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Helena Blavatsky, la più grande esoterista, cosa c'entra con Harry Potter?

venerdì 22 gennaio 2021

 



Madame Blavatsky nata nel 1831 è stata una filosofa esoterista, una saggista occultista e una medium. Verso l'adolescenza sviluppa una passione autodidatta per l'esoterismo per poi interessarsi allo spiritismo e ai poteri psichici. La sua passione e la sua spiritualità, la portano negli Stati Uniti dove nel 1877 pubblica la sua prima opera: Iside Svelata, un testo che illustra la sua visione sul mondo degli spiriti e della storia. Nel 1887 pubblica la Dottrina segreta, la chiave della filosofia e il suo primo romanzo La voce del silenzio. 

Ma cosa c'entra Helena Blavatsky, la più grande esoterista, con Harry Potter, il mago più famoso del mondo?

Da sempre i libri che compongono la saga di Harry Potter sono stati analizzati e confrontati con diverse teorie complottistiche: dalla ricerca del satanismo nelle pagine scritte dalla Rowling, alla ricerca degli alieni e di messaggi spirituali diversi.


Una teoria che ancora oggi viene raccontata e descritta è quella che collega Harry Potter alla medium Madame Blatavatsky. 

Nell'analisi effettuata il primo punto di riferimento è il giorno di nascita di Harry Potter e della sua autrice: il 31 Luglio, collegandoli entrambi alla data di Madame Blatavatsky. Nella teoria viene evidenziata come il 31 Luglio sia una data molto particolare per gli esoteristi, evidenziando come in questa data riescano a nascere persone con particolarità psichiche e innato successo. 

In realtà Helena Blatavatsky nasce a Dnipro il 12 Agosto del 1831. 

Un altro esempio di ricerca che conduce Harry Potter alla esoterista russa è il riferimento al volume Il prigioniero di Azkaban dove gli studenti a Hogwarts studiano divinazione, la possibilità di riuscire a guardare oltre ciò che si vede, su un testo di Cassandra Vablatsky: anagramma che richiama il nome della celebre esoterista di un secolo fa.

Il testo su cui gli studenti studiano divinazione è Svelare il futuro di Cassandra Vablatsky. Nella teoria che collega Helena Blavatsky a Harry Potter, viene indicato il chiaro riferimento alla prima opera di Madame Blatavatsky con la sua Iside Svelata. 

Un'altra teoria prende come punto di riferimento il commento di Madame Blatavatsky sull'importanza del numero sette in magia: richiamando l'equilibrio dell'Universo e della Terra. 

La ricerca indica come questo commento venga più volte riferito in Harry Potter, partendo già sia dal numero dei volumi in cui è composta la sua saga, per l'appunto sette, sia come la Rowling citi spesso il numero sette all'interno degli stessi romanzi. 

Helena Blavatsky è davvero un punto di riferimento per l'autrice più famosa del mondo? La Rowling ha davvero creato un omaggio per la più grande esoterista del secolo scorso?

A voi l'ardua sentenza. 


Il mondo di sopra è cambiato: il rosa è diventato troppo opaco.

martedì 19 gennaio 2021

 



