E tu di quanto tempo hai bisogno per riprenderti?

domenica 18 aprile 2021



In questo periodo ho la sensazione di star contando i giorni goccia dopo goccia; mi sembra di scandire il tempo a ogni minuto, nell'attesa che arrivi finalmente la data fatidica: un anno. Come se, tra meno di un mese, quel giorno tanto atteso dal mio cervello, scatterà nel mio interno un chissà quale meccanismo che mi farà dire “sì, finalmente posso stare bene perché è passato un anno”


Frequentando silenziosamente diversi gruppi su Facebook, mi sono resa conto di come le mamme single vengano definite sopravvissute o guerriere, come se il matrimonio sancito negli anni precedenti, non fosse stato il connubio, il giuramento di un amore eterno… ma una guerra dove il vincitore mostra con orgoglio la testa mozzata del nemico: l’ex partner. Ma quale sarebbe il senso di tutto ciò? Quando mi sono sposata, quando ho letto le mie promesse giurando quel sì davanti al sindaco di certo non l’ho fatto per definirmi pronta alla guerra. Dai miei ricordi, sfumati dal trauma, indossavo un abito bianco e non di certo una tuta mimetica.


A partire dal nostro cervello, per poi giungere al cuore e a ogni fibra del nostro corpo, la separazione dalla persona che abbiamo amato per un tempo indefinito – che può essere un anno, due anni, dieci anni etc. – è un vero e proprio shock psicologico ed emotivo, un trauma devastante che improvvisamente cambia la percezione del nostro essere, lasciandoci per un attimo (anch’esso indefinito) immobili per cercare di comprendere quale direzione prendere per poter ricominciare a vivere.


La prima cosa che si fa quando arriva un uragano del genere nella nostra vita, è quella di telefonare subito all’amica più vicina e, tra i singhiozzi, sussurrarle l’evento, come se dirlo ad alta voce all’amica di turno, fosse in realtà un modo per ricordarlo a noi stessi. 


Dall’altra parte, generalmente la risposta è sempre la stessa: “non ti meritava / vedrai che starai bene / chiusa una porta si apre un portone” e via dicendo.


Starai bene. Sì, confermo. Come donna, come mamma, come semplicemente essere umano starai bene, ma devi darti del tempo.


La separazione dalla persona che abbiamo amato è psicologicamente un vero e proprio lutto e, come tale, la nostra mente ha bisogno di affrontarlo passando per diverse fasi.


- Rabbia: il bisogno di negare a noi stessi quello che ci è successo. Lo shock è talmente forte e a volte crudele, che ci sembrerà di lottare contro il nostro stesso animo. Si negherà la rottura, ci si aggrapperà con forza al bisogno di ricordare i momenti belli con conseguente rabbia nei confronti dell’ex partner che li ha dimenticati.


Sensi di colpa: dalla rabbia si passa automaticamente al senso di colpa. La separazione, specialmente quando è decisa dall’altro, porta il nostro cervello a darci la colpa di tutto, come se il nostro carattere, le nostre abitudini, il nostro modo di essere abbia fatto allontanare la persona che aveva giurato a gran voce quell’amore. Di solito in questa fase, i sensi di colpa ci portano a considerarci difettosi sia a livello fisico che psicologico.


- Vuoto e paura: Più i giorni passano, più i sensi di colpa ci portano in una rielaborazione del vuoto. Il nostro cervello, per non subire un altro trauma, si maschera nella finta consapevolezza che d’ora in avanti non proveremo più nessuna emozione, così non ci sarà più nessun altro trauma a farci paura. In questa fase si tende a provare a essere qualcos’altro: un taglio di capelli diverso, un look diverso, un modo di comportarsi diverso da ciò che siamo.


- Rinascita: in questa fase avremo la sensazione che ci siamo lanciati consapevolmente nel vuoto. La rinascita ci porta a rimetterci in gioco, a voler di nuovo aprirci al mondo, lasciando andare quei sentimenti di insicurezza che ci hanno accompagnato fino adesso. Non siamo così difettosi, così sbagliati come lo shock ci ha portato a credere.


Di solito dopo questa fase dove riprendiamo il pieno controllo di noi stessi, ci potranno essere delle leggere ricadute perché basterà un messaggio, una vecchia immagine, l’incontro con un’amica in comune a farci barcollare, a portarci a chiudere di nuovo a riccio in quella sensazione di shock, di trauma che abbiamo subito, in un loop che ci porterà a darci la sensazione che forse la rinascita che abbiamo avuto non è un vivere davvero.


Si supera? Sì, si supera.


Non è facile ma si supera. Bisogna accettare il dolore che si sente dentro e smetterla di provare a nasconderlo dietro alla maschera del “sto bene/non mi meritava”. Bisogna accogliere il trauma che ci ha fatto male, bisogna abbracciare quel dolore, quella devastazione che ci ha reso fragili. Bisogna affrontare il dolore, smettendo di nasconderlo sotto il tappeto.


Stiamo male? Sì, si sta male. Stiamo passando un periodo orribile della nostra vita? Sì, ma passerà, non domani, non dopo domani, non tra qualche giorno… ma passerà.


Come accogliere il dolore e superarlo?


Di solito valgono semplici regole: fai qualcosa che ti piace, fai qualcosa che distrae la tua mente. Prendi tutte le emozioni che senti dentro: la rabbia, la frustrazione, l’insicurezza, l’ansia, il panico, la paura e trasformale in qualcosa che puoi vomitare fuori da te.


Il messaggio che voglio farti arrivare è quello che non sei sola, che sono molte le persone che si nascondono dietro la frase sto bene e che anche se adesso ti sembra di annegare, in realtà hai tutti gli strumenti necessari per non affogare, per non sprofondare nell’abisso. 


Passerà, tornerai a essere felice. Devi solo darti del tempo.


 

2 commenti on "E tu di quanto tempo hai bisogno per riprenderti? "
  1. Seguendoti da poco non sapevo di questa tua situazione (nel caso lo avessi già accennato) ma sono contenta che col tempo sei riuscita a "superare" (per quanto possibile) questo momento. Sono sicura che le cose continueranno ad andare sempre meglio. Sono d'accordo, il dolore non va allontanato ma accettarlo e passarci attraverso per trovarsi nuovi dall'altra parte.
    Buona domenica!

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    1. Benvenuta nel mio mondo cara Nicole :) si supera con il tempo. La priorità è crescere mia figlia nei migliori dei modi, ammetto però che la scrittura mi ha aiutato molto a vomitare fuori tutte le emozioni negative che avevo e che spesso ho dentro. L'energia distruttiva diventa in un certo senso costruttiva :)

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