Nella buona e nella cattiva sorte, Marina Di Guardo - Recensione -

venerdì 4 dicembre 2020


Nella buona e nella cattiva 

sorte

Marina Di Guardo

Editore:  Mondadori

Trama: Irene, giovane illustratrice di talento, vive da anni ostaggio del marito Gianluigi, manager geloso e violento, convinta, come tante altre vittime di violenza domestica, di meritarsi la semi-segregazione a cui lui la costringe a forza di minacce e lividi. All'indomani dell'ennesimo litigio, grazie al sostegno di Alice - l'amica d'infanzia trapiantata a Londra - Irene trova finalmente il coraggio di ribellarsi: mentre il marito è al lavoro, carica in macchina la loro piccola figlia Arianna e scappa da Milano, per correre verso un piccolo paese di provincia nella casa in cui è cresciuta e che i genitori le hanno lasciato in eredità. Gianluigi però la rintraccia prima del previsto, e le ordina di tornare in città, preannunciando ritorsioni - non solo da parte dei suoi avvocati. Irene sente le forze già esili cedere, ma nel paese scopre insperati alleati: un'anziana vicina di casa, un negoziante che forse ha un debole per lei… Purtroppo, inquietanti incidenti minacciano presto la sua fragile serenità. Irene nonostante tutto cerca faticosamente di rimettere insieme i cocci della sua vita, ma tutto precipita quando chi dovrebbe proteggerla da Gianluigi viene ritrovato brutalmente assassinato… Alla sua quarta prova nel genere thriller, Marina Di Guardo conferma la rara capacità di sposare con inedito successo intrecci imprevedibili e ricchi di suspense a forti prese di posizione su terribili temi di cronaca vera.

Ci sono storie che, se pur romanzate, hanno la capacità di catturare il lettore dalla prima pagina e portarlo dentro la storia fino all'ultima. Ogni romanzo nella propria nicchia di genere è un piccolo universo, dove i lettori sembrano lottare tra quelle pagine alla ricerca del romanzo perfetto: un romanzo che abbia tutte le caratteristiche in regola, ma soprattutto lasci al lettore la possibilità di immaginare e vivere in un certo senso la stessa storia. Con la nuova opera di Marina di Guardo succede esattamente questo, il lettore verrà catturato inizialmente dalla copertina, poi dal titolo così misterioso ed infine dalla trama e, iniziando la lettura, ci  si immergerà totalmente fino all'ultima pagina.

Sarà impossibile per il lettore staccarsi dalla storia per via del ritmo serrato e dai personaggi così meravigliosamente caratterizzati che non sembreranno più di carta e inchiostro, ma diventeranno veri e reali agli occhi del lettore. 

Marina Di Guardo ci guida in una storia crudele e dannatamente vera, dove il male non si nasconde sotto il letto, non si nasconde con un mostro nell'armadio, ma diventa più vicino di quanto sembra. Nella buona e nella cattiva sorte diventa maledettamente naturale, così crudo e forte che mette a volte in una posizione di disagio e di imbarazzo perché si ha comunque voglia di continuare a leggere.

Irene la nostra protagonista è una donna che Marina Di Guardo presenta senza filtri, ma che sembra scoppiare all'improvviso quando ciò di cattivamente ordinario, diventa finalmente straordinario: la ribellione ad una violenza e uno scontro senza fine.

Nella buona e nella cattiva sorte mischia la realtà con la finzione, coinvolge crudelmente fino a portare il lettore a sentirsi quasi divorato dai sensi di colpa per la voglia che ha di leggere ancora e ancora. Marina Di Guardo ci guida in una storia che purtroppo racconta la vita triste di donne che vivono questo in maniera ordinaria, dove il matrimonio che sembrava perfetto diventa l'incubo di follie e violenze malate. 

Marina Di Guardo ha uno stile crudo e fluido allo stesso tempo, ha una penna evocativa che anche se si sentirà il bisogno di chiudere gli occhi, non si riuscirà a fare a meno di guardare. 



 
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