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Appuntamento con la strega: Baphomet, il demone adorato dai templari

martedì 30 novembre 2021

 




Con l'appuntamento con la strega di oggi, torniamo indietro. Ripercorriamo la storia e scopriamo le origini di Baphomet, il demone che venne indicato come idolo dei templari. 

Nel 1309, l'ordine dei templari venne accusato dalla chiesa per blasfemia, sodomia, oscenità e adorazione di un idolo dai mille volti, chiamato Baphomet. Quando tutti i templari furono arrestati, vennero torturati e perseguitati fino a quando l'ultimo uomo, non confessò ogni oscenità e blasfemia fatta contro Gesù. Soltanto qualche anno dopo, precisamente nel 1312, la Chiesa ufficializzò la fine dell'ordine dei templari, sciogliendone il titolo. 

Come prima descrizione di Baphomet come idolo dei templari, risale alla figura di una testa umana coperta da una stoffa leggera. Un'altra descrizione indica la figura della testa come non specificamente "una" ma con in comune la peluria intorno al volto / ai volti indicata in una vistosa barba lunga. La testa di Baphomet venne associata ai templari come il loro salvatore, il loro unico dio, capace di dare e creare benefici e ricchezze. 

Nota bene: Antiche testimonianze narrano di un rito segreto con cui la testa veniva onorata avvolgendola con una cordicella che veniva poi posta a contatto con ogni templare. 

Alcune ricerche indicano l'etimologia di Baphomet in una frase latina tradotta come "Padre del tempio della pace di tutti gli uomini"; altre teorie, invece, collocano sempre in latino la figura del padre non intesa come figura genitoriale ma più spirituale, in una sorta di sacerdote che indica la via per il tempio dei serpenti. Un interessante teoria, la troviamo invece nell'etimologia egizia dove Baphomet viene indicato come un'antica divinità egizia di nome Bapfi dove la traduzione sarebbe "lo spirito viene glorificato nella morte". 

Secondo la teosofa russa, Baphomet significherebbe capro di dio in quanto nei rituali giudei, gli antichi sacerdoti erano soliti sacrificare delle capre per purificare la comunità dai peccati; tuttavia, secondo il celebre psicanalista Jung, Baphomet era considerato e associato al dio Cernunnos.

Ma cosa significa tutto ciò? Che con il tempo e con gli anni, la figura del Diavolo - anche negli stessi tarocchi - è una figura che rappresenta Baphomet. Baphomet è associato alla paura, all'oscurità vista come il male, alle illusioni e distruzioni ma, allo stesso tempo, sembra liberare lo spirito dalle catene imposte, così come la carta dei tarocchi in posizione diritta suggerisce. 

La posizione delle braccia di Baphomet indica il principio di "come in alto così in basso" citato nella tavola di smeraldo trovata in Egitto mentre la figura delle corna e delle ali, associate e viste come rappresentazione del male, indicano, in realtà, l'abbondanza, il potere spirituale e la potenza della forza fisica e della realtà. 

Tutto ciò che viene visto come infernale, dannato e pericolosamente mostruoso, per la Dark Abyss Edizioni è il bisogno di andare al di là della separazione tra bene e male ma comprendere la dualità senza annullare l'uno e l'altro.

Nell'Inferno è femmina di Arianna Petracin l'emblema della femminilità, della dannazione come perfezione e purificazione viene evidenziata nella figura della protagonista dove l'anima diviene punto d'incontro tra bene e male, tra la luce e l'oscurità lì dove tutto è sempre stato visto come elemento opposto l'uno all'altro. 


