giovedì 26 marzo 2020

Giornata Stregata: Scriviamo insieme


Era da parecchio che non tiravo fuori dal cassetto delle rubriche questa giornata. Con gli anni la Giornata Stregata si è modificata piano piano a seconda delle mie giornate: se all'inizio vi raccontavo dei viaggi o semplicemente di quello che facevo durante il giorno in maniera particolare come la purificazione dei tarocchi o dei cristalli, ora mi rendo conto che tutto ciò è stato spostato inconsapevolmente nelle altre rubriche: Appuntamento con la strega e Grimorio. 
Da qualche giorno nel gruppo LeBookPettegole ideato da me e Valentina di Chiacchiere Letterarie (visualizza il suo blog in questo click ) si è parlato dell'argomento che un po' tutti hanno nei propri armadi: La scrittura e come si scrive.

Grazie ai vari insegnamenti di Juls Windgale (visualizza il suo blog in questo click) e alla voglia di RedKedi (visualizza il suo blog in questo click) di portare avanti il suo romanzo di esordio tenuto nel cassetto, ho deciso di modificare questa giornata stregata trasformandola in una rubrica settimanale sullo scrivere insieme.

Quello che vi vado a presentare è un testo scritto parecchi anni fa e lasciato impolverato nella memoria del computer, sarete voi a decidere come andare avanti, come la nostra protagonista si comporterà e alla fine quello che sembrava un mio testo, diverrà il nostro testo: scriviamo insieme. 



Ero una bambina quando i miei genitori scomparvero. Ricordo le mani di mia nonna sul viso mentre mi sussurrava «non piangere mia bruja, mamma e papà torneranno e di nuovo tante coccole ti faranno, insieme colazione farete, dai che presto vi riabbraccerete». Mia nonna ha sempre avuto il vizio di parlare in rima, quasi come una delle sue tante filastrocche che la sera ci facevano dormire.
Le mie lacrime percorrevano le rughe delle sue mani ruvide mentre correvano giù. Ricordo vagamente la figura dietro di lei, sono certa che fosse un uomo, non ricordo i suoi tratti ben distinti, ma solo quel cappello e la valigia nera in mano. 
Amavo quella casa, ma adesso mi sembrava un incubo. 
Tornare da lei in estate sembrava sempre un sogno: un borgo piccolino che mi permetteva di vivere libera, di cercare le fate in mezzo ai fiori e di camminare all'indietro se per caso incrociavo un troll: per poi finita la vacanza, tornare alla vita di tutti i giorni con mamma e papà, ma adesso? 
Adesso Borgo Opaco era diventata definitivamente la mia casa, la mia cameretta rosa non c'era più, non c'erano più le urla di mamma al mattino per farmi scendere dal letto, non c'erano più i muffin a colazione, non c'erano più le fiabe.. c'era solo mia nonna e quella abitazione troppo vecchia. 
Non ho mai conosciuto Borgo Opaco in inverno. L'ho sempre vissuto in estate quindi non so che colori abbia quando i fiori e gli alberi vanno a dormire. Quando le fate vanno in ferie e i troll si accucciano sotto i ponti in attesa di acchiappare qualche lucciola. 
Casa di nonna si perde nel verde di una collina, una villa enorme, nascosta tra le palme del suo giardino. Per accedervi bisogna percorrere un viale lungo di ciottoli bianchi e neri che formano disegni tanto strani. Finito il viale bisogna salire migliaia di gradoni che non sono mai riuscita a contare e attenzione ai troll! Perché se ne incontri uno ecco che quei gradoni devi farli all'indietro!


