martedì 21 gennaio 2020

The chain, Adrian McKinty - Recensione -

L'UNICO MODO PER RIAVERLO E' RAPIRE UN ALTRO BAMBINO AL SUO POSTO.


THE CHAIN

Adrian McKinty

Prezzo: 19,50€
Pagine: 352

Trama: Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà. La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà. Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l'impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato. Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa...

The chain, di Adrian McKinty è stato pubblicato da Longanesi nell'Agosto 2019 ed è un romanzo che nonostante qualche intoppo riesce comunque a farsi apprezzare. 

Di questo romanzo bisogna tuttavia sottolineare che nasce nel 2012 come breve racconto ispirandosi ai veri rapimenti attuati in diverse zone del Messico e, solo più avanti, viene poi sviluppato come romanzo vero e proprio.
La lettura si apre con quello che è il più grande incubo per una madre: il rapimento del proprio figlio; una telefonata che stravolge la vita della protagonista in una catena che di certo non può spezzare.

The chain rappresenta la classica catena virtuale che ogni tanto riappare tra i messaggi: "invia questo sms a dieci amici, non spezzare la catena o avrai sfortuna a non finire", tuttavia questa volta spezzare la catena significherà perdere il proprio figlio.

L'autore ci porta di fronte alla consapevole disperazione della protagonista che, se da una parte è combattuta all'idea di denunciare tutto alla polizia, dall'altra sa benissimo che l'unica cosa da fare è diventare lei stessa la carnefice.
Il gioco della catena le permette di farsi aiutare da una persona a sua scelta per rapire un'altra vittima, in modo da liberare la propria figlia.

Lo stile narrativo dell'autore fa utilizzo di un ritmo altalenante che porta quindi il lettore ad un senso di angoscia e ansia nella lettura, come se si trovasse esattamente nella scena descritta.

Il punto di forza della scrittura di Adrian McKinty è l'utilizzo della scelta delle parole, delle vicende e delle emozioni che permettono ai personaggi di scivolare via, di sfuggire al lato psicologico così da continuarne la lettura in una sorta di presa infinita.

Questa scelta semplice e minimale della non caratterizzazione della protagonista, che per Adrian McKinty ne sia frutto di una scelta di marketing o puro stile narrativo, ci porta ciò nonostante a creare un legame con la storia non provando empatia per la protagonista, ma a sentirci noi stessi la protagonista.

Lo scrittore sembra circondarci da una nebbia fitta dove l'unica luce che ne filtra è quella della corsa della lettura per arrivare all'ultima pagina. Così come richiesto dal genere del libro, dal thriller psicologico di cui The chain ne fa parte, l'autore mescola le carte in tavola lasciando poche solide certezze: come si spezza la catena? Come può una vittima diventarne carnefice?

The chain si muove senza fiato seguendo regole primitive che in meno di ventiquattro ore devono essere sviluppate, creando una corsa contro il tempo che sembra tuttavia frantumarsi verso il finale del romanzo.
Come detto precedentemente, essendo frutto di un racconto, l'ultima parte non ha quell'esplosione dell'inizio del romanzo, non ha quel ritmo ricco di adrenalina che porta il lettore a divorare ogni pagina, tuttavia si lascia comunque leggere ormai incuriositi dalla voglia di scoprirne il finale.

Il dettaglio inquietante dello sviluppo della storia, ossia dei rapimenti avvenuti in Messico rimane un'ombra che aleggia su ogni pagina divenendo una paura intrinseca nella nostra testa. 


lunedì 20 gennaio 2020

Il cuore di Frankenstein, Antonella di Luoffo - Recensione -

Oggi si dice che sia la giornata più triste dell'anno essendo il terzo lunedì di Gennaio ed egoisticamente credo proprio che sia così, in quanto lasciare andare Il cuore di Frankenstein (di Antonella Di Luoffo edito da Eretica Edizioni) non è stato facile; avete presente quando un libro vi prende a tal punto che si ha quasi la voglia di rimandare sempre la fine della lettura pur di non finirlo? Con il cuore di Frankenstein è successo esattamente questo; ho rimandato la fine, ho cercato di prolungare la lettura pur di non finirlo, pur di averlo sempre con me.



