venerdì 21 febbraio 2020

La figlia del peccato, Emily Gunnis - Recensione -


La figlia del peccato

Emily Gunnis

Prezzo: 18,60€
Pagine: 336
Editore: Garzanti

Trama: Due bambine costrette a separarsi. Un mistero rimasto sepolto per anni. Una sola possibilità di salvezza. Sussex, 1956. È calata la notte. Al convento di Saint Margaret tutte le luci sono spente e regna il silenzio. Protetta dal buio, Ivy si aggira furtiva per i corridoi. Spera di trovare una via di fuga dalla prigione che le ha tolto il suo unico figlio senza darle nemmeno il tempo di abbracciarlo. Per lei non c’è più possibilità di salvezza, ma forse può ancora aiutare Elvira, l’unica bambina cresciuta tra quelle mura. La piccola ha appena scoperto di avere una sorella gemella e vuole raggiungerla a tutti i costi. Ma scappare da Saint Margaret sembra impossibile. Il convento si fregia di essere una casa di accoglienza per ragazze madri che qui si rifugiano per dare alla luce bambini destinati all’adozione. In realtà, è una fortezza che nasconde oscuri segreti. Un luogo in cui centinaia di giovani donne sono private degli affetti e della libertà, vittime di atrocità di cui nessuno ha mai saputo nulla. Da allora sono passati sessant'anni e tutta la verità su Saint Margaret è ora contenuta in una lettera di Ivy. Poche righe scritte con mano tremante che Samantha, madre single e giornalista in cerca di uno scoop, rinviene per caso in un vecchio armadio della nonna. Non appena le legge, si rende conto di avere per le mani quello che aspetta da tempo: una storia che ha bisogno di essere raccontata. Sa che quel compito spetta a lei. È come se quella lettera l’avesse trovata e le chiedesse di andare fino in fondo perché quell'indagine potrebbe rivelarle particolari sconosciuti del proprio passato. Ma Samantha deve fare in fretta. Il convento sta per essere abbattuto e la verità rischia di restare sepolta sotto le macerie. Emily Gunnis confeziona un esordio perfetto, ricco di colpi di scena e suspense, che ha conquistato pubblico e critica, balzando in cima alle classifiche e dando il via a un passaparola straordinario. Basato su fatti realmente accaduti in Irlanda tra il diciottesimo e il ventesimo secolo, La figlia del peccato è un romanzo intenso e coinvolgente che ci parla dei sacrifici che una madre è disposta a fare pur di proteggere il proprio figlio.

Avevano condiviso mo- menti fantastici e certo le era affezionato, tuttavia non le aveva promesso nulla. lei gli aveva scritto per mesi dopo aver avuto la bambina, lettere piene di menzogne che aveva smesso di aprire. lo facevano infuriare tutte quelle pressioni; era evidente che aveva perso la testa, perciò poteva ben dire di averla scampata bella. non era il tipo di ragazza che voleva sposare e ben presto si rese conto di aver avuto ragione. non aveva classe, né padronanza di sé o ritegno. la gravidanza era stata un errore; non poteva semplicemente accettarlo e passare oltre, come tutte le altre ragazze di Saint Margaret?
Da ieri in libreria è possibile trovare la figlia del peccato, romanzo di esordio di Emily Gunnis e pubblicato in Italia dalla Garzanti. Nonostante le quasi quattrocento pagine, ho letto questo romanzo in un paio di notti come se quella vita frantumata fosse la mia e che, avidamente, cercassi il lieto fine. Non è stato facile leggere il romanzo sapendo che si basa su fatti realmente accaduti e, in realtà, non è facile nemmeno riuscire a recensirlo. 

Se pur per Emily Gunnis sia in realtà il suo romanzo di esordio, lo stile di scrittura è così fluente e ricercato che sembrerà di navigare tra pagine esperte di numerosi racconti, lasciando il lettore sorpreso di quanta bellezza possa nascondersi in un romanzo del genere.

