Oblivion Fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale (Roma, 21 e 22 febbraio 2026): il racconto di una presenza che ha avuto il peso di un’assenza

martedì 24 febbraio 2026
Partecipare a una fiera del libro come editore indipendente significa concentrare in pochi giorni mesi di lavoro, di preparazione, di investimenti fatti prima ancora di vedere un ritorno, e per questo motivo la presenza della Dark Abyss Edizioni, per la seconda volta, a OBLIVION Fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale, a Roma il 21 e 22 febbraio 2026, rappresentava per me molto più di una semplice tappa in calendario, perché dentro quell’evento c’erano aspettative reali, incontri immaginati, un tavolo pensato per accogliere libri e persone, e un viaggio fatto per esserci con il corpo prima ancora che con il progetto editoriale. 

Nelle settimane precedenti alla fiera erano partiti i colli con il nostro catalogo, preparati con la cura che accompagna ogni spedizione della Dark Abyss, seguiti tramite tracciamento, affidati al servizio di consegna, e dentro quei cartoni c’erano mesi di lavoro editoriale, c’erano scelte fatte nel tempo lungo, c’erano soldi spesi prima di essere guadagnati, c’era tempo sottratto al sonno, c’era quella parte invisibile del lavoro di una casa editrice indipendente che prende forma solo quando i libri arrivano davvero sul tavolo. 

All’arrivo a Oblivion, fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale, la situazione ha mostrato un volto molto diverso da quello previsto, perché a fronte di un intero catalogo spedito in sette colli, la disponibilità reale si è ridotta a una presenza simbolica di due colli, insufficiente a rappresentare davvero la Dark Abyss Edizioni, insufficiente a lavorare in modo continuativo, insufficiente a mostrare con coerenza il progetto editoriale, e questa mancanza ha avuto un peso concreto, fatto di tavoli rimasti vuoti, di lettori che cercavano titoli specifici, di spiegazioni ripetute, di quella sensazione precisa che nasce quando il lavoro fatto prima dell’evento resta chiuso nei cartoni invece di diventare incontro. 

Nei giorni successivi alla fiera i cinque colli sono tornati al mittente con una spunta e la dicitura “mancato ritiro”, una frase breve che racconta molto più di quanto sembri, perché dentro quei pacchi c’era un catalogo intero, e vederli rientrare ha reso ancora più evidente la distanza tra la preparazione di una partecipazione fieristica e il risultato concreto di quei due giorni a Roma. 

In un evento culturale come una fiera del libro, il ruolo dell’organizzazione rappresenta un punto centrale di raccordo tra editori, autori e pubblico, perché da quella struttura passa la possibilità di trasformare il lavoro di mesi in un’esperienza reale, e in situazioni come questa ci si aspetta attenzione, ascolto, una responsabilità capace di accompagnare chi investe tempo e risorse per esserci, mentre ciò che resta per me è una risposta formale "non è colpa nostra" ricevuta sul posto e un silenzio successivo che ha lasciato alla casa editrice l’intero peso delle conseguenze operative ed economiche. 

Nel frattempo, osservando i post e i racconti degli altri editori e degli autori, scorrono parole come sold out, scorrono immagini di tavoli pieni, scorrono resoconti entusiasti di Oblivion 2026, e questa distanza tra una fiera vissuta come festa e una fiera attraversata da un’assenza concreta diventa uno spunto per riflettere su cosa significhi davvero partecipare a una fiera del libro come realtà indipendente, e su quanto il funzionamento della filiera organizzativa incida in modo diretto sul lavoro di chi i libri li produce e li porta fisicamente davanti ai lettori. 

Nel mondo dell’editoria indipendente si parla spesso di comunità, di fierezza, di attenzione alle realtà più piccole, di resistenza alle logiche dei grandi numeri, e poi ogni esperienza mette alla prova queste parole, mostrando quanto conti la capacità di prendersi carico anche delle situazioni complesse, soprattutto quando una criticità coinvolge in modo profondo il catalogo e il lavoro quotidiano di una casa editrice. Per la Dark Abyss Edizioni, Oblivion resta una tappa che lascia una traccia concreta, fatta di cartoni tornati indietro, di un catalogo rimasto chiuso quando avrebbe dovuto essere sul tavolo, di viaggi affrontati per esserci, di ore spese a preparare, di lettori che cercavano libri e trovavano uno spazio ridotto, e di un lavoro che ha continuato comunque a chiedere ordine, presenza, responsabilità. 

Scrivere questo articolo sul blog significa scegliere la chiarezza e la trasparenza, lasciare che i fatti parlino, e condividere una riflessione su cosa significhi oggi fare editoria indipendente in fiera, perché il rispetto per il lavoro editoriale si misura soprattutto nei momenti in cui qualcosa si incrina lungo il percorso organizzativo, e proprio in quei passaggi emerge il valore reale delle relazioni professionali e della responsabilità condivisa. 

La Dark Abyss continua il proprio cammino con la stessa attenzione verso i libri, gli autori e i lettori, continuando a costruire cataloghi, continuando a portarli dove possibile, continuando a investire nel tempo lungo dell’editoria indipendente, con la consapevolezza che ogni esperienza diventa parte di una storia che chiede memoria, cura e uno sguardo capace di tenere insieme progetto editoriale e persone che lo rendono possibile.



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