venerdì 18 settembre 2015

Intervista a Sonia Morganti. Autrice di Calpurnia l'ombra di Cesare




Non mi piace definire questo spazio un angolo come fanno molte blogger, perchè mi sento limitata, quasi costretta in uno spazio piccolo.. quando in realtà il Mondo di Sopra è un mondo dove si da importanza all'essere donna, allo spazio femminile, all'essere capite soprattutto da noi stesse e la continua ricerca del Divino fuori e dentro di noi.. 

Questo per dirvi che oggi nel nostro Mondo accogliamo una persona splendida, squisita e soprattutto Pulita. Una persona che ha creato Calpurnia L'ombra di Cesare che potete trovare in tutte le librerie e online.

Vi lascio la recensione se non l'avete ancora letta qui

Quando arriviamo ad amare un personaggio di un libro e ci si ritrova a finirlo forse troppo presto, rimane dentro una sorta di malinconia, un senso di vuoto. E' come una separazione, dove pagina dopo pagina ti sei data completamente e ora ti senti in briciole. 

Questa è la sensazione che Sonia ci lascia nel suo libro su Calpurnia.



- Benvenuta Cara Sonia nel blog il Mondo di sopra, come ben sai è collegato ai lettori della pagina facebook. Il tuo libro ha colpito diversi lettori ed è sorprendente, in quanto è da poco uscito nelle librerie. Ma prima di parlare di Calpurnia, parlaci di te. Descrivici Sonia in poche parole. Chi sei come autrice e donna?

Ciao Emanuela e grazie per avermi accolta nel tuo Mondo di sopra. Non mi è facile dirti chi è Sonia: ho un rapporto abbastanza dialettico con me stessa. Ma ho alcune costanti: tanta energia, un profondo amore per la natura che diventa bisogno fisico di contatto con lei, e una sete di esperienze, di sapere e di vita molto intensa, a volte persino difficile da gestire.

-  Veniamo a Calpurnia. Nel romanzo quasi sembra che hai percorso i suoi stessi passi, hai camminato dove ha camminato lei, hai guardato dove ha guardato lei. Come mai con così tante donne romane hai scelto lei? E come mai ti sei vista nel suo riflesso?

Per quanto possa sembrare bizzarro, non sono io che ho scelto lei. Almeno, non consapevolmente.
In tutta sincerità potrei dire che lei ha scelto me. Ero ancora molto piccola quando ci siamo “incontrate”. Nel momento in cui ho messo piede nel suo mondo, non me ne sono più staccata. 
Non ho avuto influenze familiari, anzi. Credo che queste fulminazioni, queste ispirazioni che ci capitano da bambini, siano quelle che ci accompagnano per tutta la vita. Hanno una genuinità e una freschezza profonde, a prova di condizionamento. Ho impiegato anni per decidermi a inviare il manoscritto a una casa editrice, a sbloccarmi sono state una serie di circostanze che non potevo ignorare. Ogni cosa ha i suoi tempi, ed evidentemente questo fiore era diventato un frutto e doveva cadere dall’albero. Da adulta, per Calpurnia provo un’immensa tenerezza. Le nostre vite sono diversissime
sotto tanti aspetti, eppure questa lunga frequentazione “in differita” me la fa sentire ormai come una sorella.

- In una conversazione fatta dopo la recensione hai affermato che effettivamente, come da me scritto nella recensione, che  il tuo romanzo è donna, come mai lo definisci tale?

Lo sento tale, istintivamente. Ho iniziato a sostenere che il mio libro è una femmina per scherzo, ironizzando su quei colloqui di lavoro in cui ti chiedono solo se hai figli o ne vuoi avere. “Dirò che ho una bimba!”, scherzavo. Però mi sono accorta di sentire davvero il mio libro come donna.

- Veniamo alla scrittura. Questo è il tuo primo romanzo e da lettrice ormai accanita spero che non sia l'ultimo. Ma la scrittura cosa rappresenta per te?

Scrivere è un’attività che svolgo con devozione, tra mille dubbi e ostacoli, con senso di responsabilità e persino con pudore. È un viaggio che non si limita allo spazio. Investe il tempo, le dimensioni, i corpi, le menti. Per questo è qualcosa di delicato.

- Come si sviluppa l'idea di scrivere un libro e poi portarlo a termine?

Pensando anche a tutti i file che al momento sono ancora confinati nel mio hard-disk, ti direi che l’ispirazione e la metodicità si nutrono a vicenda. Il primo è un istante meraviglioso, che va però concretizzato con un impegno sistematico. Il quale a sua volta produce altre intuizioni, ispirazioni e via dicendo… In questo caso particolare, trattandosi di un romanzo storico, c’è stata anche tanta ricerca.

Con il personaggio di Calpurnia che messaggio vuoi mandare ai lettori?

 Ti confesso che scrivendo non ho mai pensato a un messaggio particolare. Se ce n’è uno, credo che Calpurnia possa testimoniarci come la forza d’animo non si manifesti obbligatoriamente attraverso proclami e riflettori. È qualcosa di interiore, di profondo: se non viene dichiarato, non significa che sia assente. Oggi siamo abituati a vivere nel rumore, ad ascoltare chi grida di più, a guardare solo dove si puntano le luci.


E Calpurnia stessa alla fine del libro cosa ti ha lasciato?

Tantissimo. Io sono quella che ha ricevuto più di tutti. Nel momento in cui ho, metaforicamente parlando, avuto le chiavi di casa sua, ho cercato di essere il più silenziosa e discreta possibile. Non volevo sentire le ciance del mio cervello, l’eco di me stessa, non volevo vedere il suo mondo attraverso i filtri del mio. È stato un processo che ha richiesto tempo e umiltà, non è stato sempre indolore. Ma è stata una grande esperienza, una grande lezione. A volte ho scelto di fare un passo indietro, guidata sempre da un pensiero: sono persone e non personaggi, rispettale. E tanto, tanto altro.

Che sentimenti ti ha suscitato avere la prima copia del tuo libro?

Avevo esaurito le lacrime di commozione il giorno prima, quando ho saputo della partenza
del pacchetto! Il giorno in cui la copia è arrivata ero emozionata, ma lucida. Sono uscita con il libro in borsa. Ho preso i mezzi, diretta verso il centro di Roma, dicendogli - anzi, dicendole - “Andiamo a casa”. Sua ovviamente… non mia!

Dove è possibile acquistare il tuo libro?

 In libreria. Se non c’è, basta chiederlo e arriva facilmente. E poi chiaramente nei grandi store on-line, come Amazon, e sul sito dell’editore

- La chiacchierata ormai è finita purtroppo. Fai un saluto ai nostri lettori e speriamo di rivederti presto nel Mondo di sopra.

Grazie dell’ospitalità, e visto che siamo tra lettori vi auguro di… far scuocere la pasta, perché da un libro non riuscite proprio a staccarvi. Vi auguro di commuovervi per quello che state leggendo, anche se finite per singhiozzare in un tram affollatissimo. Vi auguro di perdervi mille e mille volte tra le pagine di libri che vi emozionano. E di ritrovarvi rinnovati, felici, più ricchi.

E' con questo bellissimo augurio che chiudiamo l'intervista. Di perderci mille e mille volte tra le pagine di libri che ci emozionano. E di ritrovarci rinnovati, felici, più ricchi. 


1 commento:

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