Pagina dopo pagina il lettore viene trascinato senza volontà, tra il passato e il presente. Ci troviamo verso il 1956 in un convento dove le donne vengono ricoverate per partorire quei figli del peccato: figli nati al di fuori del matrimonio, per poi darli in adozione tra abusi e crudeltà. 

Ivy per fuggire da quell'incubo l'unica cosa che può fare è continuare a scrivere lettere per farsi ascoltare: lettere che raccontano degli abusi subiti non solo lei, ma le altre ricoverate, lettere che parlano della crudeltà subita, lettere che in realtà Ivy sembra scrivere urlando per essere ascoltata, ma dall'altra parte il destinatario tende ad ignorare. 

Tornando al presente, quasi sessant'anni dopo la nostra seconda protagonista è una giornalista in cerca di scoop che si ritrova tra le mani una di queste lettere e che cercherà con tutte le sue forze di mettere in luce quell'incubo vissuto da tantissime donne. 

Leggere la figlia del peccato è un'esperienza che tocca emotivamente l'animo del lettore grazie a frasi di impatto, lettere suggestive e le riflessioni che sembrano nascere dietro ad ogni capitolo. L'intreccio tra il dolore e l'innocenza, il mescolare il passato e il presente porta a continuare a leggere velocemente la storia, strappando la nostra stessa quotidianità per trovare un lieto fine a quell'incubo realmente avvenuto. 

La penna di Emily Gunnis ha la capacità di trasportare il lettore tra quelle stesse mura del convento grazie ad una prosa profonda e poetica, che melanconica ci riduce a sentire il tormento delle stesse protagoniste.
Non so quanto lavoro psicologico possa esserci dietro alla scrittura di un romanzo del genere, eppure mi trovo disarmata davanti ad un romanzo così affascinante e inquieto al tempo stesso.
Come Samantha diventeremo noi stessi giornalisti alla ricerca della verità, confrontando ogni intenzione di qualsiasi personaggio e cercando di fare a pezzi l'illusione del pio convento. 

E' molto interessante a fine romanzo scoprire come l'autrice abbia ricercato minuziosamente ogni documento e testimonianza per parlare dei vari istituti dove le donne subivano questi trattamenti e le fonti da poter visualizzare.

Di fronte a quest'opera, a questo capolavoro che è un grido di salvezza per tutte quelle donne costrette ad abbandonare il proprio figlio, non rimane altro che sentire la fragilità della nostra stessa anima che ci porta a riflettere su quanto adesso siamo fortunati. Forte è la voglia di abbracciare tutte quelle donne e, in silenzio, chiedere scusa ogni volta che si sono sentite sole. 



giovedì 20 febbraio 2020

Appuntamento con la strega: Le antiche profezie dei gatti e la sua divinazione


Qualche giorno fa, precisamente il diciassette, è stata la festa del gatto: animale sacro sin dai tempi antichi, venerato intensamente dal popolo dell'antico Egitto. 
Per quest'animale furono eretti in suo onore grandi templi, statue, ciondoli e amuleti, bassorilievi e pitture. 

La Dea gatta Bastet era una presenza costante come divinità della casa protettrice dell'amore, della famiglia, della maternità, ma all'occorrenza la Dea si trasformava in Sekhmet, leonessa simbolo di aggressività in battaglia e protettrice contro i nemici. Il gatto era considerato un animale magico, custode di poteri occulti e abilità psichiche: i suoi occhi potevano allontanare il male, mantenere il Sole al suo posto nel cielo, poteva prevedere il futuro e propiziare la buona fortuna.
I gatti sono tutti sensitivi professionisti. A.Smith
Tutt'ora a livello esoterico l'atteggiamento del gatto si può interpretare ottenendo così previsioni sul futuro
Questo metodo di divinazione viene chiamato felimanzia e deriva da antiche pratiche che ricorrevano all'osservazione degli animali per scoprire presagi. 
La felimanzia si può praticare sia osservando il proprio animale, sia un gatto esterno.
Qui di seguito troverete qualche presagio:

- Se un gatto bianco attraversa la strada indica un presagio favorevole portando fortuna, serenità e risoluzione di qualche problema; tuttavia se il gatto bianco che attraversa la strada si sofferma a guardarvi allora vuol dire che indica superficialità, mancanza di volontà nell'approfondire questioni importanti. 

