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Il morso della vipera, Alice Basso - Recensione -

lunedì 13 luglio 2020



IL MORSO DELLA 

VIPERA


Alice Basso 

Editore: Garzanti

Trama: Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia: racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l’altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall'affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un’anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l’unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c'è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l’intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi. Tutto quello che passa dalla penna di Alice Basso risplende di unicità e stile. Dopo aver creato Vani Sarca, uno dei personaggi più amati degli ultimi anni dai lettori e dalla stampa, l’autrice torna con una nuova protagonista indimenticabile: combattiva, tenace, acuta, sognatrice. Sullo sfondo di una Torino in cui si sentono i primi afflati del fascismo, una storia in cui i gialli non sono solo libri ma maestri di vita.


Aspettavo con ansia una nuova uscita di Alice Basso e la Garzanti esaudisce i nostri desideri pubblicando una nuova storia: Il morso della vipera. 
Non lasciatevi ingannare dalla copertina: il contenuto è ancora più bello di ciò che sembra.

Alice Basso crea una nuova protagonista femminile e lo fa curando ogni minimo dettaglio, portando il lettore ad aver voglia di scoprire se in realtà Anita non sia esistita veramente.

L'autrice ci porta a scoprire gli anni Trenta: anni che iniziavano ad essere segnati da un'epoca buia e pesante; anni che diventano profonde fratture storiche a volte dimenticate e trascurate, ma Alice spiattella in faccia la realtà dell'epoca, senza mezzi termini, rivalutando ogni vicenda quotidiana, i momenti di uomini e donne dove non c'era quella libertà attesa e i sentimenti, spesso accantonati come banali. 

Alice Basso sottolinea il feroce contrasto tra la morale e la politica del tempo, sottolinea come quella luce che tuttora viene ricordata non era poi così luminosa e trasforma le sue parole in un susseguirsi di rabbia, palpitazione e mistero.

Di Il morso della vipera bastano poche pagine per capire quanta ricerca e approfondimenti siano stati studiati per dare al lettore la sensazione di trovarsi esattamente all'interno di quella stessa epoca letta davanti ad Anita e alla sua macchina da scrivere.

Pagina dopo pagina, con naturalezza e armonia all'interno della storia, Alice Basso presenta un personaggio che spicca per i suoi modi buffi oltre che per l'aspetto aggraziato e bellissimo. La particolarità delle caratteristiche psicologiche del personaggio femminile, portano il lettore ad apprezzare quel lato umano che ne viene fuori: la simpatia, l'ingenuità nei modi di fare, la determinazione e la voglia di andare avanti comunque, la testardaggine e l'empatia che spesso, la maggior parte, prova davvero.

Il romanzo può essere, secondo il mio modesto parere, inserito tranquillamente come romanzo storico visto come la narrazione è storicamente legata a ciò che il paese ha vissuto e ciò che gli uomini hanno provato. Il contesto politico non è solo lo sfondo della storia, ma è finalmente qualcosa di tangibile spiegato a livello umano e non più come qualcosa intoccabile come la nebbia.

Il mistero di Alice Basso si infittisce pagina dopo pagina e la nostra Anita si ritroverà a dover a suo modo risolvere quel giallo, con modi impacciati ma veri. 

Il morso della vipera è l'inizio di una serie che segna quanto Alice Basso possa essere una scrittrice completa: divertente, ironica, meravigliosa, poetica e misteriosa al tempo stesso. 

Si dice che spesso si ha il bisogno di avere il proprio scrittore preferito come migliore amico per poter chiedere dei personaggi più e più volte al giorno...Alice Basso fa esattamente provare questa sensazione ad ogni lettore che la legge.

Il libro delle meraviglie e altre fantasmagorie, Lord Dunsany - Recensione -

sabato 11 luglio 2020



IL LIBRO DELLE

 MERAVIGLIE E ALTRE

 FANTASMAGORIE


Lord Dunsany 

Editore: Mondadori

Trama: Due romanzi (La Figlia del Re degli Elfi e La maledizione del veggente) e due raccolte di racconti (Il Libro delle Meraviglie e Demoni, uomini e dèi), arricchiti da eleganti illustrazioni: questo volume permette di riscoprire un autore fantastico poco noto ma di grande suggestione, che lo stesso Lovecraft descrisse come «insuperabile nella magia di una prosa cristallina e musicale e nella creazione di mondi sgargianti e fantastici di iridescenti visioni esotiche».

Questa recensione, in realtà, fa parte di un review party - di cui vi lascio il calendario a fine articolo - e in questa mia tappa non troverete la recensione del libro completo, quindi i due romanzi più racconti, ma solo la mia opinione su La figlia del re degli Elfi, una delle prime opere dell'autore e forse quella più famosa. 

La figlia del re degli elfi è un romanzo fantasy di altri tempi che, nonostante il linguaggio e il tempo, diventa melodico e intenso agli occhi di un lettore avido di parole.

Da una parte sembra fare il verso alla classica visione dell'eroe, alla visione del suo cammino, dall'altra lascia il segno con una storia poetica, ricca di uno stile da fiaba che trasporta il lettore in una sorta di evocazione continua.

Le parole sembrano esser soffocate dall'intensità delle immagini, dalla ricerca di quella bellissima elfa per salvare un regno che ha bisogno di essere ricordato.

Lord Dunsany riesce a trasportare il fantasy tra il ritmo della poesia e della musicalità stessa: le parole sembrano danzare con le foglie del vento e i fili d'erba, i personaggi sembrano muoversi con fili argentei fino a divenire veri e propri personaggi umani e tutta la maestosità porta il lettore a voler continuare la storia senza smettere mai.

Il continuo flusso intenso dei dettagli paesaggistici della ricerca di quel regno incantato è, via via che si legge, un ritmo sempre crescendo con la consapevolezza dell'autore di voler raccontare con ogni minuzioso dettaglio ciò che quel principe ricercatore riesce a vedere.

Sembra assurdo come le pagine riescano ad aprirsi sulla filosofia, sulla psicologia, sulla bellezza di quella che è la storia e l'assoluta ricchezza della drammaticità che a volte toccano le fiabe.

L'esigenza della ricerca, l'esigenza del viaggio stesso portano il lettore a divenire lui stesso il principe alla ricerca della bella elfa e di quel regno che tanto brama per il suo.

La scrittura è lontana, le parole si fanno incantate e bellissime. La storia della figlia del re degli elfi è qualcosa di spettacolare che porta il lettore ad aver la voglia di continuare a scoprir tutto dell'autore: ogni fantasmagoria creata.

La figlia del re degli elfi parla attraverso il tempo e sempre riuscirà ad incantare qualsiasi generazione. 

Qui di seguito il calendario con i blog che hanno partecipato all'evento: