Il sentiero dei figli orfani, Giovanni Capurso - Recensione -

venerdì 31 gennaio 2020


IL SENTIERO DEI FIGLI 

ORFANI

Giovanni Capurso

Prezzo: 14,00€
Pagine: 204
Editore: Alter Ego

Trama: In un'estate torbida agli inizi degli anni Novanta, il giovane Savino si affaccia all'età acerba dell'adolescenza come si affrontano i sentieri in salita del suo paese, San Fele, in Lucania, tanto in alto che gli altri sembrano "presepi accartocciati". Da "principiante della vita", scruta senza troppa curiosità il carattere malinconico del padre Michele, quello un po' bizzarro dello zio Gaetano, da cui ha ereditato il "demone del dubbio", e si lascia rasserenare dai modi placidi della madre Carmela; un ménage familiare, il suo, animato da duelli verbali con il fratello Aldo, dal ricordo di antenati sconosciuti e dalle scorribande con Radu, detto Anguilla. L'idillio verrà spezzato dalla frequentazione di Adamo, forestiero con alle spalle una figlia perduta e il buio della galera, che concretizzerà un processo di crescita assieme all'infatuazione per la bella Miriam, ragazza di città audace solo in apparenza. Su uno sfondo pietroso ma vivido, si apre uno scorcio di vita che è quella degli orfani della Lucania, di coloro, cioè - e Savino non farà eccezione - che dopo un'adolescenza passata a chiedersi cosa sia il futuro lasciano la propria terra ma non abbandonano le loro radici.

Siamo agli inizi degli anni Novanta; Savino il giovane protagonista vive a San Fele, un piccolissimo paese della Lucania. Circondato dall'affetto dei suoi genitori, trascorre il suo quotidiano serenamente in compagnia di Radu: un suo coetaneo figlio di un lavoratore di suo padre.

Savino e Radu trascorrono le loro giornate in scorribande nei campi fino ad arrivare alle cascate. A dare uno scossone a questa loro esistenza tranquilla è la frequentazione di Adamo, un uomo solitario trasferitosi da Milano nel loro piccolo paese. 
Adamo è un uomo schivo e vivendo fuori dal paese, preferisce servirsi di Savino per rifornirsi dei viveri di prima necessità; nonostante l'uomo nasconda un segreto, tra i due si instaura un rapporto di rispetto e tacito accordo. 

Savino impara in fretta: se vuole che l'amicizia con quell'uomo rimanga duratura, ha il dovere di non fargli domande di nessun genere, ma deve rispettare la sua necessità di isolarsi dal resto del mondo.

Un altro evento che porta uno scossone alla sua routine quotidiana è la presenza di Miriam, ragazza di città che si trasferisce per le vacanze estive nel paese di Savino.
Con Miriam scopre l'emozione del primo bacio, i primi rossori e imbarazzi e i primi momenti di gelosia quando si rende conto che, in realtà, lei è innamorata di suo fratello Aldo, più grande di lui e caratterialmente l'opposto. 

Ciò nonostante la frequentazione con lei fa nascere in Savino il desiderio di sapere cosa c'è al di là del suo paese e quale potrebbe essere il suo destino se lo abbandonasse come tanti altri ragazzi che, raggiunta l'età adulta, sono stati costretti a emigrare in terra lontana e che, gradualmente ogni estate, ripopolavano il piccolo paese poiché le radici sono difficili da recidere

Il personaggio di Savino diviene malinconico quando alla fine anche lui decide di andar via, di mollare tutto per seguire il suo destino e l'autore pagina dopo pagina ne richiama i tratti della nostalgia di quella terra, di quei campi.

Il sentiero dei figli orfani non è un romanzo ricco di colpi di scena in quanto l'intento dello scrittore non è quello di suscitare nel lettore atti di suspense. La missione dello scrittore che evince dalle pagine è quello di dedicare uno sguardo su uno scorcio di vita estranea alla maggior parte.

Lo stile narrativo descritto permette l'evocazione della scena inserita: ad esempio è possibile quasi sentire il rintocco delle campane o l'odore della terra bagnata, tuttavia lo stile così lineare non permette la totale attenzione nella lettura del romanzo che ne diviene piatto e ordinario, cercando quindi una rapida via di uscita per arrivare alla fine

Savino e i suoi protagonisti rimangono quindi personaggi di carta non riuscendo ad avere empatia con il loro lato nostalgico e malinconico.

Il sentiero dei figli orfani è un libro che si fa leggere ma che non lascia quello che il fine di un libro dovrebbe essere: farsi ricordare
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