- Se si incontrano tre gatti in successione a breve distanza di tempo l'uno dall'altro o tutti e tre insieme significa che riceverete una buona notizia o da lì a breve vi capiterà qualcosa di piacevole.

- Se un gatto nero, estraneo all'abitazione, entra in una casa significa il risveglio di facoltà nascoste, ma attenzione a non scacciarlo altrimenti le facoltà si addormenteranno per sempre.

- Se un gatto bianco, estraneo all'abitazione, entra in una casa o ne miagola alla porta significa che i problemi familiari vengono liquidati in maniera troppo sbrigativa e tra i componenti della famiglia ci sono rancori mai risolti.

- Se un gatto starnutisce mentre qualcuno lo tocca è segno di fortuna, tuttavia se il gatto starnutisce ad una sposa o sposo il giorno prima delle nozze, quest'ultimo dovrà stare in guardia in quanto ci sarà un problema nel corso della cerimonia.

- Se un gatto appare improvvisamente ad un matrimonio è simbolo di buona fortuna

- Se un gatto sconosciuto comincia a seguirvi per strada annuncia arrivo di denaro inaspettato

- Se il vostro gatto nelle ore mattutine si lecca la zampa destra annuncia l'arrivo di una persona gradita o una telefonata molto piacevole, se si lecca la zampa sinistra sempre nelle ore mattutine annuncia una persona sgradita o una telefonata con una notizia sgradevole.

- Se di sera si lecca ripetutamente il muso qualcuno verrà presto a farvi visita, se si passa la zampa dietro l'orecchio destro sarà un uomo, se si passa la zampa dietro l'orecchio sinistro sarà una donna.

- Se miagola con insistenza mentre qualcuno si prepara a partire, vuol dire che il pronostico non sarà favorevole in quanto il viaggiatore incontrerà problemi durante il viaggio, se invece qualcuno sta per uscire e il gatto si lecca una zampa, il viaggio sarà piacevole e privo di ostacoli.  

Fatemi sapere se avete notato uno di questi presagi e come è andata! 



mercoledì 19 febbraio 2020

Mamma è matta, Papà è ubriaco, Fredrik Sjöberg - Recensione -


Mamma è matta, papà è ubriaco

Fredrik Sjöberg

Prezzo: 16,50€
Pagine: 224
Editore: Iperborea

Trama: Grazie al caso, manovratore nascosto di destini umani, in un’asta di Stoccolma riemerge dal nulla un quadro dimenticato di quasi un secolo fa, il ritratto di due cugine adolescenti firmato dal danese Anton Dich. «Dimenticato» è forse troppo, visto che il suo autore non è ricordato in alcuna storia dell’arte, ma chi potrebbe incuriosire Fredrik Sjöberg più di un eccentrico ai margini dell’eccentricità bohémienne? Anton, patrigno di una delle due ragazze ritratte, ha lasciato scarse tracce di sé. Si aggira poco più che ombra tra i caffè di Montparnasse negli anni dell’avanguardia del primo Novecento, quando Parigi pullula di artisti di tutta Europa in cerca della loro strada. Pittore di talento, sembra sempre nel posto giusto al momento giusto, eppure lui la strada per il successo non la troverà mai, e morirà solo e alcolizzato a Bordighera nel 1935. Che cosa l’ha spinto alla deriva? Per scoprirlo, Sjöberg incontra le nipoti svedesi di Anton, scava nella famiglia matriarcale della moglie Eva Adler, ricostruisce complessi alberi genealogici e intreccia storie di carriere ben più luminose: Modigliani, Picasso, Derain, Brecht, Cendrars. Indulgendo alle divagazioni autobiografiche, botaniche, perfino filateliche, lascia spesso la strada maestra per produrre nei détours inaspettate esplosioni di senso, cui la sua consueta ironia elegantemente sottrae enfasi. E in fondo a questo viaggio tra Göteborg, Copenaghen, Parigi, la Costa Azzurra, la riviera ligure, addirittura Leopoli, resterà la sensazione di aver letto non tanto la biografia di un uomo quanto quella di un’epoca, una storia di sogni e nevrosi del XX secolo, ma anche dell’eterna ricerca di qualcosa che somigli all’immortalità.

