Fitzcarraldo, Michele Clemente - Recensione -

giovedì 27 maggio 2021


Fitzcarraldo


Michele Clemente


Trama: Per realizzare il suo sogno, Fitzcarraldo fa attraversare una montagna a una nave. È un'immagine potente e pregna di simbolismo quella che offre Werner Herzog nel suo capolavoro. I versi sparsi in queste pagine vogliono rivolgersi a Fitzcarraldo come se fosse un Dio eretico da pregare. A ciascuno il suo, con o senza speranza.






Fitzcarraldo è l'ennesimo quaderno di poesia della Eretica Edizioni, una scommessa dell'autore Michele Clemente ben riuscita. Quarantacinque poesie dal taglio intenso ed evocativo. Il taglio di un autore che ne diviene chirurgo e con estrema mano ferma, realizza una ferita profonda nella nostra pelle, portando il cuore vivo allo scoperto. 

Fitzcarraldo è un'opera difficile da dimenticare perché le sue parole scavano un posto nella nostra mente, alla ricerca di quell'angolo buio da diventarne salvagente quando necessario. Tra queste pagine sarà facile scoprire figure archetipe che diventano parti importanti della nostra anima. Parole che risuoneranno spesso anche se l'opera si è letta da un po'. 

La creazione di Michele Clemente diviene una figura mitologica: da una parte troviamo il bisogno della libertà, dall'altra la necessità della solitudine. Troviamo poi un'espressione glaciale che percorre la nostra pelle, fino ad arrivare a domare il fuoco che brucia nel petto. 

Ci sono poesie che fanno male. L'amarezza di Michele Clemente è così ricolma che ti graffia il volto. Lo stile dell'autore ci porta a comprendere quanto un libricino così piccolo abbia all'interno un tesoro di innegabile bellezza. Il linguaggio è maestoso, emotivo, intenso e lirico. 

Michele Clemente non lascia spazio al lettore di riprendere fiato. Ogni poesia deve essere letta una dietro l'altra perché non ci sarà modo, né voglia, di fare una pausa. Arrivati all'ultima poesia, l'autore sembra non lasciare più indietro il lettore, ma lo abbraccia spiegandogli quanto ogni emozione debba essere accettata e amata. 

Fitzcarraldo ci porta a fare i conti con la nostra intima spiritualità, con un Dio che a volte viene indentificato con il tempo. Sembra gridare cerca in alto e non perderti nel basso. 

Pagine intrise di malinconia e, allo stesso tempo, una dolcezza infinita. Fitzcarraldo ti scalda il cuore e ti ghiaccia i polmoni. Sta al lettore capire quanto e come trovarne la felicità in un tarlo.

So già chi prenderà il mio posto. Toccherà a un'anima tormentata dalla paura. 
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