L'inferno è femmina


Arianna Petracin

Editore: Dark Abyss Edizioni 

Trama: Becca sta per compiere diciannove anni, ha degli occhi eccezionalmente chiari e un carattere eccezionalmente forte. Alla vigilia della sua festa, le viene svelato un segreto che nemmeno lei sapeva di celare. Così inizia la sua nuova vita in un mondo che le è congeniale, perché la perfezione non è umana, ma divina. Oppure...L'inferno è femmina è un fantasy ironico, ambientato in un inferno colorato e barocco, estremo come la giovinezza. Tra demoni spietati e giocosi, angeli algidi e licantropi fedeli si dipana la vicenda di Becca, che di quel mondo è la quintessenza al femminile

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Lo specchio dell'anima, Alessandro Del Gaudio - Recensione -

lunedì 22 novembre 2021

LO SPECCHIO 

DELL'ANIMA 


Alessandro Del Gaudio

Trama: Radian vive a Roccabruna, mentre la sua esistenza gli scivola tra le dita, tra notte insonni e uno strano dado, un dono del suo amico Ferge. Durante una di quelle serate vuote, decide di entrare al Bianconiglio, un locale dove niente è ciò che sembra, nel quale incontra Feef, un personaggio alquanto singolare, molto interessato a quel dado di cui Radian è estremamente geloso. Dopo quell’incontro, nulla sarà più lo stesso: Radian perderà un occhio e si ritroverà su Najar, una dimensione in cui vige ancora un sistema feudale. Il Pescatore di Anime gli ha ghermito l’anima e a lui non resta che prepararsi, assieme ai suoi nuovi amici per la battaglia che libererà la dimensione da quel sovrano spietato: lo scontro finale. «Tu potrai riavere la tua anima, ma per farlo dovrai trovare il Pescatore di Anime e affrontarlo con il tuo dado. Esso ti aiuterà, ti è già servito una volta a sconfiggere un suo maleficio.»


Per tanti anni vi ho parlato dell'importanza di avere con sé un talismano o un amuleto e quando ho letto il libro di Alessandro Del Gaudio edito dalla Sàga Edizioni, sono rimasta incantata dalle parole dell'autore perché al collo, il nostro protagonista, porta con sé un meraviglioso ciondolo fatto di ossidiana. Questo cristallo difende dalla negatività, allontana tutto ciò che può rovinare il nostro equilibrio psico-fisico e, soprattutto, aiuta a viaggiare e a mettersi in contatto con il mondo degli spiriti e tutto questo, Alessandro Del Gaudio sembra saperlo. 

Con attenzione, l'autore trascina con sé il lettore in quel mondo incantato dove nulla è come sembra e dove il radicamento perso con il cristallo, viene ricercato in quel viaggio dal nostro stesso protagonista, in quel percorso di formazione e d'avventura allo stesso tempo.

La penna dell'autore è ricercata, a tratti barocca; eppure, ciò non ne delimita la lettura. Se è pur vero che la rallenta, dall'altra parte si percepisce la minuziosa ricerca e il bisogno di non lasciare indietro i personaggi così complessi nelle loro sfumature. Nulla è lasciato al caso; ogni personalità è arricchita da sottile ironia e profondità allo stesso tempo.

Il lettore segue il protagonista Radian nel suo lungo percorso, tenendogli la mano. Il cammino fatto di sogni, di bisogno di non lasciare andare, di abbandoni, di solitudine e malinconia viene arricchito da un'ambientazione sorprendente, quasi una sceneggiatura fiabesca che a tratti, con i suoi elementi fantastici, ricorda un po' Alice nel paese delle meraviglie.

Alessandro Del Gaudio appassiona con la sua scrittura per un motivo semplice: solo per il gusto di farlo. Non gli interessa incuriosire il lettore con la sua maestria o con tanti giochi di parole, lui scrive, batte tasti sulla tastiera e lo fa con potenza perché non ha nulla da perdere. Quanto uno scrittore può realmente mettersi al confronto?

Ne Lo specchio dell'anima l'attenzione del lettore passa sui vari messaggi che il romanzo lascia tra le pagine. A tratti, è possibile vederli a primo impatto, dall'altra bisognerà cercarli così come si fa con l'ossidiana. Alessandro Del Gaudio illude e disillude, gioca e cambia senza qualsiasi sforzo. Come nella casa degli specchi così Lo specchio dell'anima dona la stessa sensazione. 

Un libro che invoglia nel conoscere meglio l'autore e la sua penna così barocca e mistica allo stesso tempo.