lunedì 1 gennaio 2018

Benvenuto Gennaio, ma io mi sento sempre a Dicembre.


Benvenuto Gennaio, ma io mi sento sempre a Dicembre non è una provocazione, non è un tornare indietro e chiudere gli occhi di fronte al 2018, è semplicemente una sorta di stand by, un bisogno di riflettere sull'anno passato o forse su tutti gli anni passati per poter poi ripartire un po' più carica.

L'anno appena trascorso non è stato facile, più che una salita mi sono trovata dritta in discesa verso l'oblio. I problemi di salute, l'allontanarmi da persone negative per me, il trovarmi faccia a faccia con il dolore, le tante, troppe punture di ormoni per la fecondazione assistita, i vari esami, il provarci, le varie operazioni per poi ritrovarmi con un pugno di mosche in mano, l'aver quasi raggiunto l'obbiettivo di un figlio per poi perderlo, il sentirmi sola e non capita; sono tutte emozioni che ho raccolto, che mi hanno devastato, che mi hanno fatto urlare e pensare che questa volta non c'è l'avrei fatta, che da quell'oblio non ci sarei uscita. Sarà stato l'istinto di sopravvivenza, sarà stato il bisogno di sentirmi fuori da quel tunnel a portarmi fino a qui, a superare quei giorni, a stoppare una situazione che non andava da nessuna parte e decidere di affrontare altre strade. Ho detto basta alla fecondazione, dopo quattro tentativi tutti negativi io ho stoppato, ho preferito prender fiato. Non mi sono arresa, non ho detto addio all'idea di avere un figlio, ma non c'è l'ho fatta più, mentalmente mi stavo distruggendo, gli ormoni hanno distrutto il mio fisico e la stanchezza mi ha messo ko. 

Se ti arrendi non sei un perdente o un debole, ci vuole coraggio a dire basta. Ti rendi solo conto che in quel momento è ora di fermarsi e andare avanti in modo diverso.

Mi davo colpe che a mente lucida mi rendo conto che non hanno senso. Davo colpa al mio modo di vestire sempre in nero, alle unghie lunghe nere, davo colpa alla mia ingenuità, al mio modo di essere infantile dormendo con il pigiama con gli orsetti e con la casa piena di bambole da collezione. Davo colpa al mio non sentirmi adulta, perché gli adulti sono gli altri. Adulta è mia madre, adulta è la vicina di casa che ha già due bambini, adulta è quella ragazza che al mattino porta il figlio a scuola a piedi nonostante ci sia pioggia o neve, io mi sono data la colpa perché adulta non mi ci sono sentita.

IO sono quella dal modo di vestire strano, quella che quando è a passeggio con il cane corre per la strada giocando e ridendo da sola, non ho il viso da adulta, eppure la vita stessa mi ha portato a cambiamenti e a scelte che ripensandoci ho fatto da adulta. A diciott'anni ho fatto la classica cazzata che si usava una volta, sposarmi di nascosto con il primo che mi aveva detto ti amo e in realtà conoscevo da pochissimo, ma solo da adulta ho preso la decisione di DIVORZIARE; solo da adulta poi ho preso la consapevolezza di aspettare il grande amore, che ovviamente non è come quello che da piccoli ci si racconta, il principe che porta la principessa nel suo castello per vivere felici e contenti. Ma quanti di noi si sentono realmente adulti? La vita è strana, a volte siamo noi stessi gli ostacoli che la rendono dura, a volte siamo noi ad infilarci in tunnel che in realtà non esistono e solo dopo aver detto basta mi sono resa conto che io sono così, non posso cambiare, non sarò mai quella con i tacchi a spillo e pantalone classico su una giacca con camicia, io sono quella dai vestiti strani, quella semplice che legge anche ferma alla cassa del supermercato.

In un gruppo su facebook riguardo la malattia del crohn, mi è capitato di leggere una domanda posta su Il grande dizionario della MetaMedicina di Claudia Rainville. Fondamentalmente è una lettura delle patologie che tenta di trovare un collegamento malattia-psicosomaticità/emozioni/anima affiancandovi una domanda chiave cui dobbiamo rispondere (e risolvere) per avviare una sorta di processo di guarigione.

Patologia dell'intestino tenue che colpisce in modo particolare l'ileo, caratterizzata da un'infiammazione acuta, cronica, necrotizzante e cicatrizzante. Le persone che soffrono di morbo di crohn spesso, per sentirsi amate, si sentono obbligate a rispondere a ciò che i loro cari si aspettano da loro, e ciò le porta ad oscillare tra sottomissione e ribellione. La domanda: Ho vissuto o vivo una situazione famigliare che mi fa provare molta rabbia o un senso di ribellione perché mi sento costretto a rispondere ad aspettative che ledono la mia libertà?
La risposta, riflettendo, è molto semplice: Si, arrabbiata mi ci sono sentita. Ho vissuto diverse situazioni, anche familiari, dove ci si aspettava da me la classica situazione di figlia maggiore, figlia modello con laurea e lode per poi sposare uomo di successo etc etc. La mia più che sottomissione, è stata ribellione. Ho abbondato gli studi universitari perché il bisogno di avere un mio stipendio e non la classica paghetta era più importante; non ho voluto accanto a me l'imprenditore di successo, il classico uomo in giacca e cravatta, l'uomo che amo è quello da jeans e maglietta nera, quello che si ammazza di fatica manuale. - nulla a togliere ad imprenditori et simila - Anche la situazione con i miei suoceri è stata sempre altalenante, in quanto non ero e non sono la classica mogliettina tutta casa sottomessa al marito o al pari delle altre nuore. E' stato questo che mi ha portato al bisogno di mettere paletti in situazioni che mi andavano strette, ho avuto e sentito il bisogno di pensare finalmente a me.

Farmi promesse adesso per questo nuovo anno, sembra forse riduttivo e banale. Ho tanti progetti che voglio portare a termine, ma forse quello più grande è di avere lo stesso coraggio e la stessa forza che ho avuto fino adesso. Gli obbiettivi prima o poi si raggiungono sempre, anche se la strada non sembra mai facile. Da Dicembre ho imparato che non sono sbagliata, che non sono meno adulta rispetto ad altri, sono così e mi piace tanto esserlo. La seconda promessa che mi faccio è quella di accettare la rabbia collegata al crohn e cercare di buttarla fuori in energia diversa. La terza e ultima promessa che voglio farmi è quella di crederci, crederci sempre e di conseguenza esser felice.

Solo adesso posso dire Benvenuto Gennaio!

2 commenti:

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  2. Bello il libro della Rainville, da spiegazioni molto interessanti e anche veritiere. Sicuramente quando si arriva ad un punto morto bisogna avere il coraggio di dire basta, e tu lo hai fatto. Sii sempre fiera delle tue scelte e del tuo andare controcorrente.

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