il cuore di Frankenstein

Antonella Di Luoffo 

Prezzo: 15,00€
Pagine: 172

Trama: Un mostro si aggira da vent'anni nella foresta bavarese. Si è allontanato dagli uomini ma di nascosto frequenta la biblioteca di Ingolstadt dove impara a conoscere il mondo, le arti e la mitologia greca dalla quale trae il nome che porta: Prometeus. Un giorno salva la vita a Karl Reinholdt, pioniere della chirurgia, che per questo decide di operarlo per cancellargli le cicatrici. A lui, dopo questa prima metamorfosi, rivelerà la sua identità.





Frankenstein è il mostro creato dalla penna di Mary Shelley in un momento molto particolare della sua vita e da allora la creatura, il mostro fatto di morte è stato il personaggio che ha creato paura e terrore nella storia dell'uomo. 
Parecchi sono stati i film e i romanzi ispirati a questo personaggio, ma trovare il prolungamento della storia, come se a scriverla sia in effetti Mary Shelley, non è facile; eppure la penna di Antonella Di Luoffo, ci trasporta in un attimo nell'Ottocento davanti a quella creatura confondendo quasi le due autrici, trovando in Antonella la degna ereditiera della pura creatività di Mary Shelley.

Il cuore di Frankenstein nonostante contenga poco meno di duecento pagine, è la prova di come un piccolo volume possa contenere in realtà una forza sorprendente. Antonella Di Luoffo non solo continua la storia della creatura portandoci un finale alternativo, ma ci trasporta all'interno dell'anima degli stessi personaggi facendoci apprezzare il lato psicologico e drammatico degli eventi. 

Mentre la storia continua pagina dopo pagina, lo stesso Prometeus sembra spingerci piano piano sempre più in profondità, mostrandoci quell'introspezione psicologica che a stento un romanzo di narrativa, un romanzo gotico potrebbe creare.
Io, essere mostruoso, demonio, cavia sperimentale, senza storia, senza radici, senza famiglia, invece, non rivelerò nulla, te l'ho promesso. Tra un'agonia e l'altra, tra un tormento e l'altro, attendo il tuo ritorno. Lo attendo e lo spero ardentemente. 
La scrittura di Antonella Di Luoffo è ricca di minuziosi dettagli che rafforzano la potenza delle parole con una prosa quasi poetica che sembra ricordare la malinconia e quel brivido di terrore della scrittura di Edgar Allan Poe.

E' la stessa narrazione che ci trasporta a continuare la lettura pagina dopo pagina, che ci accompagna a scoprire Prometeus e il suo bisogno di riscatto, il bisogno della sua metamorfosi.

La paura viene schiacciata dalla meraviglia e se pur l'ambientazione è cupa e densa di brividi da accapponare quasi la pelle, la bellezza delle immagini create nella nostra mente, la malinconia dei discorsi e delle riflessioni dei personaggi, farà si che qualsiasi tipo di sensazione venga subito cancellata.
La condusse sulla cima della vetta più alta. Là dove ella aveva desiderato andare. Là dove la sua anima avrebbe dimorato nella bellezza maestosa del mondo, godendo finalmente della pace eterna. 
La prosa onirica ci permette di assorbire completamente il tormento del nostro protagonista facendoci immaginare davanti a quella creatura e al bisogno di salvarla. 
L'atmosfera e i dialoghi pervadono completamente il nostro animo di un tepore che egoisticamente vorremmo non far finire mai, come se Antonella di Luoffo non scriva solo parole, ma marchi fatti di fuoco sulla pelle. 

