malattia.

Questo libro diventa quindi una sorta di intervista, un perché secondo lei questa donna ha fatto questa scelta.

L'estremizzazione tuttavia della nostra protagonista arriva fino a togliere tutto ciò che è cibo. Se all'inizio forse possiamo giustificare la sua scelta, alla fine ognuno è libero di mangiare o meno carne, andando avanti troviamo la sua follia nel decidere di non toccar più nulla se non acqua e sole. Ognuno ha una propria soluzione, una propria giustificazione a questo disagio.

Troviamo chi la definisce come una sorta di scelta religiosa, c'è chi invece lo vede solo come un capriccio deciso da un infanzia problematica.

Nella seconda parte il povero marito non riesce più a continuare così, non può proteggere questa scelta e chiede alla moglie il divorzio, tra l'altro nel momento in cui viene ricoverata in una casa di cura perché - sempre a seconda degli altri - è ossessiva, disagiata, schizofrenica, anoressica.

In questo libro non manca poi una sorte di amore anch'esso complesso - e non parlo del marito - una amore a tratti sensuale, ma problematico allo stesso modo.

La scelta della protagonista è facile. Lei non sarà più un essere umano. Un po' come Charlotte Link che sussurrava che non sempre la vita è giusta, anche qui la nostra scrittrice non sceglie di dare un finale felice a questo romanzo; questo libro ha un finale non finale. Una sorta di tu come vedi gli altri, senza poi dare davvero il senso del punto di vista principale.
La vegetariana è un libro particolarissimo, nevrotico, folle a suo modo e sensuale in un altro. Odioso nei tratti, ma che non si può fare a meno di leggere.

Per la prima volta in un romanzo la protagonista è solo l'iniziale tela, un foglio bianco dove tutto il resto ne viene dipinto - scelta della frase sull'arte non casuale -. La scrittura affascina e ci invoglia a continuare la lettura. Ci saranno momenti difficili, dove si avrà voglia di stritolare quei personaggi, eppure ci lasceranno alla fine un senso di amarezza, una riflessione che cerca di gridare nel nostro petto su quanto sia difficile, oggi, scegliere. 

2 commenti:

  1. Devo comprarlo. Ricordo che me ne avevi parlato tempo fa.Adoro i testi che regalano emozioni forti, che dividono,

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  2. Devo comprarlo. Ricordo che me ne avevi parlato tempo fa.Adoro i testi che regalano emozioni forti, che dividono,

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