François dal promontorio, Giovanni Retrosi - Recensione -

mercoledì 9 giugno 2021


François dal promontorio


Giovanni Retrosi


Trama: Durante la primavera del 1944 sulle coste della Normandia, mentre gli Alleati si apprestano a sferrare il colpo decisivo contro la Germania nazista, un bambino francese di nome François stringe una solida amicizia con un soldato tedesco, Frederick Hosenfeld. Quest’uomo, dall’animo travagliato e mosso dal solo desiderio di darsi alla fuga, abbandonerà il torpore emotivo che da sempre lo accompagna, proprio grazie all’incontro con il piccolo François che riuscirà a riportare amore e fiducia nella sua vita. Frederick cercherà in tutti i modi di riscattarsi, dando un senso a quei tragici gironi, ma inconsapevolmente troverà proprio nella guerra le risposte alle sue domande. Altri personaggi nel corso della storia intrecceranno la loro vita con quella dei protagonisti e alcuni di essi si ritroveranno a dover decidere se fare onore alla divisa che indossano o seguire il loro senso morale. Amicizia, amore e riscatto, prenderanno il posto dell’eroismo, del valore e della gloria, lasciando la guerra sullo sfondo per far emergere con forza l’intimo coraggio di un uomo e di un bambino.


Mi sono trovata a leggere le pagine di questo romanzo con il bisogno di indagare a fondo su ciò che l'autore proiettava ai miei occhi. Mi sono trovata soffocata dalle emozioni di ogni personaggio creato e mi sono trovata lì, insieme ai protagonisti, a vivere la guerra e a sentirmi sola, dannatamente sola

Nonostante il romanzo di Giovanni Retrosi sia ricco di colpi di scena e una continua adrenalina che scorre tra le righe, in realtà l'autore ci porta a comprendere quanto la sua storia vada oltre alla categorizzazione in un genere. Giovanni Retrosi crea un'opera che pulsa in ogni genere letterario e che lascia lì, arrivati alla parola fine, il bisogno di metabolizzare e accogliere ciò che si è letto.

François dal promontorio proietta il lettore nell'intimità del vivere una guerra, nello scoprire quelle risposte a quelle domande rimaste assopite e al bisogno di capire il perché di così tanta sofferenza.

Con la lettura di questo romanzo ci si ritrova davanti a due protagonisti diversi eppure simili sotto certi aspetti. Il lettore si proietterà nell'animo di François che non comprende quanto la guerra possa essere devastante dentro e, dall'altra, ci si ritroverà nell'interiorità di Frederick, soldato tedesco che in realtà della guerra ha visto l'abisso. 

Il realismo storico, la realtà senza scrupoli e il freddo che l'autore presenta al lettore, danno la sensazione di avere tra le mani un'opera di documentazione e non un romanzo di poche ma intense pagine. 

Non avevo mai letto un romanzo così riuscito e perfetto dal punto di vista stilistico e psicologico. Il rapporto tra l'uomo, l'abisso esterno e quello interiore, il precipizio in cui vive il soldato e l'ingenuità di un bambino che era un tempo, si sposano perfettamente in qualcosa di maestoso che lascia senza fiato.

Pagina dopo pagina non si avrà il tempo di pensare ad altro. Sullo sfondo una guerra fatta di desolazione e odio, esteriore e interiore. In primo piano, una storia di vite parallele che si incrociano e illuminano il proprio percorso. La vita ritorna a splendere nella condivisione del quotidiano, nel bisogno di afferrare saldamente i propri sentimenti. 

Grazie a una scrittura archetipa, poetica in alcuni punti, lineare e, al tempo stesso, evocativa, Giovanni Retrosi è riuscito a creare nella mia mente la necessità di leggere spero presto, qualcos'altro di suo, se necessario anche la lista della spesa. 




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