Ora tocca a voi: che ne pensate come inizio? Cosa cambiereste? 

mercoledì 25 marzo 2020

Céline la leggenda di una lupa, Marianna De Angelis - Recensione -


Céline, leggenda di una lupa

Marianna De Angelis

Prezzo: 10,00
Pagine: 88
Editore: Bookabook

Trama: Tre grandi amici, tre sciatori esperti, una valanga. Nulla possono i tre uomini contro la potenza della montagna e due di loro perdono la vita. Anni dopo Matteo scopre un articolo di giornale ormai ingiallito che riporta la notizia di quella valanga e, con essa, della morte di suo padre. Si accende così in lui una flebile speranza di poter conoscere l’unico superstite, ormai molto anziano. Una corsa contro il tempo, un’incognita e un viaggio rischioso lo conducono a una baita nella Valle Maira e a un diario. Attraverso quelle pagine, scoprirà la verità sull’accaduto e qualcosa di più: una misteriosa fiaba che aleggia su tutta la vicenda e che riguarda una bambina, Céline, trasformatasi in lupo.

Su Instagram vi ho parlato parecchio di questo romanzo che, se pur breve, mi ha lasciato colpita dalla sensazione che mi ha suscitato. 

Marianna De Angelis con la sua Céline è il primo approccio verso i romanzi per un target di lettori adulti e devo dire che la lettura mi ha lasciato disorientata. Come se ancora adesso non riesco a capire bene cosa quelle pagine mi hanno fatto provare, se non la voglia con naturalezza di stringere questo romanzo al petto e forse farlo passare attraverso. 

Céline leggenda di una lupa è un viaggio che se all'apparenza può sembrare così semplice, arrivati all'ultima pagina ci si rende conto che il viaggio stesso è stato emotivamente pieno e capace di lasciarci tanto. 

Marianna De Angelis non ha bisogno di raccontare la storia con uno stile narrativo pesante e ricco di fronzoli, lei evoca qualsiasi tipo di immagine e ricordo con poche parole ma così armoniose tra di loro che trascinano il lettore all'interno della storia, invogliando a proseguire la lettura senza smettere mai. 

Sembra un controsenso, ma la scrittura sembra dar suono al silenzio, dar voce al vento e sarà scontata la sensazione per il lettore, di sentire la terra sotto i piedi.

Il lettore non potrà rimanere indifferente davanti alla solitudine del protagonista, alle sue decisioni e alla voglia di sapere, di conoscere quel passato così nascosto. 
Ero rimasto ancorato al mio passato, non vedevo il futuro e non vivevo il presente. Riprendere in mano la mia vita era tutto ciò di cui avevo bisogno. 
Sullo sfondo della neve, del vento che grida con alito freddo e ghiacciato, la leggenda sui lupi è pura e completa poesia e per il lettore sarà molto facile sentire l'ululato dei lupi appena fuori dalla finestra.  

Arrivati alla parola fine si rimane quasi abbattuti all'idea di averlo già finito talmente l'intensità della storia rimane alta fino all'ultimo. In una terra di nessuno una montagna nasconde la voce di una leggenda: esseri viventi che diventano altri, ululati in lontananza e la voglia di tornare da quel viaggio anche noi cambiati. 

Marianna De Angelis ha una scrittura limpida e chiara, che spinge a ricordare al lettore qual è il proprio posto nel mondo e il senso della stessa vita. 

martedì 24 marzo 2020

Il talento del crimine, Jill Dawson - Recensione -


Il talento del crimine 

Jill Dawson

Prezzo: 16,50
Pagine: 250
Editore: Carbonio Editore

Trama: Inghilterra, 1964. La celebre ed eccentrica scrittrice americana Patricia Highsmith si è ritirata in un cottage nella piovosa campagna del Suffolk per scrivere il suo nuovo libro e sfuggire alle persecuzioni di un misterioso ammiratore. Ma la sua quiete viene continuamente interrotta dalle visite insistenti di una giovane e affascinante giornalista, dal volto stranamente familiare... E quando da Londra viene a trovarla la sua amante, l'algida, elegantissima Samantha, il mistero si infittisce. Tra segreti, sospetti, flashback e fantasmi del passato, Pat si ritroverà all'improvviso in un incubo sanguinoso, vittima delle sue stesse ossessioni. Ripercorrendo la vita di Patricia Highsmith e sulla falsariga dei suoi libri (gli appassionati vi troveranno numerosi richiami), Jill Dawson indaga gli spaventosi abissi della mente criminale e il misterioso potere della scrittura in un thriller ad alta tensione, ricco di suspense e atmosfera, proprio come i romanzi della stessa Highsmith.