Il cuore di Frankenstein è una lettura che trasporta come foglie nel vento ed è impossibile non lasciarsi andare. Un romanzo complesso, un romanzo ricco, un romanzo pieno

sabato 18 gennaio 2020

Antica Madre, Valerio Massimo Manfredi - Recensione -


antica madre

Valerio Massimo Manfredi 

Prezzo: 19,00€
Pagine: 218

Trama: Numidia, 62 d.C. Una carovana avanza nella steppa, scortata da un drappello di soldati agli ordini del centurione di prima linea Furio Voreno. Sui carri, leoni, ghepardi, scimmie appena catturati e destinati a battersi nelle venationes, i rischiosissimi giochi che precedevano i duelli fra gladiatori nelle arene della Roma imperiale. La preda più preziosa e temuta, però, viaggia sull'ultimo convoglio: è una giovane, splendida donna con la pelle color dell'ebano, fiera e selvatica come un leopardo... e altrettanto letale. Voreno ne rimane all'istante affascinato, ma non è il solo. Appena giunta nell'Urbe, le voci che presto si diffondono sulla sua incredibile forza e sulla sua belluina agilità accendono l'interesse e il desiderio dell'imperatore Nerone, uomo vizioso e corrotto al quale nulla può essere negato. Per sottrarla al suo destino di attrazione del popolo nei combattimenti contro le bestie feroci e toglierla dall'arena, dove prima o poi sarebbe andata incontro alla morte, Voreno ottiene il permesso di portarla con sé come guida nella memorabile impresa che è sul punto di intraprendere: una spedizione ben oltre i limiti del mondo conosciuto, alla ricerca delle sorgenti del Nilo che finora nessuno ha mai trovato. Spedizione voluta dallo stesso imperatore - su suggerimento del suo illustre consigliere, il filosofo Seneca - non solo perché spera di ricavarne grande e imperitura gloria, ma anche perché spera di allargare i confini delle terre conosciute ed estendere così i domini di Roma. E sarà proprio nel corso di questa incredibile avventura, fra monti e vulcani, piante lussureggianti e animali mai visti, che Varea - cioè "solitaria", come rivela di chiamarsi la donna - svelerà il proprio insospettabile segreto..

Antica Madre è uscito per Mondadori a Novembre e sin da subito sono rimasta colpita dalla copertina, da quella bellissima donna pronta a scrutare la tua anima con gli occhi; se poi il tutto è scritto da Valerio Massimo Manfredi diventa scontato il dover leggerlo quasi subito.

Se fino adesso non avete ancora avuto il piacere di immergervi in Antica Madre...beh, non fatelo! 

Di solito leggere Valerio Massimo Manfredi significa entrare completamente nella storia, immergersi in epoche lontane eppure sentirle così vicino da visualizzarsi all'interno del romanzo, accompagnando ogni tipologia di personaggio, ma questa volta Antica Madre sembra invece lontano da quei capolavori di cui l'autore ci ha sempre donato. 

Lo stile di scrittura di Manfredi è pur sempre accattivante, la trama originale incuriosisce ad iniziare il romanzo, ma arrivati quasi alla fine sembra come trovarsi di fronte ad un puzzle dove nessun pezzo si incastra tra loro, dove ogni pezzo può racchiudere un immagine bellissima, ma se non è unito con l'altro come si può ammirarne il risultato finale?

In questo romanzo ci troviamo di fronte ad un incontro scontro tra due popoli: i romani e gli indigeni. Da una parte abbiamo Nerone il folle, volubile caratterialmente e caratterizzato da una perenne insoddisfazione e dall'altra abbiamo la bella Varea costretta a combattere in un mondo non suo.

Se dalla trama l'idea di una selvaggia in un mondo romano, di una donna combattente poteva sembrare affascinante con possibilità di ricchi colpi di scena, in realtà l'autore ci lascia con un pugno di sabbia tra le mani, consumando la storia velocemente quasi in poche righe, senza farci confrontare con quel finalmente personaggio femminile che poteva divenire la nostra nuova eroina.

Antica Madre sembra esser scritto da Manfredi in un momento no, quasi per obbligo a raccontare una storia che non convince nemmeno lui. Dov'è finito l'autore che ci ha fatto innamorare con la sua trilogia di Ulisse? Dov'è finito l'autore dello Scudo di Talos? Perché per Antica Madre ha avuto la necessità di correre da 0 a 100 in pochi secondi?

