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Il morto resuscitato, le novelle horror della nonna - Francesca Tibo

domenica 24 ottobre 2021


Le novelle horror della 

Nonna 


Francesca Tibo 


Trama: Nella superba foresta di Vallombrosa, una campagna selvaggia e misteriosa, che si estende in Toscana per centinaia e centinaia di chilometri quadrati ancora oggi quasi disabitati, c’è il monte Farneta. Lì, in una grande casa colonica, ogni domenica, nonna Regina ripopola i boschi e le strade casentinesi raccontando a figli, nuore e nipoti le vicende mozzafiato di personaggi fantastici. Principi e re, spade e armature, lupi mannari, fantasmi, vampiri, angeli e santi, streghe, zombie, diavolacci e buffi gatti stregati si muovono nella valle a colpi di maledizioni, sortilegi e tremende battaglie. Ogni tanto, lì arriva anche Belzebù. Per narrare di un mondo - esoterico, favolistico e religioso - di cui oramai si è perso il ricordo. Le Novelle Horror della Nonna assecondano l’immaginario dei grandi e dei piccini capaci di ammettere serenamente l’esistenza di un mondo misterioso, talvolta oscuro. Basta solo chiudere gli occhi e lasciarsi guidare.



Mi ero già persa tra le pagine di questa raccolta di racconti, innamorandomi perdutamente dello stile di scrittura dell'autrice e come non potevo non accettare questa grandiosa opportunità offerta dalla casa editrice, la Sàga Edizioni? 
La c.e. ha dato modo a diverse blogger di analizzare una novella. Fortunatamente, sono riuscita a scegliere una che mi ha fatto più sorridere e pensare: il morto resuscitato, avendo poi la piena libertà di approfondire e assaporare il dietro le quinte di ogni racconto.

Nel folklore, il morto resuscitato viene indicato nella figura del morto vivente detto anche non morto che cammina. Una creatura mostruosa e grottesca, immaginata come uno zombie che, senz'anima, percorre di nuovo i sentieri sulla terra grazie al suo corpo ormai diventato cadavere. 

Sia nella filmografia, sia nella narrativa, il morto vivente viene visto come una figura di uno spirito evocato dall'aldilà, divoratore di carne umana, nella maggior parte dei casi, ritornando in questa quasi vita, diviene consapevole della sua condizione non umana.  

Per quanto riguarda, invece, la letteratura medica il morto resuscitato viene indicato nella Sindrome di Lazzaro, fenomeno, in realtà, non poi così raro. 

La Sindrome di Lazzaro - che in realtà non c'entra nulla con la figura citata nella Bibbia - viene associata quando il cuore di un uomo, oramai deceduto, ritorna a battere spontaneamente dopo pochi minuti dalla dichiarazione del decesso. 

Diversi studi, suddividono le conseguenze di questa situazione in due condizioni: la prima porta l'individuo morto resuscitato a morire qualche giorno dopo, l'altra condizione, invece, porta il morto resuscitato a ricominciare a vivere la propria vita. 

Nell'esoterismo e nella magia tradizionale, il morto resuscitato viene identificato nella figura dello spirito evocato con la magia del voodoo che porta l'anima, di nuovo, nella dimensione terrestre, divenendo servitore di chi lo ha evocato per scopi, a volte, malevoli. 

Un altro elemento chiave che può essere ricollegato alla novella Il morto resuscitato di Francesca Tibo, edito da Sàga Edizioni è la leggenda dell'araba fenice che, nonostante tutto, resuscita dalle proprie ceneri tornando a divenire la creatura meravigliosa che era.

Nell'interpretazione dei sogni, il morto resuscitato è collegato al numero 18 e rappresenta la realizzazione di progetti per il futuro.

Nella cartomanzia, la figura del morto resuscitato può essere collegata all'arcano della morte e alla sua necessità, voglia e decisione di cambiamento. Questa carta non rappresenta una morte fisica ma spirituale. Vecchie situazioni, vecchie abitudini che si trasformano, divenendo qualcosa di nuovo. L'arcano maggiore della morte sembra indicare il messaggio che è possibile trovare all'interno della novella il morto resuscitato: 

Qualcosa deve morire per poter rinascere

La novella Il morto resuscitato, oltre alla particolarità e al rispetto dell'autrice per quella che è la tradizione italiana, porta a riflettere su quanto si debba lasciare adesso in vita, che sia un segno o un semplice atto materiale, e goderne i propri frutti, continuando poi a lasciare andare.

Francesca Tibo rappresenta la vittoria sulla morte; il bisogno di provocare, lanciando botte silenziose ma di un certo peso.




Non so se mi spiego, Andrea Cabassi - Recensione -

martedì 12 ottobre 2021

NON SO SE MI SPIEGO


Andrea Cabassi 


Trama: TI PIACEREBBE ESSERE PADRONE DEL TUO TEMPO?

