sabato 15 febbraio 2020

Sibilla Cooman arriva a casa di uno di voi, scopri come. Funko Pop in regalo!



Sibilla Patricia Cooman è l'insegnante di divinazione che Harry Potter incontra durante il suo terzo anno di corso ad Hogwarts.

Donna alta e molto magra, avvolge il suo corpo intorno a enormi scialli e alle braccia sono numerosi i tintinnanti braccialetti; porta degli spessi occhiali da vista che le ingrandiscono gli occhi di parecchio e a detta dell'autrice in realtà il suo aspetto assomiglia ad un grosso insetto. 

Sibilla come insegnante è parecchio strana, usa la sua sfera magica per arrivare al di là del velo, eppure le sue profezie spesso sono solo di passaggio e casuali, nonostante sia la pronipote di una vera e grande veggente. 
Una figura drappeggiata in scialli colorati, gli occhi enormi dietro le lenti, si erse dal bacile ruotando lentamente, i piedi immersi nel vortice argenteo. Ma quando Sibilla Cooman parlò, non lo fece con l’abituale tono etereo e mistico; aveva una voce aspra, rauca, che Harry aveva già sentito una volta: «Ecco giungere il solo col potere di sconfiggere l’Oscuro Signore… nato da chi lo ha tre volte sfidato, nato sull’estinguersi del settimo mese… l’Oscuro Signore lo designerà come suo eguale, ma egli avrà un potere a lui sconosciuto… e l’uno dovrà morire per mano dell’altro, perché nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive… il solo col potere di sconfiggere l’Oscuro Signore nascerà all’estinguersi del settimo mese…»
Ma ora veniamo a noi, come molti di voi sanno seguendomi su Instagram ho deciso di comprare e regalare ad uno di voi il funko pop della mitica e strana Sibilla in modo quasi da ricordare con simpatia Il mondo di sopra (ovviamente il funko pop non è mai stato deboxato): 
Sibilla Cooman arriva a casa tua, scopri come:

Per partecipare segui questi semplici passaggi:

- Iscriviti come lettore fisso nel blog <-- Attenzione, controllo!

- Seguimi su Instagram @ilmondodisopra <-- Attenzione, non è tollerato unfollow e si rischia il ban dai vari giveaway che verranno attuati sul blog

- Commenta con il tuo nickname come lettore fisso qui sul blog e su Instagram, lascia il tuo indirizzo email (per contattarti in caso di vincita) e la tua citazione preferita di Harry Potter 

Il giveaway termina il 1 Marzo, torna qui a controllare se sei tu il vincitore e aspetta la mia email!

I segreti del giardino del tè. Janet MacLeod Trotter - Recensione -


I SEGRETI DEL GIARDINO DEL 

TE'

Janet Macleod Trotter

Prezzo: 9,90€
Pagine: 576
Editore: Newton Compton Editori

Trama: Con la fine della seconda guerra mondiale, Libby Robson lascia l’Inghilterra per raggiungere la casa in cui ha trascorso l’infanzia, in India, e il suo adorato padre, James. La folgorante bellezza dell’Asia la conquista subito: il brusio vivace di Calcutta, il profumo dei giardini di Assam… Ma una terribile minaccia si nasconde dietro l’apparente bellezza e tranquillità. Il Paese è sull’orlo di una rivolta e i giorni del dominio britannico sembrano essere contati. In quanto proprietario di una piantagione di tè, James incarna l’odiato regime coloniale. Costretta a confrontarsi con fatti e intrighi che non immaginava, Libby mette in discussione i ricordi idealizzati della sua infanzia, specialmente dopo l’incontro con l’affascinante Ghulam Khan, che combatte per la libertà del suo popolo. Mentre le tensioni crescono, nessuno è più al sicuro. E quando i segreti del passato di suo padre verranno alla luce, Libby vedrà le proprie certezze crollare: di fronte a lei c’è una vita da ricostruire.

Dal 13 Febbraio in libreria è possibile trovare una nuova uscita targata Newton Compton: I segreti del giardino del tè, romanzo storico di Janet MacLeod Trotter. Di quest'autrice avevo già letto la trilogia del tè e tornare tra le pagine del suo stile narrativo, è un po' come ritornare in una vecchia dimora, coccolata da sensazioni familiari. 