Antica Madre poteva chiudere il 2019 e aprire il 2020 in maniera diversa invece ci lascia insoddisfatti con un romanzo confusionario, superficiale dove si la scrittura rimane sempre ricca di dettagli, ma buttati qua e là giusto per riempire qualche pagina.

Forse la maledizione di un autore che scrive capolavori è quella di aver l'obbligo di continuare a scrivere capolavori e di non perdersi mai per strada. Confido in un ritorno della genialità e della creatività dell'autore e chissà che non porti con sé una donna, una guerriera che non vesta i panni magici alla X-men pronta a far innamorare il personaggio maschile, ma una donna, una figura femminile nuova, pronta a marchiare a fuoco le stesse pagine.

Intanto non me ne vogliate, ma di Valerio Massimo Manfredi torno a rileggermi Lo scudo di Talos mentre aspetto.


venerdì 17 gennaio 2020

Project Digito Anima, di Marco Chiaravalle - Recensione -

No amico mio...non c'entrava nulla Dio. Eravamo solo uomini, anche se per qualche breve istante, forse, abbiamo creduto di poter essere Dei. E invece eravamo soltanto dei novelli Icaro.

PROJECT DIGITO: ANIMA

Marco Chiaravalle 

Prezzo: 15,50€
Pagine: 506

Trama: Simone Baum lavora per la Eden inc., una multinazionale finanziatrice di un progetto sperimentale chiamato Resilience, in grado di far superare, tramite la fase onirica, i traumi che le persone hanno subito. La perdita di un caro amico e superiore, Adam, gli ha fatto perdere interesse in tutto ciò che lo circonda. Le sue giornate trascorrono tutte uguali fino a quando incontrerà Dahlia: la vittima di un efferato omicidio avvenuto nei suoi sogni. Starà a Simone, che nella dimensione onirica vestirà i panni del detective Liam, indagare sulla morte della ragazza. Le cose si complicheranno quando, nella realtà, le cavie che si sono sottoposte all’esperimento cominceranno a suicidarsi una dopo l’altra. Indagando in prima persona su cosa cela in realtà il programma, Simone si renderà ben presto conto che sogno e realtà non sono due dimensioni così distanti fra di loro. In un’atmosfera permeata costantemente da una profonda oscurità ogni verità verrà pian piano a galla, anche quella più atroce di tutte.

Di Marco Chiaravalle sono disposta a leggere tutto, anche la lista della spesa se possibile. Il suo modo di scrivere ci porta davanti ad una completa nudità di noi stessi, come se oltre a noi e al romanzo non ci fosse nulla e non ci servisse nulla. 
La sua scrittura è poetica e quando l'autore mi ha affidato la lettura del suo nuovo romanzo, non avevo nessun dubbio: l'avrei amato sin dalle prime pagine.
Badate bene però, Project Digito Anima non è il romanzo della domenica; se state cercando un romanzetto per passare il tempo, un fantasy che vi faccia sognare...questo libro non fa per voi

Project Digito Anima ha bisogno di tempo per essere letto e non per via della mole di pagine, ma per la storia nella storia, per l'effetto matrioska che tratta in quanto il romanzo si apre su più aspetti passando dal thriller a sfumature paranormali, a tratti romance per poi quasi toccare il fantasy e tornare poi in picchiata di nuovo nel thriller. Un genere nel genere, dentro di nuovo al genere

Un Uroboro dalle grandi fauci e dalla morsa stretta e l'autore riesce a farlo vivere in maniera così naturale che la sua lettura non sarà per nulla fastidiosa, anzi ne verremo incuriositi ancora di più.

Ammetto che all'inizio ho avuto difficoltà a prendere il ritmo perché come detto precedentemente il romanzo ha bisogno di tempo per essere solo lui al centro della vostra attenzione, ma pagina dopo pagina mi sono resa conto che più proseguivo la lettura, più avevo voglia di farlo e di conoscere i personaggi. 

E se vi dicessi che uno dei personaggi della storia ha la capacità di farvi superare ogni possibile trauma? Avanti, quanti di voi firmerebbero per allontanare quell'evento traumatico che anche inconsciamente ne diviene causa di ogni nostra azione? Ma cosa succede se in realtà in un sogno vi è un omicidio? 