A volte un lettore tende a misurare la qualità di un libro rispetto al numero delle pagine: se il numero è abbastanza alto vuol dire che allora sicuramente è un bel libro; nel novanta per cento dei casi questa affermazione è sbagliata e Fredrik Sjöberg lo dimostra ancora una volta con il suo libricino Mamma è matta, papà è ubriaco che, nonostante si finisca in un paio di ore al massimo, lascia la sensazione di aver fatto un giro intorno al mondo andata e ritorno.

Della scrittura così complessa dell'autore mi ero innamorata grazie a L'arte di collezionare mosche, un viaggio di riflessioni che passa attraverso le ali di mosche particolari e Mamma è matta, papà è ubriaco è un secondo viaggio che lascia un senso di amarezza arrivati alla parola fine.

Che venga chiamato caso o fortuna poco importa, ma quando l'autore trova in un'asta di Stoccolma un vecchio quadro di un pittore dimenticato, Anton Dich che ritrae due cugine adolescenti, è lì che si sofferma sulle protagoniste così tristi e perse nel vuoto ed è proprio lì, in quell'attimo, che capisce che forse la fortuna non è poi così cieca e decide di ripercorrere i passi di quel pittore nascosto, morto lontano e solo nel 1935. 

Fredrik Sjöberg, passo dopo passo, raccoglie il filo della bella Arianna evocando immagini di un uomo dimenticato anche da Dio, portandoci davanti a situazioni particolari dove il pittore si dimostra in amicizia con uomini importanti per poi cadere nell'oblio. 

Sempre a marcia indietro l'autore ci racconta della  famiglia di quel pittore e di sua moglie. Per anni l'autore raccoglie testimonianze su Anton Dich, come un attento investigatore traccia il profilo di un uomo che poteva avere tutto: soldi e successo per poi, invece, farsi scivolare quel tutto come sabbia tra le dita per una propria scelta e morire da solo alcolizzato.

Fredrik Sjöberg ne rimane affascinato, Anton Dich diventa la sua ossessione, rimanendo comunque insoddisfatto dal risultato trovato. Mamma è matta, papà è ubriaco non è solo la biografia di un autore eccentrico, ma è un libro su come il fato possa manovrare una realtà e noi ne diveniamo solo umili e inaspettati spettatori, illusi che siamo noi i protagonisti del teatro. 

L'autore analizza ogni dettaglio con loquacità, trasporta il lettore in un viaggio di riflessioni tra un appunto e un altro di biografia, aprendo paragrafi sulla vita stessa per poi richiuderli poco dopo e riaprirli ancora, perché Fredrik Sjöberg come priorità ha quella di raccontare a livello orale la storia nella storia e non solo scrivere un libro

Fredrik Sjöberg ha la capacità, con il suo ritmo frenetico, di trasportare il lettore in una sorta di girotondo narrativo lasciando ogni senso inebriato da ciò che si è letto. 
Corri lettore se devi correre, forse è il caso. 

martedì 18 febbraio 2020

Caoineadh. La dama urlante, Eva D'amico - Recensione -


Caoineadh, la dama urlante

Eva D'amico

Prezzo: 12,00€
Pagine: 304
Editore: I.D.E.A.