In seguito alla lettura di Un inutile delitto (approfondisci leggendo questo click per scoprire la recensione) ho avuto la possibilità di leggere Il talento del crimine dove, ancora una volta, l'autrice riesce a mescolare con maestria storia e fiction. 

Il talento del crimine appare sin da subito un romanzo estremamente coinvolgente dal quale sarà difficile riuscire a staccarsi se non arrivati alla parola fine. 
Ci troviamo nel 1964 in Inghilterra dove la celebre scrittrice americana Patricia Higsmith, si è ritirata in un cottage per scrivere il suo nuovo romanzo e per sfuggire alle persecuzioni di un misterioso ammiratore; tuttavia quella pace cercata viene comunque distrutta quando allo stesso tempo si ritrova vittima e artefice del suo stesso gioco mortale. 

Con un ritmo serrato e adrenalinico Jill Dawson ci racconta come lei stessa sia una fan sfegatata della scrittrice Patricia Higsmith e, tra realtà e finzione, crea un romanzo che ne diviene portale di un sistema dove la violenza, l'incubo psicologico e le sfumature della follia coinvolgono il lettore con autenticità. 

Pagina dopo pagina la scrittrice incastra sapientemente tanti pezzi ricavati dalla vita e dai romanzi di Patricia Highsmith proiettando il tutto in una storia ricca di suspense e dal fiato che rimane in gola. 

Le attenzioni che Jill Dawson riesce a dedicare alla figura dello stalker e ai vari personaggi descritti permette al lettore di capire come il tutto sia frutto di approfondite ricerche e questo realizza inconsapevolmente una sorta di rispetto per la completa opera che si sta leggendo. Il romanzo stesso diviene pura arte forte e autentica. 

Nonostante Il talento del crimine possa esser definito un thriller psicologico, in realtà si rimane sorpresi di come l'autrice riesca a far nascere nel lettore diverse riflessioni intime sull'esistenza stessa e sullo sviluppo di una mente perversa e criminale. 

Con grande naturalezza lo scontro tra buono e sbagliato si assottiglia sempre di più, causando nel lettore il contrasto tra voler finire il libro per scoprire come va a finire e quello di sospenderne la lettura per non finirlo mai. 

Il talento del crimine disarma completamente il lettore grazie all'evocazione di ogni scena che ricorda appieno un film cinematografico. 

Se l'unico antidoto alla sopravvivenza fosse quello di uccidere, quanti da vittima si trasformerebbero in carnefici? Cosa siamo disposti a fare per la nostra stessa vita?

Queste sono solo due domande che Jill Dawson fa riecheggiare nella nostra mente quando la lettura spiazzante arriva alla parola fine. 

lunedì 23 marzo 2020

Appuntamento con la strega: La magia del calderone


Per magia del calderone si intendono tutti quei rituali dove l'elemento centrale è il calderone stesso che diventa il centro della forza accumulata per poi dispiegare il tutto verso l'universo per concretizzare con successo il rituale. 

Come calderone è sempre preferibile utilizzare un calderone in ghisa in modo da poter bruciare qualsiasi tipo di ingrediente in sicurezza: erbe, incensi, resine, fogli, cera. Elementi importanti per purificare o bandire. 

Visto il periodo che stiamo vivendo vi lascio un rituale da poter fare comodamente in casa sostituendo il calderone in ghisa con una classica pentola di acciaio. 


Per eliminare le paure e i turbamenti da noi stessi: 

- Pentola di acciaio 
- Tre candele nere
- Incenso (sarebbe meglio di olibano, ma in questo caso va bene un incenso qualsiasi)
- Foglio di carta bianca
- Penna

Rituale:

Mettere al centro il calderone  pentolino e posizionare sia a lato destro, sia a lato sinistro e dietro le tre candele nere. 