L’autore ha scelto di diventarlo, a 42 anni, stanco della stressante vita da manager. Viveva a Dubai facendo quella che in Italia consideriamo “la bella vita”, era nel pieno della carriera, con ottime prospettive professionali e un biglietto da visita in inglese e arabo a gonfiargli l’ego. Ma anche alle prese con budget, riunioni, conti economici, teleconferenze, fogli di calcolo, scadenze, report, cantieri e clienti pressanti. Risvegliato da un gravissimo incidente a un famigliare, che si trovava la libertà limitata da lunghe riabilitazioni, ha trovato paradossale, potendo scegliere, perseverare a trascorrere ore e ore in quel contesto lavorativo. Trovato il coraggio di licenziarsi, si è preso un periodo sabbatico per partire con un biglietto di sola andata e lasciarsi lentamente trasportare da eventi, incontri, curiosità e istinto. Il risultato è stato un viaggio insieme alla sua malattia – rettocolite ulcerosa – una sporta di farmaci e al resto del mondo, via terra, in Sudamerica, che ha interamente attraversato da sud a nord in 299 giorni, a piedi, in autostop e coi mezzi pubblici. Ce lo racconta con grande intimità in un libro a cavallo tra la letteratura di viaggio e il coaching, rivelando anche gli stratagemmi che hanno reso la sua scelta fattibile. Ad avventura conclusa si è trovato davanti a un bivio: scegliere se tornare al sicuro mondo aziendale o generare una diversa fonte di reddito a sostegno del nuovo stile di vita. Cosa imparerai da questo libro: Come smettere di procrastinare. Perché può essere giusto fottersene della vita da copione. I miracoli che accadono quando decidi di stravolgere la tua vita. Come trovare il coraggio di lasciare il posto fisso. Le valutazioni finanziarie (e non) da fare per prendersi un anno sabbatico. La magia di viaggiare in solitaria. Avventure, aneddoti, incontri e contrattempi del viaggio di Andrea. Quant’è meraviglioso il Sudamerica. In che modo un viaggio sabbatico ti cambia per sempre. Come gestire la paura del “dopo”. Come Andrea è riuscito a evitare di tornare in azienda. --- Il testo è scritto sotto forma di un invito a cena: l'indice è un menu, del quale ogni portata rappresenta una fase della storia di cambiamento, oltre che del viaggio, di Andrea. Ad ogni capitolo è abbinata una canzone consigliata come sottofondo durante la lettura. La prefazione è a cura di Claudio Pelizzeni.



Vi avevo già parlato di Andrea Cabassi e della sua testimonianza che ci porta davanti alla possibilità di toccare con mano il cambiamento vero e proprio e con Non so se mi spiego, l'autore fa esattamente la stessa cosa. Procede con enfasi all'interno del nostro animo e insinua un tarlo nel nostro cervello, il bisogno di riappropriarci della nostra felicità; il bisogno di credere in noi stessi.

Le pagine di questo romanzo sperimentale grondano esperienze di vita vera, realmente vissuta; pagine raccolte in una sorta di diario e ricettario particolare, filtrate poi per essere amate da ogni tipo di lettore.
Il minuzioso lavoro, curato in ogni minimo dettaglio da parte di Andrea Cabassi, ci porta a osservare ciò che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi: la necessità di non fermarsi sempre nel solito posto soprattutto se questa staticità ci porta a non sentirci felici. 

Pagina dopo pagina, l'autore ci porta a scontrarci con tutte le convinzioni errate che abbiamo sempre avuto, in una sorta di consapevolezza illuminata davanti alla nuova realtà che ci aspetta. Non siamo più esseri passivi davanti alla vita, non si sopravvive più in mezzo al quotidiano che a volte sembra troppo difficile da affrontare; Andrea Cabassi ci porta a vivere realmente, a trovare quella consapevolezza interiore partendo da un qualcosa che sembrava immutabile. 

Andrea Cabassi trasforma le parole in una sorta di grido corale, dove ogni pagina diviene una traccia della sua esistenza. Il rapporto con la sua vita cambia e, in un certo senso, cambia anche la nostra. Tutte le regole di un romanzo sperimentale, divengono completamente qualcosa di sfumato che in questo frangente non hanno senso, la sua è un'opera liquida, è l'acqua che, goccia dopo goccia, trasforma la roccia. 

In Non so se mi spiego, l'autore ci porta a osservare il mondo con i suoi occhi e a non averne paura. Ci porta a scoprire un menù ricco di enfasi ed evocativo, cotto a puntino in parti dove lascia di sasso. Si ritrova l'illuminazione tra le orate incantate del Perù, mettendo in discussione tutto ed è questo il bello di arrivare a fine lettura: quando si è messo in discussione anche l'anima, cosa ci rimane? La scelta. Andrea Cabassi ci dona la possibilità di scegliere avendo tutte le informazioni necessarie per poter vivere e dare spazio al viaggiatore che si nasconde dentro di noi o continuare la nostra vita.

Come in una sorta di Matrix temporale, tra pillole rosse e blu, Andrea Cabassi ci porta a trovare la giusta motivazione per andare avanti, per non mollare e non perdersi lungo il cammino. 

Un libro che diventa una reliquia, un romanzo sperimentale, un saggio, una voce che urla fuori dal coro. Non so se mi spiego.