E' qui che come nel romanzo precedente Dietro Anime D'inchiostro, Marco Chiaravalle intereseca la realtà con il sogno, prendendo due tasselli di un puzzle completamente diverso fondendoli insieme. Il sogno diviene reale, la realtà diventa incubo e buio, una sorta di Inception alla Christopher Nolan dove il nostro bel Leonardo di Caprio viene interpretato dal nostro complesso Simone che, alla fine della storia, diviene poi il personaggio più trasparente e semplice possibile; perché la magia dell'autore, oltre alla scrittura, è proprio quella di mescolare le carte davanti a voi senza farvi accorgere di nulla se non arrivati alla fine. 

Ogni elemento è accattivante: dai dettagli che sembrano anch'essi onirici, al grande mistero che si cela dietro la storia fino alla stessa storia che muta, che cambia pelle ad ogni pagina senza darci nemmeno il tempo di capire, ma veniamo trascinati dall'ondata del fiume in piena delle azioni e di quello che possono lasciarci. 

Sconsiglio Project Digito Anima a chi cerca una storia certa, una trama lineare che possa raccontare un inizio e una fine senza cambiamenti che possano turbare l'animo, in quanto Marco Chiaravalle è capace di turbare, di lasciarti lì senza fiato così senza nemmeno farti accorgere di dove in realtà sei finito, se nel mondo dei sogni o se in quella realtà da cui stavi scappando. 

L'ambientazione, il paesaggio, la stessa aria che si respira nel romanzo è densa come fumo industriale e cupa quasi ad aver voglia di leggere il romanzo con la luce accesa, eppure arrivati alla fine si respira la consapevolezza di aver letto pagine che ci hanno arricchito, di aver letto qualcosa che non è commerciale ma che diviene quasi un élite per pochi scelti.

Marco Chiaravalle ha la capacità di prendere in giro il lettore: di farci sentire al buio fino alla fine del romanzo, convinti di aver lasciato la luce spenta, per poi insinuare il dubbio che forse al buio ci siamo stati perché avevamo gli occhi chiusi e Project Digito Anima è esattamente il suo riflesso, quel trip mentale che forse solo uno psicopatico sotto effetto di chissà quale droga avrebbe potuto creare. 

Per ritrovare la dimensione reale bisognerà seguire passo passo la dimensione onirica, svoltare in luoghi dove angoli non ci sono, sentire nella pelle il calore della paura e poi quasi sentirne la mancanza, innamorarci anche noi di personaggi di carta. Project Digito Anima è il cuore che pulsa sotto il pavimento e tu sei sicuro di voler ascoltarlo?

martedì 26 novembre 2019

Fuga di morte, Sheng Keyi - Recensione -


La luna era un punto luminoso nel cielo che dipingeva l’ombra di strade e case, come in una poesia oscura, ma allo stesso tempo razionale e calma.

Titolo: Fuga di morte
Autore: Sheng Keyi
Editore: Fazi Editore
Pagine: 430
Prezzo: 18,50€
Trama: 
Sulla piazza principale di Beiping, capitale dello Stato di Dayang, un giorno compare un enorme escremento a forma di pagoda: un atto dissacrante, che fa esplodere le gravi tensioni sociali latenti da tempo, innescando un movimento di protesta guidato da poeti e intellettuali. Yuan Mengliu, giovane e rispettato poeta, vive però una crisi profonda. Da un lato si dimostra incapace di sopportare la violenza della rivolta e della sua repressione da parte del governo, dall’altro non riesce ad abbracciare gli ideali rivoluzionari della sua compagna Qi Zi, la quale si afferma invece come leader della protesta. Quando la ragazza scomparirà in circostanze misteriose, Yuan Mengliu, ormai abbandonata la poesia e diventato un chirurgo, si metterà alla sua ricerca. Dopo anni di viaggi, si ritroverà in un luogo sperduto chiamato Valle dei Cigni: un mondo utopico apparentemente perfetto che si rivelerà invece sottoposto a imposizioni ferree dall’alto, dove ogni aspetto della vita è regolamentato ai fini del benessere dello Stato, con tragiche conseguenze. Rifiutato in Cina per il suo contenuto controverso e pubblicato per la prima volta in inglese, Fuga di morte rappresenta il coraggioso tentativo da parte della sua autrice di confrontarsi con l’eredità della protesta di Tienanmen e della sua aspra repressione. Sheng Keyi costruisce due immagini contrapposte di deriva totalitaria e, misurandosi con il tabù che aleggia sugli eventi del 1989, si afferma come una delle voci più interessanti della narrativa cinese contemporanea.

