mercoledì 29 novembre 2017

Il giglio di fuoco, Vic Echegoyen - Recensione -

Una dama fascinosa e maledetta alla corte del re di Francia.

E' da queste parole - e dalla copertina - che il romanzo mi ha incuriosito, arrivando a leggerlo in pochissimo tempo. Nonostante oggi sia mercoledì, quindi tempo di www, preferisco dar spazio a questa recensione e confrontarmi con chi il libro lo ha già letto e chi abbia voglia di iniziare a farlo. 


IL GIGLIO DI FUOCO

Vic Echegoyen


Editore: Sonzogno
Prezzo: 19,50€ 
Pagine: 539

Trama: Francia, durante la Guerra dei trent’anni. Quando il cardinale Richelieu incarica Léon, segretario di stato e capo delle sue spie, di una rischiosa missione segreta in Borgogna, territorio nemico, questi non immagina che dovrà trovare, catturare ed eliminare la donna più pericolosa del regno. Mentre la caccia avanza e la misteriosa preda trova mille stratagemmi per sfuggire ai suoi persecutori, vengono gradualmente alla luce la personalità e il passato dell’eroina braccata: una spregiudicata avventuriera, proveniente dai bassifondi della società, ripudiata fin da piccola dai genitori e marchiata a fuoco dall’Inquisizione, capace però di conquistare le corti di Londra e Parigi grazie al fascino, all’astuzia e a un ingegno senza scrupoli. Aveva saputo entrare anche nelle grazie dell’uomo più potente di Francia, il cardinale; ma ora, al termine di una sequela di raggiri e inganni, inizia tra i due – i cui destini sono intimamente intrecciati – l’ultima sfida, nella quale entrambi metteranno a rischio la propria fortuna, la propria vita, e perfino la pace in Europa. Scrupolosamente documentata e scritta con eleganza e semplicità, l’opera di Vic Echegoyen possiede il dono dei migliori romanzi storici, che riescono a trasportare il lettore in un’epoca lontana grazie alla forza dei loro personaggi e a una trama piena di sorprese.

La donna più pericolosa del paese deve essere assolutamente eliminata. E' così che inizia questo romanzo e già qui la mia vena di curiosità comincia ad aver fame. Siamo in Francia durante la guerra dei trent'anni e il cardinale Richelieu ha bisogno di trovare e condannare quella donna così meschina e potente. Ma è davvero il male che il paese condanna? E chi è quella donna tanto odiata? Il nostro pomposo e odiatissimo cardinale, convoca il segretario di stato e capo delle spie: Leon, per trovare la fuggitiva misteriosa è qui che, il predatore, inizia la caccia contro una preda sfuggente. Per riconoscere la donna è molto semplice, ha un marchio a fuoco di un giglio, marchio che la condanna dall'Inquisizione come strega. 
Il viaggio per trovarla è molto lungo, pieno di intrighi, misteri, tradimenti e condanne forse a vuoto. L'intreccio tra Leon e Isabelle viaggia tra due binari che si incrociano spesso, un passato e un presente che si mescola allo sfarzo dell'ambientazione e alle congiure nascoste nell'ombra. Isabelle come voce narrante della sua storia ci apre la porta del passato, del suo passato, di come la sua vita è sempre stata diversa sin dall'inizio e di come l'arte di vendersi, di comunicare, di influenzare, l'abbia aiutata in un periodo di troppo sfarzo e troppa violenza al tempo stesso. Leon viaggia invece nel presente, nella ricerca di trovare quella donna e dirigersi in quella tanto odiata Borgogna che ospita qualsiasi individuo abbia bisogno di aiuto.

Il ritmo corre veloce e il bisogno di sapere, di capire perché quella donna ne diviene tanto odiata, marchiata di stregoneria e imbrogli, si mescola alla sorpresa dei luoghi che l'autrice racconta. Siamo in Francia e tocchiamo anche Londra, siamo nell'affascinante magnificenza di Parigi e, percorriamo i misteri di famiglie e discendenti che appaiono come maschere di cera dinanzi a fiamme di candele che, pagina dopo pagina, aumentano il loro vigore.

Nonostante la mole del romanzo e i suoi personaggi, tutto il volume avanza come un mare in tempesta. I minuziosi dettagli del romanzo si mescolano alla curiosità del lettore, invogliandoci ancora di più a continuarne la lettura e ad arrivare alla fine con la nostalgia di averlo già finito, cosa che per un romanzo che sorpassa le cinquecento pagine, è comunque quasi assurdo.

Il giglio di fuoco nasce come romanzo storico, eppure si cataloga benissimo in quasi tutti i generi, arrivando addirittura al thriller per come l'adrenalina scorre nelle nostre vene. L'attenta ricerca storica, si sente e si legge comunque ad ogni pagina, nulla viene lasciato al caso e fino all'ultimo, l'autrice domina i suoi personaggi senza rischiare che essi prendano troppo il sopravvento nella storia, rischiando di mescolarne troppo il contenuto. L'alternanza a volte dei capitoli con il trovarsi nella testa di Leon, tra i suoi pensieri e i suoi dubbi, mi è piaciuto parecchio. Non ho un personaggio definitivo a cui mi sono legata, in quanto ogni individuo - a parte ovviamente il pomposo cardinale - mi ha lasciato qualcosa, ogni loro gesto, la loro personalità che esce fuori dalla carta, mi ha dato la possibilità di sentirli vivi e, se da una parte, vederli quasi in carne e ossa, dall'altra sentirmi io stessa uno di loro. 

Da allora, ovunque fossi, il giglio marchiato a fuoco sul braccio mi avrebbe sempre smascherato come una criminale, in fuga per il resto della vita. 

Il giglio di fuoco è un romanzo complesso, ma ha tutto ciò che un lettore avido può desiderare: ha una lettura coinvolgente, ha un contenuto che ti fa sentire la sensazione di fiato sul collo se si osa chiudere il romanzo, non si fa attendere, ogni capitolo deve essere divorato subito perché la curiosità avanza pagina dopo pagina. Ha personaggi complessi, storici e interessanti. Ha luoghi che sono già film, luoghi e periodi storici che lasciano quasi la bava alla bocca per le loro descrizioni. Ha giochi e intrighi dove l'autrice diviene una burattinaia che giostra i fili di noi poveri burattini. Ha una mole di cinquecento pagine che non si sentono assolutamente, Il giglio di fuoco non annoia, ma ti marchia la pelle.

Nonostante sia il primo romanzo dell'autrice è senza dubbio un libro che ha fascino e talento dei grandi classici, è un libro che non si dimentica. 

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