L'autrice dona ad ogni tipologia di lettore, la possibilità di leggere i suoi romanzi in maniera autonoma nonostante la storia ne abbia comunque un filo conduttore; se è quindi la prima volta che vi approcciate ad un romanzo storico di Janet MacLeod Trotter, in realtà non c'è da preoccuparsi perché la storia ne sarà comunque unica.

Nel pieno stile storico dell'autrice, I segreti del giardino del té, accompagna il lettore nei meravigliosi luoghi dell'India arricchendo il viaggio con minuziosi e approfonditi dettagli sia a livello politico storico, sia a livello sociale.

E' interessante come l'autrice abbia portato all'attenzione del lettore le vicende politiche dell'Inghilterra in India: dove sono gli stessi personaggi a raccontare l'umiliazione, il timore e la sensazione di abbandono nel sentirsi quasi figli di nessuna terra.
Credo anch’io che la divisione sarebbe una sventura. Non chiedo di poter esprimere la mia opinione sul futuro dell’India, ma difenderò il mio diritto di vivere qui». «Sei una cittadina britannica», le fece notare, «non indiana. Tu puoi scegliere dove vivere, noi indiani no». Lei sostenne il suo sguardo. «Cos’è un vero indiano, Ghulam?», chiese con foga. «Non dovresti includere tutte le minoranze? Oppure non ti va di pensare a quelle più scomode, per esempio gli anglo-indiani come Flora o mia cugina Adela, e nemmeno gli europei nati in India come me? 
Pagina dopo pagina ci si riesce ad emozionare di fronte alla totale ambientazione evocativa, riuscendo a sentire il calore del sole sulla pelle e il brivido di scoprire nuovi personaggi totalmente approfonditi nella loro interezza.
La nostra protagonista Libby è una donna concreta, tutta di un pezzo, capace di non lasciarsi andare facilmente eppure questo suo lato porta il lettore ad una sensazione di amore e odio come di fronte ad una vecchia amica.

La rivoluzione storica grazie allo stile narrativo audace e profondo dell'autrice, diventa una finestra su un pezzo di storia quasi dimenticato dove la paura di non farcela prende il sopravvento; l'emotività accompagnata in ogni pagina farà sentire il lettore in una continua lotta e al bisogno di raggiungere quella quiete nell'animo, quel bisogno di sentirsi a casa al sicuro.

Nonostante all'inizio possa sembrare che la storia ruoti intorno a Libby e la sua famiglia, in realtà Janet MacLeod Trotter è stata capace di nascondere una seconda storia nella storia, mescolando un ritmo limpido come fiume e ardente come fuoco.

E' inevitabile come lettore trovarsi a riflettere sulla storia politica quasi con l'epoca che si sta vivendo adesso: la continua lotta nelle pagine per l'indipendenza indiana e la divisione in due parti, porta a riflettere sul proprio posto nel mondo e a sentirsi fortunati nel sapere di avere origine nella propria terra e a non sentirsi figli di nessuno. 

venerdì 14 febbraio 2020

Amatka, Karin Tidbeck - Recensione -


Amatka 


Karin Tidbeck

Prezzo: 16,00€
Pagine: 227
Editore: Safarà Editore

Trama: Nel mondo che i Pionieri hanno colonizzato valicando un confine di cui si è persa ogni traccia, gli oggetti decadono in una poltiglia tossica se il loro nome non viene scritto e pronunciato con prefissata frequenza. Per evitarne la distruzione, un comitato centrale veglia severamente sulle parole pronunciate dagli abitanti delle colonie, perché la vita in un mondo minacciato dalla disgregazione richiede volontà e disciplina. Vanja, cittadina di Essre, viene inviata dalla sua comune nella gelida colonia di Amatka e troverà ad attenderla i primi fuochi di una rivoluzione sotterranea giocata sulla potenza del linguaggio. Suo malgrado, Vanja dovrà così affrontare le possibilità che si celano dietro il velo di blanda oppressione che assopisce i pensieri e le parole del popolo di Amatka.

