venerdì 7 luglio 2017

L'Ammerikano - Recensione -

Buongiorno Abitanti Lettori del Mondo, torno online anche oggi con una nuova recensione di un libro che si riesce a leggere in un paio di ore, ma come la recensione precedente, è una lettura piacevole che si può portare tranquillamente sotto l'ombrellone.. o anche in piscina o sul divano.


L'AMMERIKANO 

Pietro De Sarlo 


Editore: Europa Edizioni 
Prezzo: 14,90€
Pagine: 204

Trama: Il tranquillo scorrere della vita a Monte Saraceno, un piccolo paese dell'Appennino lucano, viene sconvolto dall'arrivo di un uomo dal passato oscuro e inquietante: l'Ammerikano. Wilber Boscom, l'ultimo discendente di una coppia emigrata clandestinamente negli Stati Uniti, ha appena portato a compimento la sua personale e atroce vendetta contro una famiglia mafiosa italo-americana, gli Zambrino, ed è per questo costretto a fuggire per evitare sanguinose ritorsioni. Ma appena l'uomo approda nel piccolo centro all'ombra dei pozzi di petrolio della Val D'Agri, il suo passato si intreccia con la placida realtà del luogo, alterandone inevitabilmente gli equilibri e innescando una sequenza di eventi che vede in Vincenzo, un suo lontano parente, un contraltare perfetto del protagonista. La fitta trama di questo libro si snoda in modo piacevole, alternando tragedia e commedia, noir e rosa, ma tenendo sempre alto il livello emotivo della narrazione, e ciò che scorre sotto la superficie del romanzo, condotto con uno stile avvincente e al contempo ironico, è una sovrapposizione di strati splendidamente contrastanti, dove finanza e traffici internazionali si mischiano alle tradizioni e ai vizi di un'Italia che non c'è più. Che crediamo non ci sia più...

L'Ammerikano è un libro che fa riflettere, è un libro che per metà ti racconta una storia e per metà ti aiuta a crescere, aiutandoti a formare un percorso dall'inizio alla fine. E' un libro che sa di terra e di natura, un libro che ti vien voglia di stringere a pugno la mano e sentirne all'interno l'umidità e l'essenza della propria patria.

Catalogare questo libro in un unico genere penso che sia impossibile, visto che riesce con naturalezza a ramificarsi in più generi, senza eccedere mai nel prolisso o nel rischio di una forzatura, ma ahimè, l'autore ci aveva avvisato quando, nella sua prefazione, lascia scritto:

Questo non è un romanzo, come tutti i romanzi.
e mi rendo conto che quella frase mi è rimasta in testa parecchio prima di capirla davvero se non alla fine del romanzo.

L'Ammerikano sembra raccontare in maniera diversa e strana, due storie che viaggiano parallelamente in due binari diversi, per poi incrociarsi e mescolarsi in una rotatoria naturale che è quella del ritorno a casa, del bisogno di sentirsi di nuovo a casa. Una valigia in mano con le cose più care all'interno, una lacrima nascosta da un finto sorriso e una promessa fatta a se stessi: ritornerò. Inizia così la storia di numerosi migranti, nostri concittadini, che partivano alla ricerca del sogno, della necessità di un futuro, senza mai dimenticare la propria terra e il desiderio di tornare. Ed è tutto questo quello che il libro ci ricorda, il passato di persone che hanno sofferto nell'andare via, persone che soffrono nel rimanere.

In realtà parlarvi di questo libro mi tocca molto, il bisogno di ritornare a casa lo sento tutt'ora che sono distante dalla mia terra e leggere come l'autore abbia portato il bisogno di difendere la propria patria, il bisogno di darle un futuro, le tradizioni all'interno e come ne abbia descritto ogni tratto, mi ha portato ad una sorta di cupola di malinconia e dolci ricordi.

Ho fatto mia ogni frase descritta, anche le battute in dialetto della coppia che mi hanno fatto sorridere vedendole reali.

Già all'inizio del libro, capitolo dopo capitolo, cominciamo a conoscere e delineare quelli che saranno i nostri protagonisti, quelli che ci accompagneranno per mano e con brividi sulla pelle, in una storia intensa. Da una parte troviamo il forestiero, l'ammerikano, l'assassino dagli occhi di ghiaccio e il sangue freddo, silenzioso come la notte, pronto a tornare a casa, a scoprire la sua terra e le sue origini, dall'altra qualche anno prima e dopo incontriamo Vincenzo, uomo e marito umile, fedele e leale, con la forza nel cuore e la fiducia nei confronti della sua terra.

Pagina dopo pagina entriamo nella vita dei protagonisti, con Vincenzo sentiamo l'odore di buono, sentiamo l'odore di pane fatto in casa, ascoltiamo il suono dei grilli e il sole caldo sulla pelle, con Wilber sentiamo il freddo del buio, il bisogno della vendetta, la solitudine, il bisogno della fuga e di affrontare allo stesso tempo i propri demoni.

Wilber si chiedeva se avrebbe mai annotato su quel diario di famiglia qualcosa che lo avrebbe riguardato: un matrimonio o una nascita, o se avrebbe mai avuto voglia di annotarci gli ultimi tragici eventi
Come detto all'inizio, L'ammerikano non è un romanzo semplice, l'autore con abile maestria diventa il nostro incantatore che ci incanta in ogni riga. Ogni parola, ogni fiume d'inchiostro, diventa musica che ci trascina nel suo ritmo mai calante e quell'incrocio, quella rotatoria che fa incontrare le due strade parallele, finalmente trova un senso ed è meraviglioso.

L'ammerikano è una sorta di romanzo corale che attraversa strade e sentieri, una storia che ha il respiro del passato mescolato con le atmosfere del presente. E' un'opera sulla terra, sul bisogno che insita all'interno di ognuno di noi. E' nostalgia di un passato che cede inevitabilmente il passo alla nostra epoca.

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