mercoledì 24 gennaio 2018

Il tatuatore di Auschwitz, Heather Morris - Recensione -

Il Giorno della Memoria viene celebrato ogni anno nella giornata del 27 Gennaio, per commemorare tutte le vittime di una follia che è assurdo anche descrivere. Per questa giornata è sempre necessario e oso dire obbligatorio, parlarne, informarsi per evitare che un atrocità del genere ritorni a galla.
Le letture che si possono trovare sono tantissime e la maggior parte anche molto valide ma, come ogni anno, in questa giornata preferisco non segnalarvi soltanto le novità in uscita per ricordare, ma portarvi qualcosa di concreto come la recensione di un romanzo uscito quest'anno e che ci porta a commemorare la Giornata della Memoria.
Il libro di quest'anno è Il tatuatore di Auschwitz, edito da Garzanti e di cui spero in uscita di un film. Un libro evocativo, doloroso, passionale, un libro che ti fa sentire al centro di un uragano


il tatuatore di auschwitz

Heather Morris


Editore: Garzanti
Prezzo: 17,90€
Pagine: 224

Trama: Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento non saranno più donne, saranno solo una sequenza inanimata di numeri tatuati sul braccio. Ad Auschwitz, è Lale a essere incaricato di quell’orrendo compito: proprio lui, un ebreo come loro. Giorno dopo giorno Lale lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo finché una volta alza lo sguardo, per un solo istante: è allora che incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non potrà più dimenticare. Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito: racconta poco di lei, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno un passato, ma sono le emozioni a parlare per loro. Sono i piccoli momenti rubati a quella assurda quotidianità ad avvicinarli. Dove sono rinchiusi non c’è posto per l’amore. Dove si combatte per un pezzo di pane e per salvare la propria vita, l’amore è un sogno ormai dimenticato. Ma non per Lale e Gita, che sono pronti a tutto per nascondere e proteggere quello che hanno. E quando il destino tenta di separarli, le parole che hanno solo potuto sussurrare restano strozzate in gola. Parole che sognano un domani insieme che a loro sembra precluso. Dovranno lottare per poterle pronunciare di nuovo. Dovranno conservare la speranza per urlarle finalmente in un abbraccio. Senza più morte e dolore intorno. Solo due giovani e la loro voglia di stare insieme. Solo due giovani più forti della malvagità del mondo.

Non è facile recensire un libro del genere, in quanto la storia e il modo stesso di esporla, ti portano all'interno e a vivere completamente ciò che si sta leggendo. Si arriva a fine lettura con il nodo in gola per aver letto qualcosa che non ha eguali e che non lascia spazio ad altro, se non alla voglia di rileggerlo. La storia di Lale e Gita è una storia cruda, dolorosa, crudele, è una storia che fa male, dove l'uomo è costretto a mettere alla prova i suoi limiti pur di sopravvivere. E' una storia di speranza, una piccola fiammella in mezzo alla neve che, in maniera quasi impossibile, resiste e rimane lì attiva nonostante tutto. E' una storia vera, dove l'autrice ne fa solo da tramite, da voce di personaggi realmente esistiti. 

Già nelle prime pagine entriamo nel mondo di Lale, in quell'angoscia che ormai i libri e i film ci han fatto conoscere, eppure leggerli ogni volta mette i brividi. Lale viene deportato nei campi di concentramento, il suo viaggio inizia in un vagone del treno dove si è così stretti da mancare il respiro. Il nostro protagonista cerca, nonostante tutto, di rimanere positivo, di pensare che in una maniera o in un'altra si riusciranno a salvare, dovranno comunque in qualche maniera sopravvivere. Il viaggio è lungo, la disperazione si tocca con mano. Uomini che non si sentono uomini, uomini che sperano in una morte certa, uomini che si illudono, uomini che provano a respirare dai buchi del vagone.
Nelle prime pagine durante le ore stipate in quel vagone dove l'aria mancava, iniziamo a conoscere un po' il carattere del nostro protagonista e il perché lui si trova lì: le sue luci e le sue ombre e i ricordi di un passato, di un rischiar tutto per salvare l'altro. Il viaggio termina con l'arrivo nel campo del concentramento dove il lavoro rende liberi e dove pagina dopo pagina da apprendista, da aiutante, il tatuatore diventa lui stesso. E' con quel lavoro, con il togliere i nomi agli altri, che incontra lei, quella fiamma di speranza.

Non si ha più un nome, si diventa numeri. 

Lale e Gita entrano nella nostra pelle come inchiostro, il loro dolore, il loro cercare di sopravvivere è così intenso che ci lascia senza fiato. Lale racconta all'autrice una follia, una sofferenza che nessun uomo dovrebbe provare e cambia il modo di vedere la vita stessa. Lale ci racconta come il dover sopravvivere cambia l'anima e ci porta a conoscere Gita come coraggio da non abbandonare mai.

Il tatuatore di Auschwitz è cruento, sotto certi aspetti è doloroso e non vi nego che sarà difficile trattenere le lacrime. La scrittura così evocativa permette non solo di sentire e immaginare le ambientazioni che circondano i nostri stessi protagonisti, ma di sentire nella pelle gli stessi brividi di fronte allo sguardo dell'ufficiale più sadico o di fronte all'abuso costante. Non posso negare che questo romanzo non sia un romanzo che faccia male, perché Lale, Gita, Mengele, Houstek, sono tutti personaggi che fanno male, chi in un modo chi in un altro. 

Recensire una storia vera non è facile, ma quello che voglio fare con questo articolo è consigliarvi il libro che quest'anno deve essere letto per il giorno della memoria. Non solo perché la storia è talmente forte che non si può dimenticare, non solo perché alla fine in un modo o in un altro i nostri protagonisti hanno il loro lieto fine, non solo perché è commovente fino a ferire l'anima, ma Il tatuatore di Auschwitz va letto dalla prima all'ultima pagina, fino a conoscere Gary e a ringraziarlo per tutto ciò che in poche righe riesce a darci.

Lale e Gita siamo noi, hanno i nostri volti, hanno il volto dell'amore che cerca di sopravvivere, hanno il volto della sofferenza addosso, hanno il volto di chi è cambiato, di chi ha vissuto quell'orrore, siamo noi in un'epoca che non deve più ripetersi. Il tatuatore di Auschwitz è assolutamente il libro dell'anno per il giorno della memoria.

7 commenti:

  1. Per quanto tu abbia fatto una bellissima recensione io non riesco a leggere i libri sull'Olocausto. Mia mamma ne legge molti, io soffro veramente molto e purtroppo l'approccio non è mai semplice per me :(

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    1. Non devi farti una colpa di tutti ciò, significa che in certi romanzi (ed è anche giusto che sia così) riesci ad immedesimarti troppo fino a procurarti appunto dolore. Non sei ancora pronta, ma può darsi che un giorno ci riuscirai :)

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    2. Hai avuto delle bellissime parole nei miei confronti, grazie :)

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  2. Lo devo prendere, assolutamente. Fino a qualche tempo fa non riuscivo a leggere nulla che parlasse dell'Olocausto, ma la sofferenza non va fuggita, bensì affrontata e superata. Questo libro sarà mio.

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    1. E' il libro per me perfetto, poi già che sia collegato ad una storia con protagonisti veri, lascia senza fiato.

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  3. Wow!! Anche a me ispira davvero tanto, e sono certa sarà una bellissima lettura ☺☺

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