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Lo specchio dell'anima, Alessandro Del Gaudio - Recensione -

lunedì 22 novembre 2021

LO SPECCHIO 

DELL'ANIMA 


Alessandro Del Gaudio

Trama: Radian vive a Roccabruna, mentre la sua esistenza gli scivola tra le dita, tra notte insonni e uno strano dado, un dono del suo amico Ferge. Durante una di quelle serate vuote, decide di entrare al Bianconiglio, un locale dove niente è ciò che sembra, nel quale incontra Feef, un personaggio alquanto singolare, molto interessato a quel dado di cui Radian è estremamente geloso. Dopo quell’incontro, nulla sarà più lo stesso: Radian perderà un occhio e si ritroverà su Najar, una dimensione in cui vige ancora un sistema feudale. Il Pescatore di Anime gli ha ghermito l’anima e a lui non resta che prepararsi, assieme ai suoi nuovi amici per la battaglia che libererà la dimensione da quel sovrano spietato: lo scontro finale. «Tu potrai riavere la tua anima, ma per farlo dovrai trovare il Pescatore di Anime e affrontarlo con il tuo dado. Esso ti aiuterà, ti è già servito una volta a sconfiggere un suo maleficio.»


Per tanti anni vi ho parlato dell'importanza di avere con sé un talismano o un amuleto e quando ho letto il libro di Alessandro Del Gaudio edito dalla Sàga Edizioni, sono rimasta incantata dalle parole dell'autore perché al collo, il nostro protagonista, porta con sé un meraviglioso ciondolo fatto di ossidiana. Questo cristallo difende dalla negatività, allontana tutto ciò che può rovinare il nostro equilibrio psico-fisico e, soprattutto, aiuta a viaggiare e a mettersi in contatto con il mondo degli spiriti e tutto questo, Alessandro Del Gaudio sembra saperlo. 

Con attenzione, l'autore trascina con sé il lettore in quel mondo incantato dove nulla è come sembra e dove il radicamento perso con il cristallo, viene ricercato in quel viaggio dal nostro stesso protagonista, in quel percorso di formazione e d'avventura allo stesso tempo.

La penna dell'autore è ricercata, a tratti barocca; eppure, ciò non ne delimita la lettura. Se è pur vero che la rallenta, dall'altra parte si percepisce la minuziosa ricerca e il bisogno di non lasciare indietro i personaggi così complessi nelle loro sfumature. Nulla è lasciato al caso; ogni personalità è arricchita da sottile ironia e profondità allo stesso tempo.

Il lettore segue il protagonista Radian nel suo lungo percorso, tenendogli la mano. Il cammino fatto di sogni, di bisogno di non lasciare andare, di abbandoni, di solitudine e malinconia viene arricchito da un'ambientazione sorprendente, quasi una sceneggiatura fiabesca che a tratti, con i suoi elementi fantastici, ricorda un po' Alice nel paese delle meraviglie.

Alessandro Del Gaudio appassiona con la sua scrittura per un motivo semplice: solo per il gusto di farlo. Non gli interessa incuriosire il lettore con la sua maestria o con tanti giochi di parole, lui scrive, batte tasti sulla tastiera e lo fa con potenza perché non ha nulla da perdere. Quanto uno scrittore può realmente mettersi al confronto?

Ne Lo specchio dell'anima l'attenzione del lettore passa sui vari messaggi che il romanzo lascia tra le pagine. A tratti, è possibile vederli a primo impatto, dall'altra bisognerà cercarli così come si fa con l'ossidiana. Alessandro Del Gaudio illude e disillude, gioca e cambia senza qualsiasi sforzo. Come nella casa degli specchi così Lo specchio dell'anima dona la stessa sensazione. 

Un libro che invoglia nel conoscere meglio l'autore e la sua penna così barocca e mistica allo stesso tempo. 

Fairy Oak, Il destino di una fata, Elisabetta Gnone - Recensione -


IL DESTINO DI UNA FATA,


FAIRY OAK 


Elisabetta Gnone

Trama: Gli Occhi di Brace distruggono ogni cosa. Una nuova voce, quella dell’autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature. Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata. In questi anni all’autrice sono state rivolte tante domande e curiosità a proposito della saga, e ha pensato che un libro potesse colmare quei vuoti e risolvere quei dubbi che in tanti sentono ancora d’avere riguardo i suoi abitanti. Poiché l’autrice sa tutto di questa storia, ed è una voce fuori campo, può svelare segreti, entrare in dettagli e raccontare aneddoti e situazioni che i suoi personaggi non possono conoscere o riferire. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s’innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia. Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall’alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell’ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete...


Siamo a casa. 
Non ci sono altre parole per descrivere questo libro se non siamo a casa. Negli anni, Fairy Oak è stato qualcosa di importante per me... fin troppo; è stata quella calda coperta che mi ha scaldato nei momenti freddi. Mi basta soltanto pronunciarne il nome per sorridere e sentirmi bene e, in tanti anni, solo Elisabetta Gnone ha la possibilità di farmi sentire così.

Ancora una volta, l'autrice ci riporta a casa raccontandoci ogni minuzioso dettaglio di ciò che abbiamo amato. Non c'è nulla che non funzioni in questo libro, solo che forse - almeno per me - finisce troppo presto. Il destino di una fata ci permette di guardare attraverso una finestra, proprio in quella valle che abbiamo amato, dandoci la possibilità di nuovo di stare bene con noi stessi e con i personaggi che sono diventati parte di noi, come se fossero un nostro prolungamento. 

Fairy Oak non è una lettura semplice di quelli che prendi e dimentichi: Fairy Oak è un'esperienza e si vive come tale. Elisabetta Gnone è la dimostrazione che uno scrittore è anche un musicista, un compositore che tratta le parole come in una sinfonia. Anche qui, ne Il destino di una fata, il suo stile di scrittura è poetico e melodioso e i personaggi diventano reali, presenti nella nostra famiglia.

Fairy Oak non è soltanto un libro ma una vera e propria reliquia da tenere salda a sé, da custodire e poi tramandare ai propri cari. Elisabetta Gnone ci ricorda quanto anche se adulti, bisogna sempre conservare l'ingenuità e la meraviglia del nostro bambino interiore. Non dimentichiamo di osservare il mondo con i suoi occhi, non dimentichiamo che su una foglia di un verde brillante, proprio lì, può esserci una fata ad attenderci venuta da un posto non poi così lontano. 

Anche questa volta la Salani Editore non tralascia nulla; come sempre le illustrazioni sono cariche di colori, intense ed evocative. Sono pennellate di arcobaleni che si abbracciano e ci fanno sospirare dallo stupore. Piccoli gioielli.