La figlia del peccato, Emily Gunnis - Recensione -

venerdì 21 febbraio 2020

La figlia del peccato

Emily Gunnis

Prezzo: 18,60€
Pagine: 336
Editore: Garzanti

Trama: Due bambine costrette a separarsi. Un mistero rimasto sepolto per anni. Una sola possibilità di salvezza. Sussex, 1956. È calata la notte. Al convento di Saint Margaret tutte le luci sono spente e regna il silenzio. Protetta dal buio, Ivy si aggira furtiva per i corridoi. Spera di trovare una via di fuga dalla prigione che le ha tolto il suo unico figlio senza darle nemmeno il tempo di abbracciarlo. Per lei non c’è più possibilità di salvezza, ma forse può ancora aiutare Elvira, l’unica bambina cresciuta tra quelle mura. La piccola ha appena scoperto di avere una sorella gemella e vuole raggiungerla a tutti i costi. Ma scappare da Saint Margaret sembra impossibile. Il convento si fregia di essere una casa di accoglienza per ragazze madri che qui si rifugiano per dare alla luce bambini destinati all’adozione. In realtà, è una fortezza che nasconde oscuri segreti. Un luogo in cui centinaia di giovani donne sono private degli affetti e della libertà, vittime di atrocità di cui nessuno ha mai saputo nulla. Da allora sono passati sessant'anni e tutta la verità su Saint Margaret è ora contenuta in una lettera di Ivy. Poche righe scritte con mano tremante che Samantha, madre single e giornalista in cerca di uno scoop, rinviene per caso in un vecchio armadio della nonna. Non appena le legge, si rende conto di avere per le mani quello che aspetta da tempo: una storia che ha bisogno di essere raccontata. Sa che quel compito spetta a lei. È come se quella lettera l’avesse trovata e le chiedesse di andare fino in fondo perché quell'indagine potrebbe rivelarle particolari sconosciuti del proprio passato. Ma Samantha deve fare in fretta. Il convento sta per essere abbattuto e la verità rischia di restare sepolta sotto le macerie. Emily Gunnis confeziona un esordio perfetto, ricco di colpi di scena e suspense, che ha conquistato pubblico e critica, balzando in cima alle classifiche e dando il via a un passaparola straordinario. Basato su fatti realmente accaduti in Irlanda tra il diciottesimo e il ventesimo secolo, La figlia del peccato è un romanzo intenso e coinvolgente che ci parla dei sacrifici che una madre è disposta a fare pur di proteggere il proprio figlio.

Avevano condiviso mo- menti fantastici e certo le era affezionato, tuttavia non le aveva promesso nulla. lei gli aveva scritto per mesi dopo aver avuto la bambina, lettere piene di menzogne che aveva smesso di aprire. lo facevano infuriare tutte quelle pressioni; era evidente che aveva perso la testa, perciò poteva ben dire di averla scampata bella. non era il tipo di ragazza che voleva sposare e ben presto si rese conto di aver avuto ragione. non aveva classe, né padronanza di sé o ritegno. la gravidanza era stata un errore; non poteva semplicemente accettarlo e passare oltre, come tutte le altre ragazze di Saint Margaret?
Da ieri in libreria è possibile trovare la figlia del peccato, romanzo di esordio di Emily Gunnis e pubblicato in Italia dalla Garzanti. Nonostante le quasi quattrocento pagine, ho letto questo romanzo in un paio di notti come se quella vita frantumata fosse la mia e che, avidamente, cercassi il lieto fine. Non è stato facile leggere il romanzo sapendo che si basa su fatti realmente accaduti e, in realtà, non è facile nemmeno riuscire a recensirlo. 

Se pur per Emily Gunnis sia in realtà il suo romanzo di esordio, lo stile di scrittura è così fluente e ricercato che sembrerà di navigare tra pagine esperte di numerosi racconti, lasciando il lettore sorpreso di quanta bellezza possa nascondersi in un romanzo del genere.

Pagina dopo pagina il lettore viene trascinato senza volontà, tra il passato e il presente. Ci troviamo verso il 1956 in un convento dove le donne vengono ricoverate per partorire quei figli del peccato: figli nati al di fuori del matrimonio, per poi darli in adozione tra abusi e crudeltà. 

Ivy per fuggire da quell'incubo l'unica cosa che può fare è continuare a scrivere lettere per farsi ascoltare: lettere che raccontano degli abusi subiti non solo lei, ma le altre ricoverate, lettere che parlano della crudeltà subita, lettere che in realtà Ivy sembra scrivere urlando per essere ascoltata, ma dall'altra parte il destinatario tende ad ignorare. 

Tornando al presente, quasi sessant'anni dopo la nostra seconda protagonista è una giornalista in cerca di scoop che si ritrova tra le mani una di queste lettere e che cercherà con tutte le sue forze di mettere in luce quell'incubo vissuto da tantissime donne. 

Leggere la figlia del peccato è un'esperienza che tocca emotivamente l'animo del lettore grazie a frasi di impatto, lettere suggestive e le riflessioni che sembrano nascere dietro ad ogni capitolo. L'intreccio tra il dolore e l'innocenza, il mescolare il passato e il presente porta a continuare a leggere velocemente la storia, strappando la nostra stessa quotidianità per trovare un lieto fine a quell'incubo realmente avvenuto. 

La penna di Emily Gunnis ha la capacità di trasportare il lettore tra quelle stesse mura del convento grazie ad una prosa profonda e poetica, che melanconica ci riduce a sentire il tormento delle stesse protagoniste.
Non so quanto lavoro psicologico possa esserci dietro alla scrittura di un romanzo del genere, eppure mi trovo disarmata davanti ad un romanzo così affascinante e inquieto al tempo stesso.
Come Samantha diventeremo noi stessi giornalisti alla ricerca della verità, confrontando ogni intenzione di qualsiasi personaggio e cercando di fare a pezzi l'illusione del pio convento. 

E' molto interessante a fine romanzo scoprire come l'autrice abbia ricercato minuziosamente ogni documento e testimonianza per parlare dei vari istituti dove le donne subivano questi trattamenti e le fonti da poter visualizzare.

Di fronte a quest'opera, a questo capolavoro che è un grido di salvezza per tutte quelle donne costrette ad abbandonare il proprio figlio, non rimane altro che sentire la fragilità della nostra stessa anima che ci porta a riflettere su quanto adesso siamo fortunati. Forte è la voglia di abbracciare tutte quelle donne e, in silenzio, chiedere scusa ogni volta che si sono sentite sole. 



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