sabato 9 febbraio 2019

Janàsa, Claudia Zedda - Recensione -




Janàsa

Claudia Zedda 

Editore: Condaghes
Prezzo: 20,00€
Pagine: 288

Trama: Nella Sardegna nuragica si incontrano sette donne. Alcune sono originarie dell’Isola, altre provengono dal mare. Tutte hanno una particolare competenza, tutte sono fedeli al culto della Madre Terra. Convivendo e creando una piccola società di donne, aiuteranno il villaggio che sorge poco distante dalla loro dimora a prosperare. Le doti delle protagoniste suggestioneranno la popolazione che inizierà lentamente a considerarle maghe, sacerdotesse, guaritrici, veggenti, donne a metà strada fra l’umano e il divino, creando nel tempo il mito di quelle che ancora oggi sull’Isola sono chiamate Janas.

Prima di iniziare la mia recensione su Janàsa, vi lascio il booktrailer del romanzo, un video che permette di evocare le stesse sensazioni delle pagine lette, quelle sensazioni che vi invito a provare. 


Dire che il romanzo di Claudia Zedda è un viaggio all'interno del nostro profondo penso che possa sembrare riduttivo, eppure ogni sua pagina, ogni sua riga è esattamente questo: un viaggio che ci accompagna a conoscere la nostra forza, quella forza che le donne hanno mentre stringono i pugni e vanno avanti nonostante tutto. 
Janàsa parla di vecchie tradizioni e Claudia Zedda condivide il suo tesoro con il mondo, lasciando a noi un lascito importante: la conoscenza di storie di una terra antica, la Sardegna, dove è possibile ascoltare le store di vecchie donne, di combattenti che hanno il fuoco negli occhi e la vita nelle mani.

Claudia Zedda sembra rapire il lettore con una prosa melodica, ricca di dettagli che cullano parola dopo parola verso la visione di ciò che si sta leggendo, ritrovandosi di fronte a quelle donne; la storia di Janàsa viene tramandata oralmente e Claudia Zedda sembra fare esattamente la stessa cosa: lasciandoci ascoltare la voce del vento che trasporta quelle voci forti e femminili

Sette sono le fate, sette sono le sacerdotesse della luna, sette sono le donne della Dea dove ognuna ha un compito speciale da svolgere, sette sono le guaritrici che seguono il ciclo lunare e sussurrano incanti antichi alle erbe, ma la donna che racconta adesso la storia non vive nel tempo della Dea dove si ascoltava la luna, eppure la storia che narra ci trasporta esattamente lì davanti a quel cerchio di donne che sanno come la roccia abbia la vita, che sanno quanto amaro sia il sacrificio da compiere eppur necessario.

Stanotte interrogheremo le acque, il fuoco e la terra. Preparatevi sorelle: Ikùssa ha desiderio di parlare con noi.
Janàsa è un romanzo che non conta nemmeno le trecento pagine, eppure è talmente ricco di storia, di voci, di protagonisti e personaggi che sembra non finire mai e arrivati alla parola fine sentire il bisogno di ricominciare
Ogni personaggio descritto, ogni figura che aleggia nel mito non ha bisogno di chissà quanti dettagli in quanto la scrittura dell'autrice sembra marchiare a fuoco nella nostra mente quell'immagine.

Interessante è come ogni capitolo sembra avere un ritmo sempre in crescendo che lasciano al lettore la curiosità di visitare i luoghi descritti e di approfondire la ricerca su Janàsa. 

La sensazione di entrare nel romanzo non si ha solo per la mitologia, per l'alone di mistero e magia che si ha leggendo, ma soprattutto per la sensazione tattile e olfattiva che si riesce ad avere nella testa: Claudia Zedda permette di sentire l'odore del pane che cresce, permette di sentire i granelli di sabbia tra le dita.

Evocativo, perfetto, ammaliante: Janàsa ha tutto ciò che si cerca in una storia, che si cerca in un libro, quel calore, quella fiamma che ad alta voce grida finalmente sei a casa. 

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