Leggere Amatka di Karin Tidbeck, edito Safarà Editore, significa approcciarsi ad un testo complesso, che vi farà entrare in un mondo in cui si farà fatica a capire l'ambientazione circostante: un mondo che stuzzicherà la curiosità fino alla fine per poi rimanere con dell'amaro che difficilmente si riuscirà a capire.
Amatka non è un semplice romanzo che leggi e dimentichi, ma è un romanzo che ti fa riflettere, che porta il lettore a porsi delle domande e a cercare ovunque una soluzione. Se è un gioco o meno di Karin Tidbeck non è dato sapere.

Il romanzo di Karin Tidbeck si può sintetizzare in queste poche righe: Amatka non esiste se non pronunci correttamente il suono di ogni parola diverse volte al giorno, Amatka è instabile e tutto può crollare se le parole non seguono determinate regole rigide. Ogni cosa ha un nome e ogni nome deve essere pronunciato altrimenti si riduce ad un qualcosa di senza senso e inconcreto e Amatka non può sparire, perché in lei solo la materia è importante.

La nostra protagonista si ritrova a dover scegliere se abituarsi a vivere in questa società all'apparenza perfetta, dove la maggioranza rispetta la rigidità di ogni regola dove solo la materia conta o se lottare e dare sopravvivenza ai suoi sogni.

Quando si è disposti a pagare un prezzo troppo alto? Quando è giusto sacrificare anche gli altri per ciò in cui si crede? Queste sono solo un paio di domande che si consumeranno nella mente di chi proverà a leggere Amatka, ma nonostante ciò si rimane comunque incuriositi dal viaggio inaspettato sia nella profondità di ogni personaggio, sia per la strana ambientazione che fino alla fine anch'essa non è da sapere.

Amatka sembra un romanzo sperimentale, vivo, un esperimento di un distopico non distopico che parla attualmente ad ogni epoca e ne sembra urlare tutta l'inquietudine di ogni individuo. Karin Tidbeck ci mostra con uno stile narrativo onirico ed evanescente come le parole, anche quelle più semplici, possono divenire labirinti psicologici.

Il coinvolgimento totale e caotico che l'autrice crea con il suo stile narrativo e la storia che sortisce come un effetto di uno scontro con un uragano, sembra accennare a vecchie sfumature alla Henry James, che nonostante generi completamente differenti, accomunano il senso di spaesamento che il lettore ritrova a fine lettura.

Amatka è un castello di carte dove le certezze e le emozioni provate quasi fino alla fine, crollano con un soffio di vento gelido lasciando il segno. Amatka va solo compreso e accettato e forse, per i più selettivi, anche amato.

giovedì 13 febbraio 2020

Dotter of her Father’s Eyes, Mary e Bryan Talbot - Recensione in Anteprima


Dotter of her Father’s Eyes

Mary e Bryan Talbot

Prezzo: 14,90€
Pagine: 96
Editore: NPE

Trama: La vita di Lucia viene raccontata attraverso la difficile relazione con il padre (che rifiutava la sua carriera di ballerina), l’intrico bohémien della relazione tra i suoi genitori, il suo amore per Samuel Beckett, l’odio nei confronti di sua madre, infine la pazzia. Un graphic novel intenso e poetico realizzato dalla coppia Mary e Bryan Talbot. Un volume “biografico”, in cui Mary Talbot riversa un interesse di natura strettamente personale: la sceneggiatrice è infatti la figlia dell’eminente studioso di Joyce, il professor James S. Atherton, un uomo difficile, ossessivo, sempre chiuso nel suo studio, che rievoca inevitabilmente la figura di Joyce e il suo rapporto con la figlia. Le tavole di Bryan, invece, forniscono alla storia di sua moglie alcuni dei disegni più belli di tutta la sua carriera: bianchi e neri di una Parigi degli anni ’30, seppie per il dopoguerra in Inghilterra, quattro colori per il presente.