Trama: Aibhill, giovane nipote della capo villaggio, è una caoineadh molto dotata che sta terminando la sua istruzione. Ignara dei segreti che hanno portato Daoine, capostipite della sua specie, a svelarsi agli uomini e ben lontana dal comprendere a pieno la dualità tra la magia della Madre (intesa come forza naturale della vita) e il potere della Signora (allegoria della morte, come forma inevitabile e necessaria per l’equilibrio di tutte le cose), sarà costretta a intraprendere un viaggio al seguito della scorta reale. Durante tale percorso sceglierà di redimere il suo popolo agli occhi degli uomini, nonostante il lampante odio di questi ultimi nei suoi confronti. Non sarà facile la strada che la porterà a raggiungere il suo obiettivo; dovrà subire angherie e sopportare le catene ai polsi, sventare un intrigo ai danni del principe ereditario e convincere il rampollo dell’Accademia di magia di Auril che lei non è il nemico ma un valido alleato.

Sono arrivata alla scrittura di Eva D'amico grazie alla spontaneità e alla simpatia della casa editrice e devo dire che l'acquisto non mi ha affatto deluso.

All'inizio ho avuto paura per via della doppia voce dei personaggi che variano da capitolo a capitolo, eppure con titubanza andando avanti nelle pagine mi sono accorta che la voce dei personaggi diveniva naturale e familiare, provando empatia senza fatica con ognuno di loro.

Le donne di Daoine vengono chiamate streghe, vengono chiamate portatrici di sventura eppure le donne del villaggio sono sempre state guaritrici e sempre pronte a dare una mano a chiunque avesse bisogno del loro aiuto. 
Aibhill è la giovane nipote della capo villaggio e quando si ritrova a dover accompagnare il futuro re in una missione, il suo destino sembra portarla davanti a delle scelte che cambieranno radicalmente il suo modo di essere fino ad una completa maturazione non solo più come una giovane caoineadh, ma come donna vera e propria.

Eva D'amico ci porta a conoscere vari personaggi sia maschili che femminili, tuttavia la storia di Aibhill rimane forte sulla pelle: la vediamo crescere, confrontarsi con timori interiori, cercando di definire la propria identità con non poche difficoltà
Ci si immerge totalmente nella sua storia, trovandosi all'inizio davanti ad una ragazzina che poco dopo si lascia andare alla propria evoluzione che diventa un po' anche la nostra. 

L'amore, l'amicizia, la lealtà, la tradizione, la stregoneria e la magia regolano ogni pagina di questo romanzo fantasy capace di restituire al lettore non solo la sensazione di aver letto un bel libro, ma di aver letto un omaggio a tutte quelle donne accusate ingiustamente. 

Eva D'amico con una voce autentica rivela una storia talmente bella e ammaliante tanto quanto distruttiva per un avido lettore che, arrivato all'ultima pagina, sentirà la sensazione di abbandono per aver terminato così velocemente il romanzo.

Sarà molto facile per qualunque lettore soffermarsi curioso sulla caratterizzazione dei personaggi maschili: figure forti e opposte l'uno all'altro, creati con minuziosi dettagli che anch'essi sembreranno uscire dalla carta.

E' sorprendente come il reale si mescola con il fiabesco grazie ad uno stile narrativo evocativo e forte  e come l'ambientazione stessa diventi quasi il risultato di una fotografia. 
E' facile ritrovarsi immersi completamente nella storia grazie anche a quello stile che sembra quasi un racconto orale, che invoglia a tramandare il tutto come di fronte ad una vecchia verità taciuta troppo a lungo. 

La scrittura limpida e piena dell'autrice permette di provare completamente le emozioni di ogni personaggio facendole diventare intime e familiari, trovandosi poi a spronare il protagonista come se in realtà fosse fatto di carne e ossa.

