La storia divenne leggenda, ma non di certo una fiaba. L'abisso e i suoi rovi. Dark Abyss Edizioni

lunedì 27 settembre 2021


Per tutte quelle volte che mi hanno detto di stare zitta. Per tutte quelle volte che mi hanno detto che perdevo tempo. Per tutte quelle volte che mi hanno detto che non potevo indossare una corazza. Per tutte quelle volte che mi hanno detto che dovevo essere più composta. Per tutte quelle volte che mi hanno detto che sorridevo troppo. Per tutte quelle volte che mi hanno detto che non andavo bene.

Prima di ritrovarmi scaraventata nell'abisso, hanno provato a modellarmi a loro piacimento. Mi hanno detto che non andavo bene, che la strega del mondo di sopra era soltanto un personaggio troppo buffo, che dovevo rimanere in silenzio, che dovevo essere più donna, più composta, più delicata... più femminile. 

Scrivere Yamauba mi ha permesso di comprendere quanto tutto questo non faceva parte di me. 
Non volevo essere la donna composta, non volevo essere la moglie e la madre silenziosa, non volevo fare la parte della serva, eppure... mi ci stavo ritrovando in quel ruolo. 
Silenziosamente, goccia dopo goccia, stavano scavando la mia pelle di roccia e io, rimanevo in silenzio, immobile, non accorgendomi quanto tutto questo mi stesse facendo male. 

Spesso mi sono sentita dire che dovevo rinunciare ai miei sogni, che tutto ciò che stavo studiando, le ricerche fatte la notte, la testa china sui libri a orari improponibili, tutto ciò che volevo realizzare... beh, non valeva la pena. 
Mi è stato detto che dovevo smetterla di vivere con la testa tra le nuvole; hanno continuato a ripetermi che dovevo essere normale, che dovevo smetterla di essere diversa. Ma diversa per chi?

E forse, quest'ultima frase, è quella che mi è rimasta impressa. Poche parole che hanno marchiato la mia pelle a fuoco, facendomi diventare qualcos'altro. 

Per tutti questi anni ho avuto l'ardente desiderio di non mollare. Giorno dopo giorno non ho avuto in testa altro se non quello di realizzare ciò per cui tutto era nato, ciò per cui avevo studiato. Il bisogno di affondare la testa tra i libri, annusare l'odore della carta e sospirare in quei viaggi mentali che un libro ti porta a fare.

Quando sono stata scacciata, un po' come Lucifero cadendo dall'alto, non conoscevo il prezzo che stavo andando a pagare per tutto ciò che mi stava succedendo. L'oscuro e potente abisso, la voragine ammaliante dei rovi, le spine che si conficcano nella pelle facendoti sanguinare. Non avevo altro. 

Dalle prime notti, mi sono accorta degli amici che mi lasciavano indietro... amici di anni che che non potevano rimanere lì a farsi inondare dalle mie lacrime. L'immobilità del tempo, il buio così profondo di cui non riuscivo a fare altro se non a guardare, in silenzio. Osservavo mentre gli altri vivevano, osservavo l'amore negli occhi degli altri mentre il mio cuore si caricava di rabbia e di dolore. Avevo di nuovo quel tarlo in mente, quel perché a me... e poi, ho capito.

Mi sono seduta accanto a mia figlia. Ho sentito la mia anima allungarsi verso di lei. Sono rimasta a fissare i suoi occhi del colore del mare, accarezzando la sua guancia, stando attenta a non farmi sentire. Dovevo accogliere l'abisso in cui ero stata trascinata; dovevo farlo non per me... ma per lei. Dovevo allontanare il dolore, la rabbia per aver scommesso su un amore malato, la tristezza di aver dato tutto, per avere in mano solo cenere. Dovevo rialzarmi e dovevo aggrapparmi di nuovo e con forza a me stessa. 

Non ve l'ho mai negato. Crescere un bambino da sola non è di certo facile, ma bisogna superare ogni ostacolo; allontanare il dolore, la paura, la sensazione perenne di sentirsi inferiore rispetto agli altri genitori. Purtroppo è ancora scontato pensare che una famiglia sia e debba essere composta da tre persone: una mamma, un papà e la propria creatura e vedo, adesso e lo percepisco, il loro fremito di terrore davanti alla frase che sto per scrivervi. 

Sapete che c'è? Non posso farci nulla, ma anche in due - io e mia figlia - siamo una famiglia. 

Non mi reputo una donna eccezionale, niente a che vedere con le famose editrici e Book Influencer nella blog sfera. Mi reputo una donna a cui hanno prosciugato la sua umanità, a cui hanno devastato la sua esistenza per essere qualcosa di diverso rispetto a ciò che era. Mi reputo una donna abbandonata come un guscio vuoto, schiavizzata mentalmente per trasformarsi in qualcos'altro. E sapete ancora che c'è? Hanno avuto ragione. Mi hanno trasformato. 

Mi hanno creato come meglio potevano. Mi hanno cambiato ma non sono riusciti a trattenermi ed è per questo che mi sento un po' come una fenice: sono rinata dalle mie stesse ceneri. Sono rinata dal fuoco in cui ero stata messa al rogo e come una strega, mi sono liberata.

Ed è per questo che è nata la Dark Abyss Edizioni. Io ci sto provando, non sono nessuno rispetto ai grandi editori ma credo fortemente nel mio sogno, nel bisogno di non abbandonare ciò che non potevo tenere lontano. La casa editrice a stampo esoterico, permette di trasformare la voce degli scrittori, di chiunque si sente affondare nell'oceano profondo, provando a farli emergere. 

Sono un pesciolino rosso rispetto a questo grande mare ma spero che riuscirete a farvi travolgere dalle loro voci, dalla loro scrittura arcaica e sperimentale, dalle parole rude e a volte blasfeme dei corvi e per tutti quelli che mi hanno detto di essere un po' di meno, di non essere sempre così buffa, di non avere sempre questa corazza, di essere più composta... Grazie. 





3 commenti on "La storia divenne leggenda, ma non di certo una fiaba. L'abisso e i suoi rovi. Dark Abyss Edizioni "
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