Recensire una graphic novel che ha uno spessore del genere è difficile, lascia senza fiato e a malapena si riescono a trovare le parole. Il passato e presente diventano una linea sottile evocativa dove, con maestria e magnificenza, si mescolano portandoci a diventare avidi lettori pronti a divorare tutto: immagini, testo, spazi e pure i silenzi pur di far nostra la storia.

James Joyce, nato nel 1882, è stato un grande scrittore cosmopolita, anticonformista capace di creare opere che tutt'ora ne vengono citate, tuttavia il carattere così burbero e difficile portò ad avere un rapporto difficile con la figlia Lucia che finì, poco dopo i venticinque anni, in manicomio per schizofrenia.

In questa graphic novel gli autori portano la voce di Lucia a confrontarsi con la voce dell'autrice stessa, in una sorta di biografia del passato e presente, dove è l'autrice a riflettersi negli occhi di quella figlia non capita.

Mary Talbot rivede nella figura dello scrittore James Joyce il rapporto complicato con il padre creando tavole a colori che rappresentano la sua storia: quel presente moderno, quella realtà di adesso circondata dalla solita routine quotidiana, dove la storia nella storia porta una stessa Mary a scoprire la vita di Lucia.

Superata la pagina, Mary lascia spazio alla storia di Lucia, dove l'autore Bryan Talbot accompagna le tavole a colori della moglie con tavole bianche e nere che evocano l'ambientazione passata degli anni Trenta in un'aria poetica e dal ritmo malinconico e color seppia per identificare il periodo del dopoguerra.

Dotter of her Father’s Eyes non è la classica graphic novel, è un racconto di anime dove l'alternanza tra punti di vista differenti porta comunque le due protagoniste ad incatenarsi l'un l'altro in un abbraccio che sembra sussurrare io ti posso capire.

Leggendo la storia di Lucia ci si aggrappa a piccoli momenti di felicità del quotidiano sperando che non siano solo vane illusioni, facendoci rendere conto di quanto è facile fare degli errori anche inconsapevolmente; tuttavia le conseguenze di quegli errori arrivano dritte al petto pagando un prezzo troppo alto dove alla fine si da colpa al destino. 

E allora siamo lì, che cerchiamo la mano di Lucia per spingerla a rimboccarsi le maniche e a non sentirsi abbandonata, giriamo poi la pagina e siamo lì con Mary che con quei colori ci ridona una botta al petto e ci riporta alla realtà adeguata ad un passato che diventa presente.

Il testo insieme alle immagini riescono ad emozionarci facilmente in maniera molto naturale e sottile: le tavole così minuziose nei dettagli tessono piccole opere d'arte che rimangono impresse nella nostra memoria e si ha voglia di riviverle ancora e ancora.

Mary e Bryan Talbot con una semplice graphic novel sono riusciti a realizzare un viaggio letterario intenso e profondo che lascia quel senso di malinconia, quel calore nell'animo che avidi non vorremmo lasciar andar via. 




mercoledì 12 febbraio 2020

La leggenda della bruttissima Principessa Amanozako



Ha il fisico enorme di un essere umano, ha il naso lungo e prominente, ha le orecchie molto grandi e il suo aspetto è quello di una bestia, eppure Amanozako è in realtà una principessa.


La principessa Amanozako in ogni raffigurazione e in ogni storia racchiude tra le sue braccia il suo unico figlio Amanosaku, generato da sola in una notte di luna piena.

La sua storia inizia tanto tempo fa quando il Dio della tempesta Susanoo, decise di farla nascere vomitandola fuori in una grande palla. In questa palla il Dio racchiuse tutto ciò che il suo animo nei secoli aveva raccolto: rabbia, vendetta, invidia, odio; tutti quei sentimenti negativi che avevano oscurato il suo cuore. 

Amanozako, racchiusa in quella palla, nacque portandosi addosso tutto il peso negativo di quel Dio, diventando lei stessa un demone dal carattere tenebroso e violento.

Il suo aspetto bestiale rappresenta ciò che ha anche all'interno: la forza della tempesta con denti aguzzi e zanne sporgenti, capaci di rompere anche la spada più forte. 
Il vento più oscuro e violento per farla volare velocemente con un solo soffio per quattromila chilometri  e capace di scagliare lontano qualsiasi tipo di divinità.