Ho chiuso il 2020 in maniera difficile. 
Mi sono trovata a spingere una roccia in salita e senza redbull a portata di mano. Siamo quasi a fine Gennaio 2021 e mi rendo conto che questo articolo sembrerà più uno sfogo senza senso, ma mi sono stancata di quelli che si soffermano dicendomi "il mondo di sopra è cambiato".
Il 2020 è stato un anno pessimo; uno di quegli anni da dimenticare. 
In pochissimi attimi la mia vita è cambiata. 
Qualcuno ha cercato di spingermi nel precipizio e io non sono caduta, mi ci sono buttata. 
Ancora sotto shock, mi sono lanciata nel vuoto. 
Una mamma single. 
Una mamma single con una bambina di due anni, una casa da mantenere e un pitbull che, troppe volte, mangia pure i muri cagando poi dove non dovrebbe.
Una donna single dopo dieci anni di storia, dove era sicura che quell'uomo  fosse davvero quello da e vissero per sempre felici e contenti, per poi rendersi conto che quel felici e contenti in realtà non esiste o almeno la Disney ha dimenticato di raccontarci il giorno dopo di quel tanto agognato lieto fine.
Il mondo di sopra è cambiato, il rosa è diventato troppo opaco. Mi sono resa conto che nel 2020 certe amicizie cominciavano a starmi strette e ho chiuso rapporti dove ero stanca di scendere a compromessi, dove dovevo adattarmi e farmi andare bene. Ho fatto amicizia con persone nuove, per poi rendermi conto che stavo facendo sempre gli stessi errori: cercando di limitare quella che ero per non ferire gli altri e chi, invece, si preoccupava di non ferire me?
Nel 2020 ho aperto il cassetto virtuale del computer e ho tolto la polvere ad una vecchia storia che avevo scritto negli anni precedenti. 
Ho preso quel manoscritto e l'ho buttato. 
Ho ripreso i personaggi e li ho rifatti nuovi: ho modellato il loro carattere su quelle che in quel momento erano le mie emozioni, la mia rabbia, il mio dolore, il mio bisogno di gridare ed è uscito fuori Al di là di Borgo Opaco
Ma non mi bastava.
Al di là di Borgo Opaco meritava qualcosa di più grande. 
Ho creato allora il sito web interattivo dove poter giocare e trovare porticine nascoste, ma anche lì volevo di più. 
Volevo dare giustizia a quel non lieto fine che avevo creato ed è per questo che ho iniziato la stesura di Custode dell'Oltretomba, creando qualcosa di più crudo e duro, finendo poi a decidere di pubblicarlo a Febbraio, con la luna della tempesta. 
Ma non mi bastava.
Nell'attesa dell'ultimo volume della dilogia, ho pubblicato Nascosta nell'abisso, un racconto brevissimo su Moon che si ritrova tra le Montagne dei Dimenticati.
Ma anche lì, non mi bastava.
Sempre nel 2020 ho firmato un contratto editoriale per una piccola storia tutta rosa dedicata alla mia bambina forse per smussare un po' gli angoli di quella roccia appuntita che mi ero creata intorno per proteggermi.
Ma non mi bastava ancora.
Come donna mi sono buttata su avventure leggere, qualche birra sulla spiaggia e le notti passate ad osservare il cielo, ma non mi bastava.
Ho sperimentato e ho goduto nel rendermi conto di quanto certe persone dietro ad uno schermo sembrano così grandi, così dannati e oscuri, per poi essere solo piccoli e inutili granelli di sabbia che in realtà sono fragili anche davanti alla loro stessa immagine.
Ma non mi bastava ancora.
E allora mi sono tatuata.
Ho contattato una tatuatrice, scegliendola tra le tante e le ho parlato di lei, di Provenza, spiegandole che creatura fosse. 
Le ho raccontato la sua storia e poi la mia. 
Abbiamo parlato per ore davanti a quel disegno che volevo e, insieme, abbiamo trovato il volto perfetto per la mia Provenza, colei a cui devo tutto, la ninfa spietata fatta di ghiaccio e nero abisso. 
Ma non mi bastava ancora. 
Avevo bisogno di qualcosa in più.
E allora mi sono buttata di nuovo sulla scrittura, su una nuova storia. 
Sul vuoto e sull'abisso di una vecchia creatura e mi è bastato. 
L'ho cullata tra le braccia, ho capito la sua oscurità e ho accettato con consapevolezza ogni sua scelta, facendola mia. 
E mi sono fermata. 
Questa volta, mi sono fermata. 
Non mi sono buttata a pubblicarla in self. Ho deciso di aspettare, editarla, coccolarla ancora, rileggerla e scegliere le case editrici a cui mandarla perché è una creatura cupa, drammatica e forse troppo violenta, ma merita di avere i suoi lettori.
E mi sono fermata anche come bookblogger. 
Ho rallentato e ho fatto un passo indietro. 
Mi sono sentita stanca di rincorrere le nuove uscite. 
Stanca di esaudire ogni richiesta delle casa editrici, stanca di star dietro ai blogger per organizzare eventi che alla fine non frega a nessuno. 
Stanca di autori che stalkerano chiedendo sempre "ma alla fine quando pubblichi la recensione del mio romanzo?" .
E quindi ho detto basta e ho fatto ancora un passo indietro. 
Adesso comando io.
Decido io quando pubblicare una recensione, decido io che libri leggere, decido io con quale casa editrice collaborare e decido sempre io se la recensione sarà su questa piattaforma o un'altra.
Riprendo le mie redini perché ho deciso che se anche questo 2020 ha fatto schifo, ho bisogno che il 2021 abbia qualcosa in più. 
Quindi si, il mondo di sopra è cambiato. 
Ha vomitato a parole tutta la distruzione che aveva dentro, ha vomitato tutta la rabbia e il vuoto che sentiva. A volte sarà troppo cupo, troppo crudo o parlerà solo di libri non adatti a tutti i lettori, ma a questo punto poco importa.
Vuoi o non vuoi questa sono io. 
Il mondo di sopra in tutti questi anni ha indossato con dignità il nero e il rosa brillante, ora sono solo un po' più opaca, ma lo indosso sempre con tutta la mia dignità.


La perdita di se stessi, Ballata dell'usignolo e del serpente, Suzanne Collins

domenica 24 maggio 2020

Siamo giunti quasi alla fine di questo blogtour e in qualche modo, si è cercato di dar giustizia all'opera che grazie a Suzanne Collins lascia il lettore senza fiato.
In questa mia tappa voglio in realtà fare un passo indietro e analizzare come i primi romanzi di Hunger Games nascondano all'interno la perdita di se stessi. 

Negli Hunger Games oltre i personaggi, ciò che rimane tanto impresso è la visione del ceto al potere: individui sciocchi, attorniati da lusso e lustrini, da crudeltà, violenza e il bisogno sadico di trovare piacere in tutti i modi. 
Se poi ci soffermiamo sui personaggi in lotta contro quella società e quel potere assurdo e sciocco, ecco che capiamo come i primi romanzi dell'autrice Suzanne Collins, portino alla visione dell'uomo in uno stato di incoscienza e di un sentore di perdita del proprio io.

Questa guerra tra il potere che cerca di manipolare l'uomo fino alla fine e la ribellione degli adolescenti che cercando di risvegliare quel mondo ormai abituato alla violenza, le troviamo nelle parole di Peeta quando afferma:
Non voglio perdere me stesso, non voglio che mi trasformino in una specie di mostro che non sono. Continuo ad augurarmi di trovare un modo di dimostrare a quelli di Capitol City che non sono una loro proprietà. Che son più di una semplice pedina
E' qui che i personaggi sembrano riaccendere il proprio io e il bisogno di non arrendersi. 
Katniss inizia la sua resistenza e il suo bisogno di non vacillare quando si sostituisce alla sorellina offrendosi come volontaria, ma in realtà tutto il sistema sembra crollare quando, alla morte di Rue, copre il corpo senza vita con fiori mostrando come quella ragazza sia un essere umano e vada trattata come tale. 

Se Katniss e Peeta diventano gli idoli di diverse generazioni costretti a vivere nei distretti, in realtà nell'ultima battaglia la nostra protagonista aiuta di nuovo Peeta a ritrovare se stesso quando, ormai stremato dal nemico di Capitol City e torturato fino alla fine, dimentica chi è. 

Una visione più cruda della perdita di se stessi, in una scelta poco etica rispetto alla purezza dell'io che troviamo in Katniss, la ritroviamo nell'ultimo romanzo della trilogia quando un personaggio fomentato dalla sua visione di leader e dalla sua necessità di combattere contro Capitol City, arriva a distruggere la città con delle bombe, creando vittime anche tra i bambini. 