Recensione: 

Se state cercando un romanzo che vi riempia la giornata nei momenti di noia o sconforto beh...questo romanzo non fa per voi. Se state cercando un romanzo che vi accompagni in una storia che vi lasci una sensazione di benessere, beh... non va bene nemmeno per questo. 

Fuga di morte di Sheng Keyi è uno di quei romanzi che si digerisce a fatica e nonostante questo si ha la voglia di ricominciare a leggerlo. 
Non è un romanzo che si legge e basta, la scrittura di Sheng Keyi con la traduzione di Eugenia Tizzano, si ascolta in ogni parola, si respira, si cerca di comprendere; si assapora piano piano come se ci si trovasse di fronte ad un piatto importante dove lo chef ti annuncia di mangiarlo prima con gli occhi per poi gustarlo a fondo. 
Ci sono persone che vivono benissimo anche senza poesia, senza sentirsi soffocare». «Be’... perché le bugie di chi va contro il proprio cuore non possono diventare buone poesie. A volte le persone hanno bisogno di tempo per riflettere..
L'autrice ci accompagna già dalle prime pagine facendoci conoscere il nostro protagonista, un  medico-poeta particolare, a tratti antipatico ed egoista, ma complesso nell'insieme che nasconde la poesia come una macchia sotto ad una giacca. 
Pagina dopo pagina ci ritroviamo di fronte all'incidente della Pagoda che porterà il popolo a ribellarsi contro un governo ormai sporco e puzzolente come l'enorme montagna di feci lasciata in strada; la ribellione, ormai giunta al culmine, esplode quando il popolo insoddisfatto esige verità dal governo sul protagonista dell'incidente che prontamente viene tenuto nascosto. Chi era l'autore di quel gesto? Di chi erano quelle feci?

E' in questo tumulto di azioni e dissensi che il nostro protagonista si innamora, ma Sheng Keyi con una scrittura ipnotica ci porta di fronte ad un protagonista insoddisfatto che da una parte vive il presente, dall'altro nostalgico del passato cerca di nascosto quella donna dell'incidente, quella donna che in maniera sorprendente l'aveva fatto innamorare. 
Questo continuo viaggiare del protagonista sembra raggiungere la sua meta in una città futuristica, a tratti utopica, dove regole strane e severe ne fanno da base. Tra robot e personaggi ancora più strani, il nostro medico-poeta si ritroverà a lottare sia con se stesso in una sorta di complesso interiore, sia con il mondo fuori per il ritorno a casa in via di regole troppo strette per il suo modo di essere.

Il romanzo di Sheng Keyi va oltre ad una storia di fantasia raccontando la rivoluzione in maniera provocatoria. La scrittura se pur fluida sembra racchiudere in realtà tantissime menti, se a tratti il romanzo ci sembra divertente e ironico sotto diversi punti, dall'altra molte saranno le pagine poetiche e riflessive che ci porteranno addirittura a riflettere sul senso stesso della vita. 
L'autrice descrive in maniera minuziosa ogni dettaglio, ogni caratteristica anche della stessa piazza e se questo può sembrare inizialmente noioso, in realtà pagina dopo pagina ne diviene un pregio, quasi come se stessimo di fronte ad un fotogramma. 