Il carattere della principessa Amanozako porta al suo animo una dualità anch'essa bestiale: se da una parte vuole vivere insieme alle altre divinità in paradiso, dall'altra si oppone tremendamente a quella serenità che lei non percepisce come giusta. 

Ama mutare i sentimenti dell'umanità: un uomo buono diventa violento, un uomo umile diventa altezzoso e, la principessa, perde il controllo facilmente quando un essere umano prova a resisterle. 

All'apparenza la sua ombra viene indicata come Vergine Celeste per via degli abiti chiari di seta che indossa, ma quando si avvicina velocemente il suo spirito è capace di rubare il cuore umano e nessuno umano o divinità che sia, può fermare la sua ira. 

Amanosaku, il figlio, vive perennemente in braccio alla madre e anch'esso ha ereditato completamente il carattere iracondo generando guerre e ostilità tra le stesse divinità. Spirito malvagio, Amanosaku è a tutti gli effetti il sovrano di ogni spirito terribile e infernale 




martedì 11 febbraio 2020

Il mercante di Londra, Barbara Taylor Bradford - Recensione



Se avete iniziato a seguire questo Blogtour, scoprirete che non è la classica promozione di un romanzo appena pubblicato, ma è l'apertura di un vaso di Pandora che sviluppa all'interno approfondimenti a 360 gradi del romanzo.

IL MERCANTE DI LONDRA

Barbara Taylor Bradford

Prezzo: 19,90€
Pagine: 384
Editore: Sperling&Kupfer

Trama: L'Inghilterra della regina Vittoria è un Paese profondamente diviso tra ricchi e poveri, ma James Falconer vuole sottrarsi al destino già scritto della sua famiglia di umili origini. Da quando era bambino, lavora instancabilmente come ambulante al banco del padre in un fiorente mercato londinese e, sebbene abbia solo quattordici anni, sogna in grande. Ambisce a costruire un impero di negozi come i celebri grandi magazzini Fortnum & Mason e a diventare un famoso mercante. Già alla sua giovane età, infatti, James possiede tutto ciò che serve per diventare un uomo di successo: di bell'aspetto, ma non vanesio, è intelligente e pieno di fascino; determinato e ambizioso, antepone il dovere al piacere. Le sue capacità non rimarranno indifferenti alle attenzioni di Henry Malvern, proprietario del mercato in cui i Falconer lavorano: quando la sua unica figlia nonché erede, Alexis, verrà colpita da un'inaspettata tragedia, la strada di lei e quella di James finiranno per incontrarsi. E il giovane Falconer, dopo aver fatto i conti con minacce alla reputazione e alla vita, dovrà dimostrare di essere veramente padrone del suo destino. Le sorti delle famiglie inglesi dei Falconer e dei Malvern s'intrecciano in modi inaspettati tra scandali, amori e passioni, intrighi e tradimenti, in questo avvincente romanzo, il primo di una nuova indimenticabile saga firmata dall'autrice bestseller del New York Times Barbara Taylor Bradford.

Con epoca vittoriana si intende quel periodo storico dove la regina Vittoria regnò dal 1837 al 1901 trasformando economica, politica, società e letteratura segnando quasi le basi dell'era moderna.

Il popolo non veniva più identificato come una massa di rozzi e ignoranti, schiavi di un regno, ma come popolazione con pensieri e idee, cittadini capaci di movimentare e destabilizzare o meno la stessa politica; tuttavia come viene sottolineato nel romanzo Il mercante di Londra, la differenza tra ricchi e poveri era abissale dovuta soprattutto all'inizio del progresso industriale. 

La classe media cominciava ad innalzarsi sempre più e i poveri attraversavano periodi di crisi per la propria sopravvivenza, molte donne erano costrette a prostituirsi pur di riuscire a sopravvivere. I bambini della classe povera venivano invece utilizzati per i lavori più duri e difficili come ad esempio spazzacamino e piccoli operai nelle miniere di carbone.
Nel periodo vittoriano ci furono comunque molte riforme umanitarie per trovare una soluzione all'estrema povertà.