E' qui che la perdita di se stessi non è più un ritrovo poi del proprio animo, ma un io che diviene alimentato da ideali sbagliati e violenti.

Spesso dai più grandi filosofi è stato dibattuto in maniera complessa e arcaica la visione di se stessi e della necessità di perdersi per riuscire a ritrovare poi quelli che sono gli obiettivi del nostro animo e la volontà del nostro io, eppure con maestria, l'autrice riesce a spiegare questa esigenza grazie alla visione parallela di creare una perdita sia "corretta" che porta Katniss e Peeta a crescere e maturare, sia scorretta (anche se non esistono scelte giuste o sbagliate) dove il protagonista sceglie la violenza per ritrovare il suo obbiettivo e la sua meta. 

Quante volte, tu lettore, ti sei ritrovato invece a sentire la necessità di smarrire la tua identità e a sentirti perso nei momenti in cui non sei riuscito a raggiungere la tua meta? 

Esiste davvero la necessità di perdersi per ritrovarsi?



Non sprecare il tempo, non sprecare l'amore - Ann Napolitano

martedì 12 maggio 2020



Non sprecare il tempo, 

non sprecare l'amore

Ann Napolitano

Prezzo: 19,00
Pagine: 324

Editore: Mondadori

Trama: È una mattina d’estate quando Edward Adler, dodici anni, suo fratello e i suoi genitori partono dall’aeroporto di Newark per raggiungere Los Angeles, dove li attende una nuova vita. Tra i 187 passeggeri ci sono una giovane promessa di Wall Street, una ragazza che ha appena scoperto di essere incinta, un veterano di ritorno dall’Afghanistan, un anziano tycoon della finanza e una donna che sta scappando da un marito opprimente. Le loro vite, come spesso capita in queste occasioni, iniziano a entrare in contatto. Ma il volo su cui viaggiano non arriverà mai a destinazione e il piccolo Edward sarà l’unico sopravvissuto al disastro. “Caro Edward…” Iniziano così le e-mail e le lettere che persone da tutto il paese inviano all’indirizzo dei suoi zii, dove “il ragazzo miracolato” – come lo definisce la stampa – è andato ad abitare. La sua storia cattura l’interesse di un’intera nazione mentre Edward combatte per stare al mondo senza la sua famiglia. Una parte di lui è rimasta in cielo, con i suoi compagni di viaggio.

Inizia questo blogtour con una tappa particolare che vi invita a leggere tra le righe del romanzo di Ann Napolitano: Non sprecare il tempo, non sprecare l'amore, pubblicato da Mondadori.

Il romanzo viene visto come un libro del destino, un libro che diventa un inno forte alla vita e al significato profondo di essa; è possibile però che la vita stessa sia fatta di attimi e segni del destino?

Edward, il nostro protagonista, si ritrova ad un certo punto della sua vita, a chiedere un consiglio ad una chiromante, una donna capace di leggere il futuro nella mano di un uomo, ma tutto ciò è davvero frutto di una coincidenza o è il destino ad inserire nel nostro percorso di vita, persone che in qualche modo riescono ad aiutarci anche se per poco?

Sin dai tempi antichi, il destino è sempre stato visto come un insieme di una potenza superiore, capace di divenire un burattinaio che giostra sui fili con il presente e il futuro.
L'uomo, preso da così tanta fede nei confronti di questa potenza, ha sempre cercato nel cielo i segni del destino e di ciò che potesse dare ad ogni attimo. Segni di un pericolo, segni di un avvenimento importante o semplicemente segni di buon auspicio.

Andando avanti con gli anni i segni del destino non vengono più identificati come piccoli attimi dove la potenza divina entra nella vita dell'uomo e decide che ostacoli inserire in essa, ma divengono piccoli indizi che vengono interpretati dall'istinto e dall'intuizione dell'uomo.

Carl Justav Jung, convinto della connessione dell'uomo con l'universo, parlava di sincronicità: dove gli eventi che apparentemente collegati tra loro fossero frutti di casualità, in realtà tutto ciò era a-casuale (non casuale), come se entrambi gli eventi fossero in realtà sincronizzati nello stesso momento.

La sincronicità, quindi, viene vista come una connessione strettissima tra due eventi senza dover avere la necessità di cause scatenanti. E' qui che si annullano le coincidenze e i suoi frutti, divenendo tutto ciò frutto di una consapevolezza superiore, di una legge invisibile e ultraterrena.

Già molto prima dello psicanalista Jung, Platone parlava dei segni del destino e di come il tutto non fosse frutto di una coincidenza; Platone sosteneva come in realtà esistesse un mondo delle idee capace di plasmare e modificare il nostro.

I segni che è possibile ricevere dal destino, possono essere visti anche nella semplice quotidianità. Quante volte vi è capitato, tutto ad un tratto, di cambiare strada all'improvviso? O che attenti a fare altro vi è capitato di rimanere incuriositi nella lettura di una frase? 

Riflettendo su quanto l'uomo sia circondato da segni dell'universo, ci si può sentire in gabbia all'idea di essere giostrati da chissà quale potenza, in realtà vige sempre la regola del libero arbitrio dove si può accettare o meno il segno che in quel momento il destino sta inviando.

Qual è, invece, il tuo ultimo segno ricevuto?

Scopri domani la tappa di La stanza dei libri che parla di quanto un trauma, anche inconsapevole, può condizionare la vita di un uomo 


Romanzi sulle streghe: da dove continuare. (parte due)

mercoledì 22 aprile 2020

A Febbraio vi ho parlato da quali romanzi partire per iniziare a leggere storie su streghe, consigliandovi comunque anche l'aggiunta di qualche semplice saggio (in questo click trovate l'articolo completo). 
Oggi continuo quell'articolo consigliandovi altri libri da leggere per informarsi un po' di più sulla stregoneria e per scoprire quanto le streghe, in realtà, non siano donne su scope volanti...

