giovedì 30 novembre 2017

Musica & Parole: Cuore di Neve, Debora Mayfair


Musica&Parole è una rubrica che già dal nome è tutto un programma. Collega ciò che c'è di più bello nel mondo: La lettura alla musica, dando spazio a estratti di libri nuovi a musiche che possono ricordarle. E' una rubrica che, salvo eccezioni, avrà spazio nel mondo di sopra il venerdì e vi permetterà di sognare e aprire la mente. 

Nota bene: Lasciati rapire dalla musica e dalle parole. Apri il video musicale e quando la musica comincia a partire, usala come sottofondo per leggere gli estratti e lasciati trasportare. 


CUORE DI NEVE

Debora Mayfair


Editore: Dark Zone 

Trama: Bianca sta finalmente ritrovando il suo equilibrio. Ha chiuso la relazione affettiva con Teo, ma non il suo rapporto con l’uomo, disposto a tutto, anche a mettere a repentaglio la sua vita, per proteggerla. Lui è il suo Cacciatore, lei una Regina degli Spiriti: il legame che li unisce è saldo come l’acciaio. O almeno è quello che credono entrambi. Il ritorno del primo amore di Bianca, Hallbjörn, dall’Islanda, metterà infatti a dura prova non soltanto il rapporto tra lei e Teo, ma anche la salute psichica della ragazza, messa sempre più in crisi dalle frequenti lacune nella sua memoria. Enormi falle nei suoi ricordi le impediscono di rammentare fino in fondo chi lei sia e quale sia il suo ruolo. Quello che infatti Bianca non immagina è che gli ingranaggi del Ragnarök, creati da lei stessa in un tempo dimenticato, stanno iniziando a muoversi e incastrarsi a ogni suo passo. Il destino dell’universo è appeso a un filo e alla sua capacità o meno di ricordare…

Con la coda dell’occhio vedo alcune ombre prendere forma all’estrema destra della cornice: stringo i denti e sgranchisco le mani, è quasi ora di entrare in azione. Il ricordo continua, ma io sono troppo impegnato a sorvegliare gli Incubi che stanno uscendo dalle ombre per assumere la loro forma umanoide, tornando a somigliare agli uomini biondi dai vacui occhi azzurri che ho imparato a riconoscere ovunque. «Sei italiana? Io adoro l’Italia.» Guardandomi da fuori, direi che col mio italiano stentato ho fatto la figura del coglione. «Buon per te!» risponde Bianca in spagnolo, indossando gli auricolari mentre sorride e volta la testa dall’altra parte. «Non mi dire, ti piacciono le Chordettes? Sono un po’ vecchio stampo!» Il me stesso nello specchio si sdraia di fianco a lei, abbastanza vicino da ascoltare la musica proveniente dalle sue cuffie. Mentre sento ancora nell’aria la nostra canzone, vedo un Incubo allungare gli artigli per grattare via parte del nostro ricordo, il quale si accartoccia lacerandosi come se fosse di carta. È ora. 



If I look hard enough into the setting sun Mi accosto dietro alla porta, in attesa, rigirandomi il coltello nella mano. Mi accorgo di emanare un freddo intenso. Non ho tempo di cercare calore, ora esistiamo solo il nemico e io. Sento avvicinarsi dei passi. Non so se andrà bene, quindi nel dubbio lecco la lama del coltello, ferendomi la lingua. La magia del sangue unita alla volontà funziona sempre. Vedo l’uomo varcare la soglia. Un attimo dopo è accasciato a terra, con il mio pugnale nel petto. Io non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno, spargi pure la voce. Mentre affondo l’arma, continuo a ripetermi che presto torneranno la rabbia e il terrore. Invece niente. Quello che sento è solo riconducibile al pacifico gelo. My love will laugh with me before the morning comes Improvvisamente dei passi mi distraggono dal vuoto dei miei pensieri. «Cosa stai facendo, Bianca? Cosa ti è successo?» Una voce mi risveglia dal torpore, la riconosco? Non mi ricordo, devo avere ancora in circolo le droghe con cui l’Incubo mi ha stesa prima. Un altro nemico? Alzo lo sguardo e attraverso i capelli vedo Björn guardarmi stupito. Ha un’espressione sconvolta e non mi sarei aspettata niente di meno, dato che sto ancora stringendo con tutte le mie forze il manico del coltello infilato nel petto di un uomo morto. «Posso… spiegarti tutto. Davvero!» gli dico, incespicando tra le parole. No, non doveva vedermi in questo stato. Mi accorgo appena che mi si oscura la vista, prima di svenire. Scappa finché puoi. Immischiarti nella mia vita potrebbe farti impazzire. 


Attaccato a uno dei lampioni lì fuori c’è una locandina dei Calliope. Bianca in primo piano, una ragazza dietro di lei alla batteria e un ragazzo con un basso al suo fianco, che le passa un braccio attorno alle spalle. Nota mentale: io lo ammazzo, chiunque sia. Entro e oltre il portone in legno mi aspetta lei, a dividerci solo una marea di corpi. Con morbosa curiosità la osservo cantare muovendosi in modo provocante attorno al bassista, non capisco nemmeno cosa diavolo stia dicendo, ma mi eccita da morire. E mi fa incazzare. Pagherai ogni singolo tocco che stai dedicando a quella stupida volpe, lo giuro. Ha lo stesso vestito del primo appuntamento che abbiamo avuto dopo esserci ritrovati, quello in cui ha scoperto di essere un asso con le lame. Ha le frange in fondo, ed è talmente corto che a malapena le copre il sedere e le scende in uno scollo profondo sulla schiena, lasciando scoperto il retro del reggiseno. La musica finisce, il gruppo scende dal palco e si dirige verso il bar, tra le esclamazioni della folla. «Je t’aime, Blanche!» «Encore une autre chanson!» «Chantons I love rock and roll!» Lei alza il dito medio in risposta alle persone che la circondano, ridendo mentre ordina da bere. La sua pelle chiara è illuminata dalla luce della luna che entra flebile da una finestra in alto. Mi avvicino al bancone e al barista indico una birra dal nome impronunciabile, prendo un sorso dalla bottiglietta ignorando il bicchiere. Dopo altre richieste Bianca cede e tornano tutti e tre sul palco, la volpe la abbraccia prima di prepararsi a suonare. Mentre canta non riesco a fare altro che guardarla muoversi attorno a quel tipo. So che non è reale, che sta solo fingendo per lo spettacolo, ma fa male come se lo fosse. È cambiata. Se prima le sue labbra erano rosse, ora sono rosa chiaro, e oltre ai capelli biondi, tutta la sua figura sembra sbiadita. «Hai rimesso l’anellino al setto.» Parlo da solo, mentre una scossa elettrica mi si scarica nel basso ventre e un ringhio sordo mi rimbomba in gola. Ha bisogno di essere scaldata e non accetterò un rifiuto come risposta. «He smiled so I got up and asked for his name. That don’t matter, he said, ’cause it’s all the same. Said can I take you home where we can be alone. An’ next we were movin’ on, he was with me, yeah me. Next we were movin’ on, he was with me, yeah me singin’…» Poi alza lo sguardo e mi vede. Sollevo la birra in segno di saluto, rimanendo appoggiato alla parete di mattoni. La folla seguita a cantare il ritornello al posto suo, lei lascia il microfono alla volpe e scende dal palco, dirigendosi verso di me attraverso la marea di persone che continuano a cantare e ballare anche senza di lei. Appena mi raggiunge mi cinge il viso con le sue gelide dita affusolate e mi bacia. 


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