Dolce e melanconico Canoineadh, la dama urlante è il riecheggio di terre lontane e di una magia mai allontanata. 

lunedì 17 febbraio 2020

Romanzi sulle streghe: da dove partire?


Scrivo questo articolo sperando in realtà di non dilungarmi tantissimo visto l'argomento, ma spesso sia qui, sia su facebook e su instagram ho ricevuto messaggi per sapere quali sono i romanzi da leggere per informarsi sulle streghe o comunque da che parte iniziare per scoprire una bella storia.

In realtà quando si parla di streghe, stregoneria o atti giudiziali nei confronti di donne, bambini e spesso anche uomini innocenti, è sempre opportuno partire da saggi che permettono di capire la storia e il contesto storico vissuto, ciò nonostante esistono comunque letture valide che permettono di scoprire storie di streghe che non volano su scope solcando il cielo o che non hanno verruche sotto il mento.

Le streghe che troverete in questi romanzi sono donne, bambine accusate di stregoneria per doni particolari o per l'utilizzo della medicina naturale come erbe e cristalli per la guarigione. 

Il viaggio della strega bambina, di Celia Rees: Il diario della nipote di una strega viene trovato in una vecchia trapunta ai giorni nostri e queste pagine di diario antico nascondono in realtà la storia di Mary, la strega bambina con doni particolari che si ritrova a scappare dopo che nel 1600 in Inghilterra sua nonna venne indicata e giustiziata come strega. 

Se fossi una strega, di Celia Rees: Il viaggio della strega bambina conclude le sue vicende con questo libro intriso di magia, troviamo una bambina divenuta donna e madre che si ritrova quasi a rivivere nelle visioni della donna dei nostri tempi.

La verità di Corrag, di Susan Fletcher: Siamo nel 1692 in Scozia, una donna si ritrova in una cella buia ad aspettare la sua sorte, quella di essere messa al rogo per l'accusa di essere una strega. La nostra protagonista si ritroverà a raccontare la sua storia ad un religioso che fino alla fine cercherà di non credere alle parole della servitrice di Satana

Quel che una strega sa, di Vega Roze: si dice che in un mercatino dell'usato l'autrice abbia ritrovato un vecchio diario di una strega e che abbia deciso di unire la propria tradizione spirituale a quella strega precedente.

La chimera, di Sebastiano Vassalli: L'autore racconta la storia di Antonia, una ragazza orfana adottata nel seicento da una coppia senza figli, accusata di essere una strega per via della sua voglia di indipendenza e del suo aspetto troppo bello anche davanti agli occhi di Dio. Sarà l'inquisizione di Novara ad occuparsi di lei e a condannarla come strega quando la gente l'accuserà di tutte le morti e le stranezza avvenute nel villaggio.

La ragazza e l'inquisitore, di Nerea Riesco: Ennesimo processo di stregoneria, ennesima condanna al rogo di donne accusate come streghe, eppure un inquisitore spagnolo sovversivo a quello che è la missione della maggior parte degli inquisitori, non crede a nessun tipo di Dio, né al diavolo. La sua strada si incrocia con una ragazza figlia della vecchia tradizione, esperta in erbe e incantesimi che cerca la donna che l'ha allevata, la sua strega.

La bambina delle rune, di Karen Maitland: una bambina albina capace di leggere le rune, una guaritrice, un venditore ambulante di false reliquie e la peste che sembra avvicinarsi sempre di più.

Il labirinto delle streghe, di Jeanne Kalogridis: 1357, una suora sotto mentite spoglie è in realtà una strega iniziata al culto di Diana con il grande talento per la magia, tuttavia l'inquisizione è sulle sue tracce e quando verrà trovata verrà accusata come strega e messa al rogo, ma qualcosa sembra andar incontro al suo destino quando sulla sua strada incontrerà il monaco che deve raccogliere la sua confessione, anche lui dotato di strani poteri.