Streghe. Le eroine dello scandalo. Ilaria Simeone racconta tre storie di donne processate e accusate come streghe, tre femminicidi in anni diversi dove le protagoniste vengono accusate come streghe fino ad arrivare a Triora, la salem italiana.
Io, Partenope di Sebastiano Vassalli racconta la storia di una santa o forse di una eretica o semplicemente la storia di una donna che, con una fede che si mescola al paranormale, veniva identificata come strega. 
La strega di Kilkenny, Alice Kyteler di Lorena Marcelli. Storia che si ispira ai veri atti processuali del vescovo De Ledrede, racconta la storia irlandese di Alice Kyteler, nobildonna legata all'antica religione, che venne accusata di stregoneria e di utilizzare la pratica dei malefici sugli uomini.
Il sentiero del diavolo di Eugenia Rico, racconta una storia che viaggia tra il presente e il passato parlandoci di Ana, la sacerdotessa strega in grado di parlare con i lupi e dell'inquisitore che fermò la caccia alle streghe. 
La medica e la strega di Giancarla Erba è un saggio quasi romanzato e molto semplice da leggere; racconta la storia di donne che hanno deciso di intraprendere la missione di guaritrici e dell'utilizzo delle erbe medicinali. Voci di donne accusate in un mondo a volte troppo maschile.
Una menzione a parte va data in assoluto a questo libro che porto con affetto nel cuore. Qui le streghe in effetti sono viste in una visuale più fantasy, ma l'autore riesce comunque a sottolineare come la stregoneria non sia poi solo così fantastica:


Carol Simmons e la strega di Samhain di Maurizio Frisenna racconta la storia di Carol che nel nostro presente si ritrova nel passato grazie ad un libro rosso ad affrontare streghe, cacciatori di streghe e creature malvagie insieme al gatto Mephisto.









Ora tocca a te. Hai mai letto uno di questi romanzi? Conoscevi già qualche titolo? Fammelo sapere anche in privato. Sono curiosa di conoscere la tua opinione! 

Only the artists: Quando l'arte ti sceglie e non la scegli

giovedì 16 aprile 2020

Only the artists è una comunità virtuale, nata da poco, dalla creatività di Lucia Ferrara che ha voluto riunire tutti gli artisti nel senso più largo del termine in un'unico cerchio e far in modo che tutti dal pittore, allo scrittore, alla blogger avessero le stesse possibilità di visualizzazione e popolarità.
Tutti sono unici nella loro arte e tutti sono artisti
Per Lucia Ferrara l'arte ti sceglie, diviene parte della tua vita e non puoi lasciarla andare o far finta di non ascoltare la vocazione. 
L'arte della scrittura, l'arte della pittura, l'arte della recitazione diviene parte totale e completa della tua essenza. Ma chi è Lucia Ferrara?




Lucia Ferrara fa dell'arte la sua professione nel 2012 cominciando a viaggiare e esplorare il mondo. 

Sempre nel 2012 espone la sua arte a New York poi a Los Angeles, Miami, Berlino, Chartres e in Italia da Milano, Venezia, Roma, Bologna ecc!

Ha uno stile molto personale decisamente contemporaneo che ha influenze diverse: dalla Pop Art, Street Art guardando la moda e il fashion.

Di sé afferma che ama osservare e porsi domande sul tema centrale della sua arte: la trasformazione.

E' dall'idea di cambiamento che parte la volontà di indagare sul desiderio umano e sulla necessità di trasformare anche la propria identità fisica e, come prima artista italiana, Lucia Ferrara si sofferma sul dipingere opere sulla chirurgia estetica.

Nel 2017 nasce Never Perfect progetto unico e personale che racconta sia la sua storia, sia la storia di tutte quelle persone che nella vita si confrontano spesso con il dolore e il trauma.

Lucia Ferrara si mette completamente a nudo diventando lei stessa arte e raccontando della violenza subita e del suo combattimento ventennale contro la bulimia e l'anoressia.

Lucia Ferrara trasforma il dolore in qualcosa di meraviglioso, si trasforma all'interno del suo bozzolo per divenire una bellissima farfalla e trovare il modo di raccontarlo al mondo.

La prima fase del progetto viene esposta al museo Macro Testaccio di Roma e in altre sedi artistiche tra il 2017 e il 2019, dedicandosi poi al mondo della disabilità.

Never Perfect diviene un marchio di moda depositato e durante gli anni ne realizza una limited edition collection con l'intento di lanciare il messaggio come un grido verso il mondo:

Ognuno di noi può superare le avversità divenendo il re di se stesso, trovando la vittoria oltre il dolore e trasformandolo in energia positiva e costruttiva.

Lucia Ferrara parla di sé come una guerriera che a modo  suo combatte e che vede nell'arte un mezzo per comunicare e abbattere le barriere di violenza, malattia e disabilità.

L'arte stessa diviene bellezza e amor proprio.

E' con questa idea di comunità e di bellezza che Lucia Ferrara crea Only The Artist, dove professionisti di vari settori condividono lo stesso filo conduttore, ovvero l'arte in ogni sua forma.

Only the artist diviene un modo per crescere, confrontarsi, creare prospettive di collaborazione dove l'artista, che sia uno scrittore, pittore, bookblogger, attore, non è più solo a parlare al mondo, ma è circondato dall'insieme di artisti che lo rappresentano.

Lucia Ferrara si impegna in questo nuovo progetto dando la possibilità ad ogni artista di farsi conoscere e dando a tutti lo spazio che meritano, ad esempio ogni venerdì verso le ore 15 sarà dedicata la giornata all'artista con post e interviste che lo rappresenteranno.

La realtà dell'artista ha bisogno di fiducia e i primi a crederci dobbiamo essere noi.