La famiglia aristocratica diventò un esempio da seguire: moglie padrona del focolare sempre vestita con abiti molto formali e sobri, madre di numerosi figli, marito autoritario e rispettabile (all'apparenza). La donna che sia la madre o la figlia, sempre innocente e ordinaria. Questa figura femminile puritana è possibile leggerla ad esempio in Orgoglio e Pregiudizio e in Emma di Jane Austen.

In quest'epoca nacque anche la fotografia post mortem in quanto le fotografie cominciarono ad avere un costo più accessibile rispetto al ritratto utilizzato fino ad allora dalla classe agiata. Possedere una fotografia del proprio defunto significava appartenere ad una classe di ceto medio alta. Nelle fotografie i defunti venivano posizionati in modo come se fossero ancora in vita: gli occhi venivano tenuti aperti o, in alternativa, dipinti sulle palpebre, accanto ai propri cari vivi o insieme agli animali domestici. Solo verso il 1850 i cadaveri venivano inseriti in posizione seduta su divano o poltrona in modo da sembrare addormentati in un sonno profondo, i bambini, invece, riposavano nelle culle o sul letto accanto a dei giocattoli

Nell'epoca vittoriana nacque anche lo spiritismo, la consapevolezza che al di là del mondo terreno ci fosse quello invisibile tangibile comunque dall'uomo. Molte società segrete diventarono popolari nell'utilizzo di sedute spiritiche e chiromanzia. Nel 1857 Allan Kardec pubblicò Il libro degli spiriti con basi di comunicazione tra il mondo materiale e quello dello spirito.


Il mercante di Londra apre le porte alla saga dei Falconer costruendo la storia pezzo per pezzo come un puzzle immaginario, dove ogni tassello ne combacia con l'altro creando un immagine capace di lasciarci senza fiato.
Ci troviamo nell'epoca vittoriana e l'autrice con un ritmo serrato e carico di profondità porta il lettore all'interno della stessa epoca, assaporando ogni minimo dettaglio cancellando il tempo presente fermandosi nel passato.

Barbara Taylor Bradford con Il mercante di Londra apre una narrativa non solo poetica per via della storia, ma soprattutto per i minuziosi dettagli ricchi in ogni aspetto. Sarà molto facile per il lettore riuscire ad immaginare il tessuto dell'abito, piuttosto che sentire la terra bagnata sotto i piedi.
Marina Venables era seduta in fondo al giardino e fissava il Mare del Nord. Era un soleggiato pomeriggio di maggio e il mare era stupendo, liscio quasi come un lago. Il blu più intenso era punteggiato da creste bianche. Stava dipingendo il mare e aveva ancora in mano il pennello.
La storia, pagina dopo pagina, prosegue su due binari paralleli dove i due protagonisti principali sembrano percorrere le loro vite lasciando il lettore speranzoso nell'incontro dei due destini; nonostante possa sembrare un romanzo romantico e mieloso, in realtà Il mercante di Londra è un romanzo storico vero e proprio dove l'epoca vittoriana ne diviene tangibile.

E' interessante scoprire come l'autrice riesca nonostante il romanzo sia solo uno, a trasportarci in un flusso mutevole dove le parole riescono a rallentare nei momenti più intensi, come se rispettassero il bisogno del lettore di prendere fiato, per poi accelerare nei momenti più quotidiani come se sapessero che il lettore ha il bisogno di scoprire di James e Alexis, due figure contrapposte eppure mescolati entrambi in fili intrecciati.

James è un personaggio di umili origini che cerca nel suo destino di essere di più di un semplice ambulante e ha le carte in tavola per realizzare il suo sogno, mentre Alexis è una donna di ceto elevato che nonostante l'apparenza bellissima e quasi impossibile da raggiungere, ha un animo buono ed umile, capace nella sua indipendenza di essere forte e pronta ad aiutare gli altri.

Passo dopo passo il lettore è portato a seguire le loro storie, la loro cultura, il loro vivere quotidiano per poi scoprire la loro famiglia e affezionarsi a tutti i personaggi creati.