Una guerra di streghe, di Timothy J. Knab: L'autore, un antropologo americano, per 10 anni si reca in un villaggio dell'alta Sierra messicana dove vivono i discendenti dell'antico popolo degli Aztechi, visitando a più riprese due "curanderos" locali, una sorta di guaritori. Guadagnandosi la loro fiducia, si avventura sempre più nei rituali sacri e nel mondo dell'oltretomba, fatti di dei e anime perdute.Nel corso della sua iniziazione per diventare sciamano l'autore apprende anche l'oscuro passato del villaggio, con la sua fama sinistra di "brujos", streghe in lotta perenne.

sabato 15 febbraio 2020

Sibilla Cooman arriva a casa di uno di voi, scopri come. Funko Pop in regalo!



Sibilla Patricia Cooman è l'insegnante di divinazione che Harry Potter incontra durante il suo terzo anno di corso ad Hogwarts.

Donna alta e molto magra, avvolge il suo corpo intorno a enormi scialli e alle braccia sono numerosi i tintinnanti braccialetti; porta degli spessi occhiali da vista che le ingrandiscono gli occhi di parecchio e a detta dell'autrice in realtà il suo aspetto assomiglia ad un grosso insetto. 

Sibilla come insegnante è parecchio strana, usa la sua sfera magica per arrivare al di là del velo, eppure le sue profezie spesso sono solo di passaggio e casuali, nonostante sia la pronipote di una vera e grande veggente. 
Una figura drappeggiata in scialli colorati, gli occhi enormi dietro le lenti, si erse dal bacile ruotando lentamente, i piedi immersi nel vortice argenteo. Ma quando Sibilla Cooman parlò, non lo fece con l’abituale tono etereo e mistico; aveva una voce aspra, rauca, che Harry aveva già sentito una volta: «Ecco giungere il solo col potere di sconfiggere l’Oscuro Signore… nato da chi lo ha tre volte sfidato, nato sull’estinguersi del settimo mese… l’Oscuro Signore lo designerà come suo eguale, ma egli avrà un potere a lui sconosciuto… e l’uno dovrà morire per mano dell’altro, perché nessuno dei due può vivere se l’altro sopravvive… il solo col potere di sconfiggere l’Oscuro Signore nascerà all’estinguersi del settimo mese…»
Ma ora veniamo a noi, come molti di voi sanno seguendomi su Instagram ho deciso di comprare e regalare ad uno di voi il funko pop della mitica e strana Sibilla in modo quasi da ricordare con simpatia Il mondo di sopra (ovviamente il funko pop non è mai stato deboxato): 
Sibilla Cooman arriva a casa tua, scopri come:

Per partecipare segui questi semplici passaggi:

- Iscriviti come lettore fisso nel blog <-- Attenzione, controllo!

- Seguimi su Instagram @ilmondodisopra <-- Attenzione, non è tollerato unfollow e si rischia il ban dai vari giveaway che verranno attuati sul blog

- Commenta con il tuo nickname come lettore fisso qui sul blog e su Instagram, lascia il tuo indirizzo email (per contattarti in caso di vincita) e la tua citazione preferita di Harry Potter 

Il giveaway termina il 1 Marzo, torna qui a controllare se sei tu il vincitore e aspetta la mia email!

I segreti del giardino del tè. Janet MacLeod Trotter - Recensione -


I SEGRETI DEL GIARDINO DEL 

TE'

Janet Macleod Trotter

Prezzo: 9,90€
Pagine: 576
Editore: Newton Compton Editori

Trama: Con la fine della seconda guerra mondiale, Libby Robson lascia l’Inghilterra per raggiungere la casa in cui ha trascorso l’infanzia, in India, e il suo adorato padre, James. La folgorante bellezza dell’Asia la conquista subito: il brusio vivace di Calcutta, il profumo dei giardini di Assam… Ma una terribile minaccia si nasconde dietro l’apparente bellezza e tranquillità. Il Paese è sull’orlo di una rivolta e i giorni del dominio britannico sembrano essere contati. In quanto proprietario di una piantagione di tè, James incarna l’odiato regime coloniale. Costretta a confrontarsi con fatti e intrighi che non immaginava, Libby mette in discussione i ricordi idealizzati della sua infanzia, specialmente dopo l’incontro con l’affascinante Ghulam Khan, che combatte per la libertà del suo popolo. Mentre le tensioni crescono, nessuno è più al sicuro. E quando i segreti del passato di suo padre verranno alla luce, Libby vedrà le proprie certezze crollare: di fronte a lei c’è una vita da ricostruire.