La community Only the artists puoi trovarla su Instagram @onlytheartist e Lucia Ferrara puoi trovarla anche qui --> lucia.ferrara.art e al suo sito:  www.luciaferraraart.com


Il fantasy e la necessità di una copertina accattivante

lunedì 13 aprile 2020

Se già si pensa che in Italia il genere fantasy non è apprezzato dalla maggior parte dei lettori che lo collegano automaticamente ai libri per bambini ed in più si inserisce una copertina che non dona chissà cosa, ecco che la catastrofe giunge al suo inizio.

E' pur vero che esiste il detto un libro non si giudica mai dalla copertina, ma ammettiamolo quante volte siamo rimasti incantati da una copertina e abbiamo comprato il romanzo così ad occhi chiusi senza nemmeno soffermarci a leggere la trama?

Le copertine fantasy per illustratori e grafici possono essere un'arma a doppio taglio: da una parte il disegno può spaziare toccando e scegliendo ogni tipo di creatura e personaggio, dall'altra una copertina troppo ricca di personaggi porta il lettore a confondere le idee e a non capire quale sia il punto focale del romanzo.

Il compito di una copertina è attirare l'occhio del lettore, invogliarlo a immergersi completamente in quelle pagine e, giunto alla parola fine, richiudere il libro sognando sul significato della copertina.

La copertina deve avere un significato e deve essere in tema con ciò che ha il contenuto. Non è possibile inserire un drago verde smeraldo al centro di una copertina con il fuoco intorno, se in realtà il romanzo parla solo di fatine e troll. 

Ho chiesto ad alcune di voi come deve essere una copertina di un fantasy per essere definita bella e interessante e tutte hanno un punto in comune: l'originalità.

Una copertina deve essere originale, è la presentazione del romanzo stesso, è lo scrigno che racchiude un tesoro e deve essere unica e non vista e rivista, triturata in più sfumature.

Vi lascio i commenti di alcune di voi:

Sveva M. Le mie copertine preferite di fantasy hanno un tocco gotico, come quelle della trilogia delle gemme.


Silvia G. Mi piacciono molto quelle con le illustrazioni dei protagonisti o con i draghi. Datemi un drago e farete di me una lettrice felice


Stefy T. Le cover fantasy mi piacciono colorate, con magari qualche immagine che rappresenta i protagonisti o una scena particolare.


Vanessa L. Illustrazioni soprattutto, se c'è qualche dettaglio metallizzato anche meglio,titoli calligrafici curati. Di solito le copertine fotografiche non mi piacciono un granché, soprattutto se sono banali primi piani


Chiara B Io amo i fantasy dove viene rappresentato un oggetto o qualcosa inerente al libro Tipo quella di tempesta e furia della Armentrout è il mio tipo di cover preferito

Ilenia C. Come ti dissi tempo fa, non amo particolarmente le copertine con le persone davanti, soprattutto quelle in stile 'coppietta' tipo Newton Compton. Ho notato che apprezzo di più i primi piani singoli, ma comunque con moderazione. Non ho preferenze su come debba essere una copertina fantasy. Mi piacciono quelle colorate (non per forza con colori sgargianti, ma i colori devono essere pieni) e se hanno delle immagini DEVONO entrarci con la storia, sennò mi manda in bestia la cosa (anche se in realtà vale per ogni genere questo) meglio ancora se sono illustrazioni di animali fantastici o luoghi, oppure dettagli che c'entrano sempre con la storia. Non so se mi sono spiegata

Marika V. Adoro le cover con la modella, ma che non sia proprio in primo piano. Magari come "Il Castello tra le nuvole" o la trilogia delle gemme. Poi gli elementi sono: un pizzico di magia, personaggi unici e sicuramente quel tocco di realismo che mi fa credere che sia tutto reale


Michela C. mi piacciono moltissimo le copertine grafiche o con delle belle illustrazioni, mentre modell* in copertina non mi piacciono :)

Giada C. Le mie preferite hanno o un’illustrazione figa (vedere Harry Potter o l’Attraversaspecchi) o un simbolo che caratterizza il romanzo (stile Hunger Games) ❤ Per le cover con foto di modell* dipende...quelle della saga di Fallen erano carine



Mentre per te come deve essere la copertina di un fantasy?

Perché devo perdere tempo a leggere un libro brutto?

mercoledì 8 aprile 2020

Ammettiamolo, anche tu divoratore di libri ti sei chiesto almeno una volta o forse anche due perché dovresti perdere tempo a leggere un libro brutto, per poi poco dopo avere la sensazione di un macigno sullo stomaco, che cinghiale della pubblicità digestiva levati e quel macigno lo sai bene anche tu come si chiama: SENSO DI COLPA.

Senso di colpa sia per aver pensato di abbandonare un libro
Senso di colpa sia per tutti quei libri che sono nella tua lista infinita dei libri da leggere

E allora prova a rispondere con me: Perché devo perdere tempo a leggere un libro brutto? 

La risposta, un po' anche provocatoria, te la do io: Come fai a sapere se un libro ti piace, lo trovi bello se non leggi totalmente e fino alla fine quello brutto?

Ormai hai imparato a conoscermi in tutti questi anni e sai che per me vige la regola del libro che ha bisogno di tempo per essere compreso e forse anche apprezzato, ma se dopo che gli hai dato una seconda possibilità ti rendi conto che il libro è proprio brutto, vuol dire che quel libro non è per il tuo tipo di gusto e preferenza, ma ciò non significa che devi sentirti in colpa per aver perso del tempo nei confronti di quella lista sempre infinita (lo sappiamo entrambi che tanto quella lista non si accorcerà mai), ma semplicemente quel libro brutto ti è servito:

  • Ti è servito a capire che il genere letterario che tratta non ti piace.

  • Ti è servito a capire che non condividi le sue idee

  • Ti è servito a capire che non puoi provare empatia con quel tipo di personaggio 


Quando un libro può essere definito brutto?