I personaggi creati dall'autrice hanno caratteristiche incisive e ben delineate che portano il lettore a distinguerli l'un l'altro.
Un inizio importante, Il mercante di Londra per il tipo di sguardo sulla realtà, è un romanzo fondamentale per gli appassionati dell'epoca vittoriana. 






lunedì 10 febbraio 2020

Vitriol Frammenti di un mondo, Antonella Giacona - Recensione -


Vitriol: Frammenti di un mondo 

Vol.1

Antonella Giacona

Prezzo: 14,00€
Pagine: 207
Editore: Elpis Editrice

Trama: Alice si trova a metà tra due mondi: il nostro, al quale lei appartiene, e la dimensione elementale, in cui i quattro elementi sono delle forze vive, governate dal Sole. Nella dimensione elementale c’è appena stata una guerra e Alice si ritrova seduta sul prato, mentre tutto tace, con un corpo evanescente che avrebbe dovuto evitarle qualunque ferita. Sta ancora tentando di calmare le proprie emozioni, di comprendere quello che è davvero successo, quando riceve un ciondolo d’ambra e, insieme a questo, un ruolo importante: raccontare la storia che ha vissuto. A quel punto, non potrà fare a meno di assecondare quel qualcosa dentro di lei che ama le storie. Leggerle, scriverle, tutto. Inoltre, vuole che gli altri sappiano della guerra, della vittoria. Gli altri: gli esseri della dimensione elementale che vivono indisturbati nel nostro mondo. Alice non sceglie di inventare una storia, ma di viverla. Attraverso frammenti di un mondo. 

Vitriol frammenti di un mondo è l'inizio di una saga che porta il lettore a viaggiare tra le pagine del libro, con la speranza che in realtà la storia non finisca ma che diventi un prolungamento continuo e infinito. 
Alice all'apparenza è la guida principale del lettore, ma non bisogna mai fermarsi al primo sguardo perché pagina dopo pagina ci si rende conto che in realtà Alice sta cucendo addosso al lettore stesso la sua storia. 

Con una voce ipnotica capace di immobilizzarci su quelle pagine, Antonella Giacona mescola la realtà con l'immaginazione in maniera così naturale e pulita che a stento ci sembrerà che il tutto non sia davvero reale.
Sorprende trovare un ambientazione ricca di minuziosi dettagli in un primo volume della saga dove, nella maggior parte della narrativa, il primo volume diviene in realtà un allungamento introduttivo.
L'autrice gioca con la profondità dei sentimenti sviscerando ogni ricordo trasportandolo nell'animo stesso del lettore. 

Vitriol sotto forma di romanzo, ha al suo interno pagine e pagine di ricordi di un mondo dove l'abilità dell'autrice ci porta a credere alla sua esistenza. 

Alice, la nostra protagonista, da sempre sogna di scrivere un romanzo eppure sembra non trovar mai l'ispirazione e quel vortice di parole per riempire pagine bianche; tuttavia la scoperta in maniera dolorosa di quel mondo che sembra appartenerle e tanto vicino al suo, la porta a dover affrontare una missione spesso terribile: scrivere i ricordi di quel mondo andato distrutto per via della guerra, scrivere per non dimenticare e non far dimenticare, ma per scriverle deve viverle.

Quanto può far male vivere un ricordo che non ci appartiene? Alice vive ogni ricordo di quel mondo percosso dalla guerra facendo camminare il lettore sotto ad un vento gelido, perso nell'incertezza di emozioni contrastanti: dove, come foglie al vento, si oscilla tra il bisogno di continuare a leggere e la sensazione di vivere allo stesso tempo quelle pagine. 

Continuare a leggere significa entrare in una storia corale che nonostante sia a stampo fantasy, in realtà dopo l'ultima pagina il lettore si trova a riflettere con amarezza sulla sensazione di un ricordo, sulla necessità di costruire un futuro non dimenticando il passato. 

La prosa diretta di Antonella Giacona, la profondità del ritmo scorrevole porta a chiedere quasi urlando il secondo volume del romanzo per vivere ancora immersi in un'esperienza unica ed intensa.

Invito il lettore a gran voce a leggere il romanzo in versione cartacea per avere maggiormente la sensazione di vivere all'interno di quelle pagine.