Accendere le candele nere.

Accendere l'incenso e scrivere sul foglio tutto ciò che può essere identificato come tuo nemico: paura di fallire, paura di perdere qualcuno o qualcosa, ansia, attacchi di panico, rabbia, stress, difetti della nostra persona che vorremmo allontanare.

Tagliare il foglio a pezzi visualizzando mentalmente come ogni difetto, paura e turbamento sparisca dalla vostra vita, come se una gomma cancellasse su un foglio delle scritte a matita. 

Gettare il tutto nel calderone   pentolino e dare fuoco al foglio a pezzi con la fiamma della candela posta dietro. Stando attenti a non bruciarsi e a non far danni.

Mentre la carta brucia, visualizzare i turbamenti e le paure che vanno via immaginando come questi non potranno più far del male al vostro modo di essere. 

Far consumare le candele. Non spegnere la fiamma soffiando. 

Prendere poi i residui della carta rimasta nel calderone   pentolino (la cenere rimasta) e gettarli via.

Visto che in questo caso non è possibile gettarli lontano e solo in questo caso, è possibile gettarli nel bagno in modo da allontanarli. 


sabato 21 marzo 2020

Il libro delle guerre dei signori, Danilo Campanella - Recensione -


Il libro delle guerre dei signori

Danilo Campanella

Prezzo: 12,00
Pagine: 318


Trama: In questo visionario fantasy, lo scrittore ridipinge il millennio prima della civiltà egizia, abitato da uomini poco più che cavernicoli, dominati da extraterrestri colonizzatori, gli El, che crearono l’uomo per lavorare e servirli. Nell’assolato Medioriente preistorico, i protagonisti sono un gruppo di ibridi, i Nephilim, guidati dall’adolescente Hamadi, il prediletto di Ra, governatore alieno dell’Egitto. Hamadi, al fianco del suo amico umano Isaù, dovrà difendere sé stesso e il suo popolo dalle insidie del violento Yahw, governatore delle Terre desolate che vuole lo sterminio in massa degli uomini. Questo è un viaggio in un tempo sconosciuto, nella lotta per la libertà contro la sete di dominio, per l’amore, per l’umanità. Il Il libro delle guerre dei signori è un’opera sci-fi dalla lettura scorrevole, pur immergendosi in mitologie sumere, assire ed egizie, adatto anche ai più giovani, in un’epica che ritrae un antichissimo passato, col dito puntato sulle ingiustizie eterne del presente.

Danilo Campanella modifica la storia in quello che è un fantasy visionario, manipolando quello che è il passato affiancando i vari personaggi di fronte a strane dinamiche di potere, mescolando poi magia e misticismo insieme alla letteratura. 

Diviene un fantasy molto particolare quando il lettore si trova catapultato in un futuro che torna al passato, ancora prima dei grandi faraoni e degli egizi. 

Il libro delle guerre dei signori conta più di trecento pagine, eppure risulta essere una lettura scorrevole e interessante grazie sia ai dialoghi serrati, sia alla storia originale nonostante a tratti possa peccare di mancanza di incisività.

In questo romanzo la realtà, il mistero, l'immaginazione e la creatività si mescolano tra l'umanità, l'amore e la stessa storia. 

Danilo Campanella con emotività racconta gli Dei rappresentati da figure aliene e la nascita dell'umanità stessa. Le figure descritte dall'autore sono i Nephilim, gruppo di ibridi guidati da un governatore alieno che si ritrovano a dover affrontare ostacoli e battaglie per via di traditori.

Con uno stile narrativo semplice ma accattivante allo stesso tempo, Danilo Campanella ricorda molto il binomio tra Enoch e gli angeli extraterrestri e ciò invita il lettore ad approfondire la ricerca degli eventi. 