Lo so che anche tu hai pensato a questa domanda diverse volte e anche qui hai sentito il macigno nello stomaco o forse nella testa, pensando in paranoia che forse solo tu stavi definendo quel libro brutto, mentre tutti lo osannavano. 
E allora quando un libro è brutto?

Anche qui provo a risponderti elencando qualche punto:

  • Quando la trama è incoerente e senza senso

  • Quando il personaggio non ha un filo logico con la storia

  • Quando il contesto storico non c'entra nulla con gli elementi creati dall'autore

  • Quando si vuol parlare di miti e si prendono troppe libertà spacciandole per vere

  • Quando i personaggi sono piatti e non danno nessun tipo di sensazione.

Negli anni sono stati diversi i libri brutti che rispecchiavano totalmente i punti elencanti qui sopra e nei vari click delle recensioni potrai vederli.
Sono quelli di cui non RIspenderei nemmeno l'euro del caffè.


E per te, invece, quali sono i libri brutti? Hai un titolo che hai letto fino alla fine e l'hai trovato brutto? 

Sei un bookblogger? Allora sei antico!

sabato 14 marzo 2020

Ma voi ve li ricordate i gruppi di spam dove si condivideva l'articolo scritto nelle notti in bianco e forse anche sotto la luna piena? I tempi in cui Instagram non esisteva e, la recensione scritta, veniva pubblicata nei più svariati e avariati gruppi di lettura?

Sembrano lontani i tempi in cui un autore ti chiedeva una recensione del romanzo o la stessa casa editrice ti chiedeva di recensire un loro libro per inserirlo nella loro rassegna stampa, perché ora - adesso - in questo momento - vanno di moda le FotoRecensioni ( e no, non è un errore di battitura, si chiamano proprio così).
Se vi state domandando cosa sono queste fotorecensioni e come si inseriscono su blogspot, sappiate che ahimè siete antiche anche voi.

Sembra esser giunta ormai l'era di lasciar spazio alle fotorecensioni che, come dice la parola stessa, sono recensioni minuscole quasi stile zollette di zucchero che si inseriscono in descrizione sotto ad una foto di Instagram.
Lo so, vi state già portando le mani tra i capelli, specialmente voi che di recensioni ne scrivete lunghe chilometri, ma ahimè l'era dei testi in stile divina commedia purtroppo sembra esser finita.

E' l'autore stesso o la casa editrice stessa che adesso non hanno più bisogno di articoli di recensioni, ma semplicemente una bella e accattivante foto del libro con inserita qualche frase spicciola che possa contenere comunque un commento positivo o negativo, ma si spera e si prega sempre sul positivo.

Finisce davvero così il mondo dei blog con articoli scritti e lunghi? A quanto pare sembra proprio di si; sembra che l'unica possibilità adesso sia quella di dare spazio ai moderni, a quei instablogger/bookgrammer che recensiscono libri sotto foto modificate con effetti speciali, perché quello che conta sembra essere la velocità nella visualizzazione.

Foto accattivante --> lettore incuriosito --> vendita del libro. Click veloce e si scorre subito verso una seconda foto

Non importa se poi il testo descritto allegato sia pieno di errori o frasi senza senso (e credetemi ne ho lette tante) l'importante che la foto abbia ottenuto like, commenti e visualizzazioni.

Giusto o meno, Instagram sembra essere ormai la piattaforma più grande, dopo Amazon, dove si vende, si ottiene e si visualizza qualsiasi cosa; peccato che, allo stesso tempo, riesca a far diventare i vecchi e antichi blog infelici, perché se con il blog scritto su blogspot potevi creare una piccola community di seguaci e confronti, qui Instagram sembra solo essere un mordi e fuggi dove tutto a volte ne diviene troppo veloce.

Ma una bookblogger che scrive e inserisce solo fotorecensioni può essere identificata come tale al pari di una vecchia e antica che scrive ancora su blogspot? E quale tra le due può esser vista come influencer?

In realtà, sempre secondo il mio parere, una bookblogger può essere definita sia influencer, che bookblogger, quando l'articolo è  scritto ed è formato come testo e  si può ritrovare su google anche solo digitando il titolo del romanzo e la scritta recensioni.

Avete mai pensato a cosa succederebbe se Instagram crollasse o facesse perdere il contenuto e l'account stesso del blog dalle fotorecensioni?

Contenuti e zollette di zucchero perse nel web, senza più modo di ritrovarle.. recensioni perse chissà dove, recensioni di quello che sembra solo essere un account di una finta vetrina che recensisce solo prodotti gratuiti in una mera pubblicità spicciola.

E ora mi rivolgo a te autore: Hai davvero bisogno di una fotorecensione dove in quattro parole ti indica il tuo romanzo? Non hai voglia di leggere un articolo lungo anche chilometri che parla di te?

Sempre secondo il mio parere! L'influencer - il bookblogger è colui che ti consiglia un libro analizzandone il testo e il contenuto, parlandoti di quel libro con argomentazione vera e propria e non con una zolletta che ti dica "il libro fa schifo, il personaggio è palloso".

  

Quando Corona in realtà non è il fotografo.

mercoledì 11 marzo 2020



Basta scrivere Coronavirus su internet o l'accenno della parola stessa, per scoprire come il mondo web sia stato invaso da articoli che, da una parte, incitano a stare a casa e a come proteggersi e , dall'altra, indicano che il tutto sia solo influenza e cospirazione. Da qualche giorno tutta Italia è divenuta zona rossa, per prevenire ulteriormente la diffusione stessa del virus e per cercare di aiutare il popolo italiano a capire che DOVETE STARE A CASA. 




Immagine di FarodiRoma.it
Il mio articolo non vuole essere l'ennesimo di come ci si debba lavare le mani (cosa che da piccoli dovevamo aver già imparato), ma vuole semplicemente essere un post meditativo su come sconfiggere la paura; paura incoscia che spesso sembra comunque farsi strada dall'interno, visto ad oscurare quella parte di cervello razionale che dirige le nostre azioni. 