Nonostante la mole, Fuga di morte si legge in un paio di giorni in quanto l'evocazione della scrittura e la curiosità ne fanno da padrone. Tra provocazione, particolarità, messaggi sulla lotta, sulla paura dell'essere cancellati, Sheng Keyi presenta un romanzo crudo, pesante, a tratti antipatico ma nonostante ciò che vale la pena di esser letto, anzi...vissuto. 



giovedì 31 ottobre 2019

Fantasmi del mercato delle ombre: Come funziona l'istituto - Cassandra Clare -


Buongiorno a tutti amici lettori, qualche giorno fa vi ho parlato del nuovo romanzo di Cassandra Clare: Fantasmi del Mercato delle ombre - raccolta di novelle - recensendone il contenuto; Oggi, senza spoiler, andremo all'interno dell'istituto. 

Titolo: Fantasmi del mercato delle ombre
Autore: Cassandra Clare
Editore: Mondadori
Pagine: 540
Prezzo: 19,90€
Trama: Il Mercato delle Ombre è un luogo speciale, dove si possono incontrare fate, licantropi, stregoni e vampiri. Un luogo dove si vendono oggetti magici, si stringono patti oscuri e si sussurrano segreti che nessuno deve conoscere. Tra tutte le creature che qui si muovono, ce n’è una in particolare che, nell’arco di due secoli, lo ha visitato spesso. Si tratta di Fratello Zaccaria, che, come Fratello Silente, è il custode della legge e delle leggende dei Nephilim, ma che un tempo è stato uno Shadowhunter chiamato Jem Carstairs, e come tale ha vissuto un amore grande, quello per la strega Tessa Gray, l’unica donna della sua vita – di allora e per sempre. Seguendolo tra le pieghe di questo luogo magico, incontreremo insieme a lui personaggi iconici dell’universo Shadowhunters: da Anna Lightwood, alle prese con una storia d’amore impossibile, a Matthew Fair­child, consumato dal senso di colpa per le conseguenze irrimediabili di una sua azione, a Tessa Gray, costretta a operare sotto i bombardamenti nella città in cui vive. Il Mercato delle Ombre è un luogo spaventoso e affascinante al tempo stesso, dove ci si può nascondere facilmente, ma dove, se hai rinunciato al tuo cuore, nessuno può salvarti, nemmeno Fratello Zaccaria

DIETRO LE QUINTE DELL'ISTITUTO:


Questo è un luogo di formazione e di apprendistato per i futuri cacciatori di demoni, ci sono varie sedi in diverse città del globo terrestre ( a mio parere l'istituto descritto nella serie tv è un po' troppo iper tecnologico e privo di quel senso di magia che vediamo nei libri). 

Uno dei vari istituti è diretto da Charlotte Fairchild ed Henry Branwell, due personaggi di grande importanza che troviamo in Fantasmi del mercato delle ombre. 
Facendo un salto al mercato ci si trova di fronte ad un posto particolare che ha davvero catturato la mia attenzione: qui si incontrano i Nascosti, i vampiri, gli stregoni e i lupi mannari, è un mondo magico dove si stringono misteriose alleanze.
Vampiri e lupi mannari, stregoni e fate si incontravano sotto le stelle, coperti da un incantesimo che l'occhio umano non poteva penetrare. 
L'istituto ed il Mercato delle ombre sono luoghi fondamentali nel mondo creato da Cassandra Clare: 

il primo è un luogo di formazione per coloro che combatteranno le creature demoniache, non è solo magia ma anche fatica e tirocinio, è un posto con leggi da rispettare e non tutti possono accedervi, infatti è nascosto alla vista per molti; il secondo è un sottobosco di creature magiche ed è avvolto dal mistero.

mercoledì 30 ottobre 2019

Viola, Nero e Blu: Quanti colori può avere il buio? Coraline, Neil Gaiman


Soffermarsi a parlare di Neil Gaiman è come trovarsi di fronte ad un film di Tim Burton e continuare a riflettere su ciò che si è visto. Neil Gaiman diventa famoso per la sua immaginazione, per la sua prosa poetica e oscura al tempo stesso, per il suo modo di esprimere la creatività attraverso una scrittura che sembra far rivivere in un loop infinito il mondo di Alice nel paese delle meraviglie. 
Coraline che ha fatto breccia nel cuore di grandi e piccini con il suo impermeabile giallo, si tinge di nuovo in una veste grafica ancora più accattivante grazie ai disegni dell'illustratore Lacombe e grazie alla casa editrice Mondadori che pubblica questa nuova opera in veste nuova.