Dal 13 Febbraio in libreria è possibile trovare una nuova uscita targata Newton Compton: I segreti del giardino del tè, romanzo storico di Janet MacLeod Trotter. Di quest'autrice avevo già letto la trilogia del tè e tornare tra le pagine del suo stile narrativo, è un po' come ritornare in una vecchia dimora, coccolata da sensazioni familiari. 

L'autrice dona ad ogni tipologia di lettore, la possibilità di leggere i suoi romanzi in maniera autonoma nonostante la storia ne abbia comunque un filo conduttore; se è quindi la prima volta che vi approcciate ad un romanzo storico di Janet MacLeod Trotter, in realtà non c'è da preoccuparsi perché la storia ne sarà comunque unica.

Nel pieno stile storico dell'autrice, I segreti del giardino del té, accompagna il lettore nei meravigliosi luoghi dell'India arricchendo il viaggio con minuziosi e approfonditi dettagli sia a livello politico storico, sia a livello sociale.

E' interessante come l'autrice abbia portato all'attenzione del lettore le vicende politiche dell'Inghilterra in India: dove sono gli stessi personaggi a raccontare l'umiliazione, il timore e la sensazione di abbandono nel sentirsi quasi figli di nessuna terra.
Credo anch’io che la divisione sarebbe una sventura. Non chiedo di poter esprimere la mia opinione sul futuro dell’India, ma difenderò il mio diritto di vivere qui». «Sei una cittadina britannica», le fece notare, «non indiana. Tu puoi scegliere dove vivere, noi indiani no». Lei sostenne il suo sguardo. «Cos’è un vero indiano, Ghulam?», chiese con foga. «Non dovresti includere tutte le minoranze? Oppure non ti va di pensare a quelle più scomode, per esempio gli anglo-indiani come Flora o mia cugina Adela, e nemmeno gli europei nati in India come me? 
Pagina dopo pagina ci si riesce ad emozionare di fronte alla totale ambientazione evocativa, riuscendo a sentire il calore del sole sulla pelle e il brivido di scoprire nuovi personaggi totalmente approfonditi nella loro interezza.
La nostra protagonista Libby è una donna concreta, tutta di un pezzo, capace di non lasciarsi andare facilmente eppure questo suo lato porta il lettore ad una sensazione di amore e odio come di fronte ad una vecchia amica.

La rivoluzione storica grazie allo stile narrativo audace e profondo dell'autrice, diventa una finestra su un pezzo di storia quasi dimenticato dove la paura di non farcela prende il sopravvento; l'emotività accompagnata in ogni pagina farà sentire il lettore in una continua lotta e al bisogno di raggiungere quella quiete nell'animo, quel bisogno di sentirsi a casa al sicuro.

Nonostante all'inizio possa sembrare che la storia ruoti intorno a Libby e la sua famiglia, in realtà Janet MacLeod Trotter è stata capace di nascondere una seconda storia nella storia, mescolando un ritmo limpido come fiume e ardente come fuoco.

E' inevitabile come lettore trovarsi a riflettere sulla storia politica quasi con l'epoca che si sta vivendo adesso: la continua lotta nelle pagine per l'indipendenza indiana e la divisione in due parti, porta a riflettere sul proprio posto nel mondo e a sentirsi fortunati nel sapere di avere origine nella propria terra e a non sentirsi figli di nessuno.