In qualsiasi tipologia di libro è possibile trovare, sin dai tempi antichi, come la paura sia potente e come si diffonde velocemente se viene amplificata

Lo scopo biologico della paura è quello di dar la possibilità ad ogni tipo di creatura di sopravvivere quando l'istinto crea all'interno un piccolo allarme che ci indica pericolo; tuttavia, quando la paura viene sovrastimolata all'eccesso, come è successo in questo ultimo periodo, ecco che il suo potere domina completamente l'essere umano e lo porta a prendere cattive decisioni (vedi la corsa dei meridionali / lombardi verso il sud e gli assalti ai treni) influenzando totalmente la visione delle cose. 

Si ha paura di perdere le persone care, si ha paura di perdere la propria stessa vita, si ha paura di non poter essere più quelli di prima, in quella routine che fino adesso ha reso la nostra vita un percorso quotidiano e regolare. 

Sono stati tantissimi i consulti con i tarocchi che in realtà ho annullato, perché la domanda era ormai sempre la stessa su Corona, ma non il fotografo; badate bene, non significa che io non ho paura, ma semplicemente sto cercando di non farmi dominare da essa. Non è la paura che deve guidare le vostre decisioni, non è l'ansia che deve guidare i vostri pensieri; è assolutamente normale risentire della tensione che ci circonda, ma bisogna fermarsi a riflettere e a capire che sono gli ormoni della paura che ci stanno destabilizzando. 

La paura, l'ansia genera nel corpo sensazioni fisiche di debolezza e fatica impedendo alle emozioni di positive di aiutarci ad andare avanti, il nostro cervello crea scenari apocalittici che potrebbero far a gara con un film trash e, se lasciamo che la paura continui a dominare la nostra vita, si rischia di realizzare davvero quegli scenari. 

L'unica voce in questo momento da seguire è la ragione, che ci riconduce sempre al nostro equilibrio. Non lasciare che la paura domini e come ombre nere offuschi il tuo cervello. Accetta la paura, ma cerca di radicarla sempre più in basso, lontano dalla ragione. Non farti dominare.  

Cose che un autore non dovrebbe fare: Cronache di un'aspirante bookblogger in un mondo utopico

sabato 29 febbraio 2020


Cronache di un'aspirante bookblogger in un mondo utopico, dovrebbe iniziare così un romanzo distopico /fantasy / sci-fi dove le bookblogger vengono ringraziate per le loro recensioni a prescindere se queste siano o meno positive ed invece, le cronache di un aspirate bookblogger in un mondo utopico, rimane solo un articolo buttato giù tra l'ennesimo caffè e l'ennesimo biscotto.

Sono tanti anni che scrivo recensioni e oramai ho imparato a distinguere gli autori quelli emergenti che alla loro storia ci credono e vogliono migliorare davvero, da quelli invece autori che si sentono già arrivati: i nuovi Rowling di cui il parere che vogliono sentire è solo mamma quanto sei bello, bravo e perfetto; eppure, nonostante gli anni, la situazione non cambia: l'autore emergente non sa ancora come approcciarsi al blogger, non a pagamento, di cui ne richiede la recensione.

Quest'articolo non vuole assolutamente minimizzare il lavoro, gli anni di studio e ricerche, di uno scrittore che scrive il suo primo romanzo di esordio, vuole solo essere una piccola spinta ad approcciarsi forse un po' meglio a quelle blogger che dedicano totalmente il loro tempo alla lettura di quei libri che spesso sono piccole ineguagliabili ciofeche

Iniziamo dalle preziose cose che un autore non dovrebbe fare:

- Non inviare mail generiche con l'assoluta certezza che ogni blogger legge qualsiasi genere di romanzo, ma soffermarsi sul blog: osservare con criterio cosa il blogger legge e se assomiglia vagamente al genere del romanzo scritto, solo allora inviare email.

- Non inviare mail copiando e incollando sempre lo stesso testo perché non capita spesso che la persona si chiami sempre Valentina di PincoPallo. 

- Se la blogger accetta di leggere il romanzo, non contrattare sul formato del romanzo stesso e non contrattare sul tempo che la blogger progetta per la recensione.

- Durante la lettura del romanzo se la blogger accenna ad una piccola foto del romanzo come "aggiornamento" o "in lettura", non iscriversi a tutti i canali utilizzati dalla blogger per informarsi sui continui aggiornamenti e richiederne di nuovi.

- Non inviare email, messaggi, direct, piccioni viaggiatori per scoprire a che punto di lettura si trova la blogger, come sta trovando il libro, se ha bisogno di chiarimenti sui personaggi

- Non continuare a scrivere messaggi alla blogger chiedendo sempre le stesse cose: Puoi postare una foto, ma mi lasci una critica, ma la foto rimane sul tuo profilo perché se avete un problema di memoria, purtroppo rimane vostro e non della blogger

Preziose cose che un autore non dovrebbe fare dopo che la blogger pubblica la recensione: 

Ci siamo, credo che questa sia la parte più succulenta dell'articolo ovvero le cose che un autore non dovrebbe fare e non dovrebbe dire dopo che la bookblogger pubblica la recensione.

Lo so, se tocchi un figlio alla madre, la madre è capace di scaraventarti giù dalla torre e so benissimo che il proprio romanzo è come un pupillo appena nato, il proprio gioiello, ma se la bookblogger rilascia una recensione con criterio e con rispetto, suggerendo semplicemente delle migliorie al testo, è lì che forse si dovrebbe capire di rimettere il coltello nel fodero e dire solo un semplice grazie. 