Titolo: Coraline
Editore: Mondadori
Autore: Neil Gaiman
Prezzo: 17,00€
Pagine: 156

Neil Gaiman in maniera onirica e con sfumature sovrannaturali in maniera molto sottile, ha da sempre accompagnato i lettori verso quel lato esoterico e misterioso che va al di là del reale. 
In Coraline troviamo questa linea sottile nell'altro. L'altra casa, l'altra madre, l'altro padre che si diversificano non solo a livello estetico, mani più lunghe, pelle pallida e bottoni al posto degli occhi, ma anche per la differenza di colori tra il mondo reale e quello parallelo.

Sin dalle prime pagine scopriamo una Coraline esuberante, colorata, una ragazzina che vuole esser diversa da ciò che ha intorno, che cerca il proprio spazio, il proprio io con fermezza e determinazione senza dimenticare comunque l'altro. Sia nel libro che nel film di animazione, Coraline viene identificata come la ragazzina dall'impermeabile giallo intenso e dai capelli blu elettrico che la differenziano totalmente dai colori spenti della sua realtà. 

La ragazzina vive sola con i suoi genitori in un appartamento caotico, infatti le altre porte collegate tra loro sono appartamenti occupati da gente strana: un vecchio pazzo che ammaestra topi e vecchie attrici in pensione. 
Coraline ama curiosare in quanto passa le giornate in piena solitudine e quando scopre una porta che assomiglia alla sua differenziandosi di pochissimo, scopre un mondo che all'inizio la mette a proprio agio; un mondo apparentemente uguale al suo ma con colori sgargianti e accesi proprio come lei. 

Qui Coraline non è più sola, non si trova più a dover affrontare il mondo grigio e tetro con il suo impermeabile giallo, qui c'è l'altra madre e l'altro padre pronti ad occuparsi di lei, a darle quelle attenzioni e quell'affetto mancato

Nel film di animazione la differenza sottile che troviamo nel romanzo tra realtà e sovrannaturale, si sviluppa anche negli stessi colori che ad impatto sembrano farci rivivere un film di Tim Burton. 
Come detto all'inizio la realtà è grigia, spenta, quasi buia, solo Coraline sembra illuminare ogni cosa intorno a sé, l'altra realtà invece è accesa, è sgargiante, è divertente in ogni sua parte, ha colori luminosi e bellissimi che invogliano al calore familiare e a quell'amore luminoso e caldo che Coraline nonostante la sua scorza dura sembra cercare. 

Sarà la stessa Coraline a rendersi conto che andando avanti l'altra realtà non è poi così magnifica come vuol sembrare e se non vuol finire in un incubo di bottoni ha bisogno di trovare non più da sola, ma con qualche strano amico quella via di uscita nascosta.

Nel romanzo sono tanti i riferimenti horror e gotici che Neil Gaiman affronta in maniera quasi melodica ed è possibile parafrasare in chiave esoterica partendo già dagli stessi colori:

Il viola diviene il colore della saggezza, della magia e della propria forza; quella stessa forza spirituale che in Coraline si identifica come determinazione che la portano a riuscire a salvare se stessa e gli altri dall'altra madre. 

Il nero diviene il colore della ribellione, del rifiuto della realtà che a Coraline sembra andare troppo stretta, cercando una via di uscita esplorando ciò che ha intorno a sè.

Il blu diviene il colore dell'equilibrio, della calma che si ritrova dopo la forza, del riuscire a ritrovare la propria emotività e non esserne più vulnerabile, ma ad utilizzarla come arma vincente ed è ciò che fa Coraline dai capelli blu elettrici, utilizza la sua emotività, la sua sensibilità che si nasconde dietro a quella scorza pungente e dura

Una storia che dicesse [alle mie figlie] ciò che avrei desiderato sapere io quando ero piccolo: ovvero che essere coraggiosi non significa affatto non avere paura. Essere coraggiosi significa proprio avere paura, molta paura, una paura da matti, e ciononostante fare la cosa giusta. Neil Gaiman