Gundeberga, la donna che visse e morì troppe volte

domenica 21 giugno 2020


Della regina dei longobardi Gundeberga si dice che fu una donna nobile e generosa. Fu regina dal 625 grazie al matrimonio con Arioaldo, duca di Torino che succedette al trono del cognato. 
La regina dei longobardi fu una regina ingenua e gentile, vittima di un'epoca che la volle ostaggio della possessione e del maschilismo dei mariti.
Inizialmente fu imprigionata dallo stesso Arioaldo che, vittima di persecuzioni, vide nella moglie un nemico a cui sfuggire; vedendo in lei la concausa di trame e inganni. 
Gundeberga fu imprigionata per diversi anni tra il 627 e il 629. 

Liberata sotto minaccia, la regina gentile rimase comunque al fianco del marito, sottomessa e quieta.

La seconda prigionia avvenne con il secondo marito pochi anni dopo la sua ascesa al trono. Rotari era un uomo crudele, già precedentemente sposato. Odiava e disprezzava i modi di Gundeberga e, il suo disprezzo, lo dimostrava apertamente. 

L'accordo del matrimonio fu nel 636 ad opera dell'aristocrazia e, Gundeberga, la regina vedova, non poté far altro che acconsentire. 

Si dice che il re Rotari odiava così tanto la moglie che decise di imprigionarla per non averla al suo fianco, accusando la donna di avere un'amante e di averlo tradito. 

Per diversi anni la regina fu imprigionata in un castello, molto simile a quello in cui Arioldo la imprigionò la prima volta. 

Liberata qualche anno dopo, i longobardi assistettero alla morte lenta della regina. Succedendo ai mariti, Gundeberga non si riprese mai del tutto dal dolore della prigionia, divenendo poco a poco sempre più chiusa in se stessa e rabbiosa.

La leggenda che aleggia intorno alla figura della donna si trova sulle incisioni della sua lapide. Scendendo nella cripta del duomo di Modena è possibile trovare la lapide di Gundeberga. 
Con un'iscrizione latina viene raccontata la storia della donna, morta il 12 Giugno del 570 dopo cristo. Quello che colpisce è che, accanto alla data, vi sono i nomi dei consoli presenti in quell'epoca. Durante il periodo imperiale di Roma era tradizione aggiungere i nomi dei consoli del periodo. Tuttavia nel 570, Roma non era più al potere e, su una lapide longobarda, tutto ciò diviene strano. Le vecchie leggende raccontano come in realtà sia stato il fantasma di Gundeberga a portare la sua lapide all'interno del duomo di Modena; altre, invece, raccontano come Gundeberga fosse in realtà una figura di uno spazio temporale diverso e che il duomo di Modena sia la chiave per il viaggio del tempo. 

Una terza leggenda curiosa, racconta come la follia di Gundeberga abbia portato lo spirito ad impazzire e ad apparire nel castello in Valtellina, lo stesso castello dove il suo primo marito la rinchiuse per diversi anni. 




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