Ah quanto sembra distante i tempi in cui Grazie si vendevano al mercato! Ma veniamo a noi:

- Non inviare email di lamentela se la recensione è negativa

- Non chiedere come favore personale di eliminare la recensione o di non pubblicarla nei canali che prontamente la blogger vi aveva già avvertito che sarebbero stati utilizzati come condivisione

- Non nominare i millemila studi e qualifiche ottenuti come scrittore, se il libro ha degli errori sarà comunque un libro con errori anche se hai la laurea appesa al muro

- Non offrire risarcimento per il disturbo se la recensione è negativa perché il tuo libro rimane una ciofeca e io ho la mia dignità e la recensione non si cancella 

- Non sminuire il lavoro della blogger elencando il numero dei follower rispetto ad un'altra blogger

- Non offendere

- Non molestare

- Non minacciare di diffida

- Non cercare di offendere e sminuire la recensione nei propri canali insieme ai parenti che fanno da fan

- Non prendere di mira la blogger cercando aiuto da altri scrittori emergenti

- Non lamentarti sul formato del romanzo che hai inviato alla blogger. Se la recensione è negativa e alla blogger hai inviato il cartaceo non puoi richiederlo indietro.

Cose che un autore dovrebbe fare dopo che la blogger ha pubblicato la recensione:

- Inviare email o commento con su scritto: Grazie per avermi dedicato del tempo, prendo atto dei tuoi suggerimenti e grazie ancora per la recensione.

- Condividere la recensione nei propri canali citando la bookblogger o la sua pagina

- Iscriversi nei canali della bookblogger 

E' in questo mondo utopico che come bookblogger mi piacerebbe vivere, mentre tu scrittore che tipo vuoi essere? 

Romanzi sulle streghe: da dove partire?

lunedì 17 febbraio 2020

Scrivo questo articolo sperando in realtà di non dilungarmi tantissimo visto l'argomento, ma spesso sia qui, sia su facebook e su instagram ho ricevuto messaggi per sapere quali sono i romanzi da leggere per informarsi sulle streghe o comunque da che parte iniziare per scoprire una bella storia.

In realtà quando si parla di streghe, stregoneria o atti giudiziali nei confronti di donne, bambini e spesso anche uomini innocenti, è sempre opportuno partire da saggi che permettono di capire la storia e il contesto storico vissuto, ciò nonostante esistono comunque letture valide che permettono di scoprire storie di streghe che non volano su scope solcando il cielo o che non hanno verruche sotto il mento.

Le streghe che troverete in questi romanzi sono donne, bambine accusate di stregoneria per doni particolari o per l'utilizzo della medicina naturale come erbe e cristalli per la guarigione. 

Il viaggio della strega bambina, di Celia Rees: Il diario della nipote di una strega viene trovato in una vecchia trapunta ai giorni nostri e queste pagine di diario antico nascondono in realtà la storia di Mary, la strega bambina con doni particolari che si ritrova a scappare dopo che nel 1600 in Inghilterra sua nonna venne indicata e giustiziata come strega. 

Se fossi una strega, di Celia Rees: Il viaggio della strega bambina conclude le sue vicende con questo libro intriso di magia, troviamo una bambina divenuta donna e madre che si ritrova quasi a rivivere nelle visioni della donna dei nostri tempi.

La verità di Corrag, di Susan Fletcher: Siamo nel 1692 in Scozia, una donna si ritrova in una cella buia ad aspettare la sua sorte, quella di essere messa al rogo per l'accusa di essere una strega. La nostra protagonista si ritroverà a raccontare la sua storia ad un religioso che fino alla fine cercherà di non credere alle parole della servitrice di Satana

Quel che una strega sa, di Vega Roze: si dice che in un mercatino dell'usato l'autrice abbia ritrovato un vecchio diario di una strega e che abbia deciso di unire la propria tradizione spirituale a quella strega precedente.

La chimera, di Sebastiano Vassalli: L'autore racconta la storia di Antonia, una ragazza orfana adottata nel seicento da una coppia senza figli, accusata di essere una strega per via della sua voglia di indipendenza e del suo aspetto troppo bello anche davanti agli occhi di Dio. Sarà l'inquisizione di Novara ad occuparsi di lei e a condannarla come strega quando la gente l'accuserà di tutte le morti e le stranezza avvenute nel villaggio.

La ragazza e l'inquisitore, di Nerea Riesco: Ennesimo processo di stregoneria, ennesima condanna al rogo di donne accusate come streghe, eppure un inquisitore spagnolo sovversivo a quello che è la missione della maggior parte degli inquisitori, non crede a nessun tipo di Dio, né al diavolo. La sua strada si incrocia con una ragazza figlia della vecchia tradizione, esperta in erbe e incantesimi che cerca la donna che l'ha allevata, la sua strega.

La bambina delle rune, di Karen Maitland: una bambina albina capace di leggere le rune, una guaritrice, un venditore ambulante di false reliquie e la peste che sembra avvicinarsi sempre di più.

Il labirinto delle streghe, di Jeanne Kalogridis: 1357, una suora sotto mentite spoglie è in realtà una strega iniziata al culto di Diana con il grande talento per la magia, tuttavia l'inquisizione è sulle sue tracce e quando verrà trovata verrà accusata come strega e messa al rogo, ma qualcosa sembra andar incontro al suo destino quando sulla sua strada incontrerà il monaco che deve raccogliere la sua confessione, anche lui dotato di strani poteri.

Una guerra di streghe, di Timothy J. Knab: L'autore, un antropologo americano, per 10 anni si reca in un villaggio dell'alta Sierra messicana dove vivono i discendenti dell'antico popolo degli Aztechi, visitando a più riprese due "curanderos" locali, una sorta di guaritori. Guadagnandosi la loro fiducia, si avventura sempre più nei rituali sacri e nel mondo dell'oltretomba, fatti di dei e anime perdute.Nel corso della sua iniziazione per diventare sciamano l'autore apprende anche l'oscuro passato del villaggio, con la sua fama sinistra di "brujos", streghe in lotta perenne.