E' interessante il contrasto netto tra storia e fantasia che porta comunque il lettore a trovarsi davanti agli stessi personaggi rimanendo coinvolto totalmente da ciò che sta leggendo e dall'ambientazione particolareggiata dai diversi dettagli.
Gli uomini saranno perciò i nostri eletti. Saranno secondi solo a noi. perciò non mi farò giustizia da solo, con un'azione che tradisce la più sacra legge degli El. 
Il libro delle guerre dei signori annulla la visione del lettore stesso come colui che legge, creando il lettore protagonista dove egli stesso si mette in discussione. E' il fascino verso l'ignoto, è la sensazione che l'autore sa più di quel che vuole raccontare che creano mistero e curiosità nel finire il romanzo.  


venerdì 20 marzo 2020

Il sangue dei liberi, Tommaso Borgogni - Recensione -


Il sangue dei liberi

Tommaso Borgogni

Casa editrice: I.D.E.A.

Trama: Nell’Irlanda del 1199, Giovanni Senzaterra sta mettendo in ginocchio la popolazione e cerca un modo per uccidere il fratello Riccardo, Re d’Inghilterra. I conflitti nell’Isola di Smeraldo sono andati avanti per molti anni, poi, a seguito della conquista degli anglo-normanni, la situazione sembra essersi stabilizzata. In realtà forze oscure, esiliate secoli prima, stanno tramando per tornare in quelle terre e i Liberi, già in guerra contro gli invasori, dovranno affrontare anche questa minaccia. Il Sangue dei Liberi è il primo volume di una trilogia di genere fantasy storico che seguirà i fatti di un’Irlanda “parallela” e la storia di Kilian, un ragazzo che, involontariamente, si troverà invischiato nella ribellione e scoprirà che le leggende, le fiabe che aveva ascoltato da bambino, in realtà, sono vere!

Spesso le trilogie o in generale in libri in serie, se non si tratta dell'autore de Il trono di spade, vengono sottovalutati o comunque si storce il naso all'idea di iniziare un primo libro, come se questo potesse essere solo un riassunto veloce di una trama. 

In realtà, Il sangue dei liberi nonostante sia il primo volume di una trilogia, porta il lettore a rimanere sorpreso da come ogni personaggio creato venga ben distinto e caratterizzato da caratteristiche peculiari che portano lo stesso lettore a memorizzare totalmente non solo il protagonista, ma anche i personaggi secondari.

Il protagonista principale di questa storia è Kilian O'Dalaigh, un ragazzo che ha inconsapevolmente dentro di sé un potere incredibile e, nelle sue mani, sembra avere il destino di tanti poveri oppressi.

Tommaso Borgogni porta il lettore ad analizzare tutte le emozioni di Kilian già dall'inizio della storia quando il suo passato sembra circondato da un alone di oscurità e, la sua strada, segnata da un destino irremovibile: i genitori di Kilian sono morti molti anni prima in un attacco al suo villaggio e adesso ritornare in quello stesso villaggio, per salvare la donna che ama, fa sembrare come il suo destino giochi con l'inganno con la sua vita stessa.

L'emozione profonda che l'autore trasmette ad ogni pagina, che ne sia consapevole o meno, è l'amore in ogni sua forma. La profondità di questo sentimento si riesce a sentire sia per quanto riguarda il territorio dell'Irlanda, sia per il misticismo e tutto ciò che collega il mondo degli elfi e le creature magiche, ma sopratutto per la storia dove i popoli ne sono stati oppressi. 

Nonostante detta così il romanzo possa sembrare il classico romance dove l'uomo salva la sua principessa, in realtà l'autore riesce a creare un fantasy epico dai toni eleganti e dalla prosa serrata e accattivante.

Tommaso Borgogni proietta il lettore in una visione quasi onirica del romanzo stesso, in una sorta di utopia ovattata dove lo stile narrativo evocativo porta a ritrovarsi completamente immersi nel mondo fatato e sulle scogliere di Moher che racchiudono uno scontro tra bene e male che si preannuncia epico.

Il tipo di sensibilità dell'autore, lo sguardo sulla realtà e il rispetto profondo del popolo e delle sue leggende porta il lettore a scoprire le guerre e i segreti custoditi all'interno del romanzo con un occhio diverso, come se in realtà l'autore stesso stia lasciando al lettore l'intera eredità dell'Irlanda.

La scrittura pulita e a tratti frizzantina porta comunque ad adorare il personaggio di Kilian dove il lettore si ritroverà spesso nella sensazione di rivedersi allo specchio grazie alla normalità che emana e alla capacità di sopportare pesi che per tanti sarebbero insostenibili.
Io credo che nulla accada per caso, Kilian. Le stagioni mutano, la vita cambia in un istante ed in modi che noi non possiamo neanche comprendere, ma, come il volo di una freccia che fende l'aria verso il suo bersaglio, il destino compie il suo corso e ci fa diventare ciò che dovremmo essere.
Il sangue dei liberi è una storia di intrecci, di destino, di dolore ed innocenza; è una storia dove il lettore parte accompagnato per mano insieme all'autore in un lungo viaggio e, arrivati alla parola fine, si ritorna a casa cambiati e forse un po' più maturi. 
E' una storia di ricerca a volte della stessa luce interiore, un amore nel più largo dei termini che sa di miele di castagno. 

giovedì 19 marzo 2020

Appuntamento con la strega: Esiste la reincarnazione?


Sin dai tempi antichi nelle varie religioni esiste la fede nella reincarnazione e nella possibilità che, i ricordi una vita passata, vengano trasferiti da una vita all'altra.
In Oriente si pensa che gli esseri umani siano in cammino lungo un eterno percorso di causa ed effetto, nel quale si va avanti solo grazie ad azioni giuste e si retrocede se si compiono azioni sbagliate. Questa filosofia di vita porta l'uomo a vedere le sue scelte come opzioni estremamente limitate, in quanto ognuno viene condizionato dal suo karma. 

L'unica libertà di scelta sembra esserci quando l'uomo compie azioni sbagliate e lo portano a retrocedere nel percorso infrangendo quella che è la sua missione: l'essere qui per imparare e avanzare lungo il cammino spirituale

Nelle antiche religioni le leggi del karma sono tre:

- Noi tutti creiamo ciò che vogliamo / di cui abbiamo bisogno di questa incarnazione
- Ciò per cui ci troviamo qui viene identificato come scopo e deve avere la precedenza sul desiderio
- Bisogna lasciarsi andare al karma.

Nonostante le leggi del karma siano solo tre, in realtà i tipi di karma sono diversi: 

Punitivo: in stile effetto boomerang, occhio per occhio, dente per dente. 

Organico: un continuo abuso del proprio corpo produce disagio fisico

Attitudinale: perpetuare vecchi atteggiamenti danno luogo a sempre stesse situazioni

Simbolico: le condizioni della vita attuale rappresentano il passato. Sul simbolico c'è un antica credenza che racconta che se un bambino fa la pipì a letto succede perché in una vita passata aveva ucciso delle streghe affogandole. 

Sospensione: qualcosa che non si vuole affrontare in questa vita

Dinamico ricorrente: quella che è definita la classica routine

Fobica: si rivivono costantemente timori e paure derivate da esperienze passate

e l'ultimo il Karma più temuto da tutti, quello familiare: schemi genetici o ereditari trasmessi attraverso la famiglia. 

La reincarnazione diviene quindi il completamento di un lavoro incompiuto: rimediare ad un torto, ricambiare o riparare qualcosa, portare a termine un compito o semplicemente continuare la propria crescita spirituale. 

Tuttavia la filosofia delle reincarnazioni accetta anche che un'anima fortemente evoluta si reincarni per essere d'aiuto ad altri, mentre le anime meno evolute non hanno scelta se non quella di rimanere intrappolate in un infinito meccanismo di azione e reazione.